Acceleratori e incubatoriNotizie

Incubatori e acceleratori in Italia: meno strutture, ma più specializzazione

Il sistema degli incubatori e acceleratori italiani entra in una nuova fase di maturità. È quanto emerge dall’ultimo Report di Social Innovation Monitor (SIM), presentato a Torino il 29 gennaio 2026 dal team di ricerca del SIM insieme ai ricercatori del Politecnico di Torino. Un’analisi approfondita che fotografa un ecosistema in trasformazione: numeri complessivamente solidi, ma anche una contrazione strutturale che segnala un processo di ridefinizione strategica più che una crisi sistemica .

I numeri chiave dell’ecosistema italiano

Secondo il report, in Italia operano attualmente 203 incubatori e acceleratori, che impiegano complessivamente circa 2.300 dipendenti. Le strutture supportano oltre 5.000 startup incubate o accelerate, un dato stabile rispetto all’anno precedente, mentre il fatturato complessivo delle startup supportate ha superato nuovamente i 600 milioni di euro. In media, ogni incubatore contribuisce a una raccolta pari a 1,7 milioni di euro per le startup seguite, confermando il ruolo centrale di queste organizzazioni nella catena del valore dell’innovazione nazionale.

In Italia operano attualmente 203 incubatori e acceleratori che impiegano complessivamente circa 2.300 dipendenti

Una contrazione che indica evoluzione

Uno degli elementi più rilevanti emersi dallo studio è la riduzione di oltre il 10% del numero di incubatori rispetto all’anno precedente. Un saldo negativo determinato da un numero di chiusure superiore alle nuove aperture, analizzato per la prima volta in modo sistematico. Come sottolinea Paolo Landoni, direttore della ricerca, le principali cause sono riconducibili a fusioni societarie, pivot verso modelli emergenti come i Venture Studio e alla conclusione di progetti temporanei non più sostenibili in un contesto competitivo sempre più selettivo. La contrazione, quindi, appare come un processo di specializzazione e consolidamento piuttosto che un segnale di debolezza strutturale dell’ecosistema.

Distribuzione geografica e infrastrutture

La geografia degli incubatori italiani continua a evidenziare una forte concentrazione nel Nord-Ovest del Paese, con la Lombardia in testa con 45 strutture attive. Seguono Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Toscana, che insieme rappresentano una quota significativa dell’offerta nazionale. Sul piano infrastrutturale, nel corso del 2024 gli spazi medi messi a disposizione per le attività di incubazione sono stati pari a 2.700 metri quadri per struttura, mentre circa il 60% degli incubatori dispone di almeno 400 mq, soglia minima prevista per la certificazione ufficiale.

I servizi core e le attività esterne

L’analisi conferma come il cuore dell’offerta degli incubatori italiani sia rappresentato dall’accompagnamento manageriale, seguito dal supporto allo sviluppo di relazioni strategiche e dall’assistenza nella ricerca di finanziamenti. Accanto a questi servizi core, restano centrali l’accesso a spazi fisici e la formazione imprenditoriale e manageriale. Parallelamente, emerge un dato significativo: oltre l’85% delle strutture svolge attività non direttamente riconducibili all’incubazione, come la partecipazione a bandi e progetti, l’organizzazione di eventi, la consulenza per enti pubblici, PMI e grandi imprese e le attività di scouting e open innovation per corporate .

Oltre l’85% delle strutture svolge attività non direttamente riconducibili all’incubazione, come la partecipazione a bandi e progetti, l’organizzazione di eventi, la consulenza per enti pubblici

Esternalizzazione e supply chain sostenibile

Per la prima volta, il report analizza anche i servizi richiesti dagli incubatori per il proprio funzionamento. Oltre il 93% delle strutture delega attività rilevanti a fornitori esterni, dai servizi professionali alla gestione operativa. Un elemento distintivo è che il 63% degli incubatori seleziona i propri partner tenendo conto dell’impatto sociale e ambientale, segnalando una crescente attenzione alla sostenibilità anche lungo la filiera operativa interna.

Il 63% degli incubatori seleziona i propri partner tenendo conto dell’impatto sociale e ambientale

Startup più snelle e automatizzate

Un focus su un campione di oltre 450 startup incubate evidenzia un cambiamento nella struttura organizzativa delle nuove imprese. Il numero medio di dipendenti per startup è sceso da 7 a 4 nel 2024, suggerendo una transizione verso modelli più lean, digitalizzati e automatizzati. Nonostante questa riduzione media, il numero complessivo di addetti impiegati dalle startup incubate supera le 20.300 unità, a dimostrazione di un impatto occupazionale ancora rilevante su scala sistemica.

Impatto sociale, ambientale e parità di genere

Il report dedica ampio spazio all’analisi dell’impatto sociale e ambientale. Quasi il 50% degli incubatori italiani supporta startup a significativo impatto sociale o ambientale e una quota analoga monitora il proprio impatto attraverso framework strutturati come il Benefit Impact Assessment, modelli basati sugli SDG o sulla Teoria del Cambiamento. I settori più rappresentati includono salute e benessere, sport, tutela dell’ambiente, agricoltura e allevamento. Sul fronte dell’inclusività, l’ecosistema ha raggiunto la parità di genere, un traguardo significativo se confrontato con gli anni precedenti, quando la presenza femminile si attestava poco sopra un terzo del totale.

I settori più rappresentati includono salute e benessere, sport, tutela dell’ambiente, agricoltura e allevamento

Il ruolo delle policy e le prospettive future

Durante l’evento di presentazione, che ha visto la partecipazione di Giorgio Ciron, direttore di InnovUp, Diyala D’Aveni, CEO di Vento Ventures, e Stefano Molino, responsabile del fondo acceleratori di CDP, è emersa con forza la centralità delle politiche pubbliche. Ciron ha sottolineato come la contrazione degli incubatori rifletta un rafforzamento del settore attraverso modelli più efficienti e specializzati, ribadendo l’importanza di ampliare certificazioni e incentivi, come il credito d’imposta dell’8% per gli investimenti in startup, affinché diventino strumenti strutturali di competitività e crescita occupazionale .

Nel complesso, il Report SIM restituisce l’immagine di un ecosistema che sta lasciando alle spalle la fase di espansione quantitativa per entrare in una stagione di consolidamento qualitativo, in cui impatto, specializzazione e sostenibilità diventano i driver principali dello sviluppo futuro.

StartUP-NEWS.it è scritta, ideata e portata avanti da persone che sono prima di tutto startupper di se stesse, giornalisti e liberi professionisti che ogni giorno si scontrano e incontrano in prima persona con le problematiche e le realtà che decidiamo di raccontare.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.