La crescita delle retribuzioni in Italia continua a mantenersi su un sentiero positivo e, per il secondo anno consecutivo, supera il livello dell’inflazione. Tuttavia, il recupero in termini di potere d’acquisto appare ancora incompleto. È questo il quadro che emerge dall’ultima indagine retributiva periodica di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group Holding, aggiornata al 30 settembre 2025 e presentata a Milano il 26 gennaio 2026 .
Secondo lo studio, il trend di crescita delle retribuzioni si attesta al +3,4%, un dato superiore all’inflazione registrata a fine 2025, pari all’1,7%. Le proiezioni indicano inoltre che nel 2026 l’incremento medio delle retribuzioni potrebbe attestarsi intorno al +3,5%, a fronte di un’inflazione stimata al 2,0%, confermando un differenziale positivo anche per il prossimo anno.
Retribuzioni medie: forti differenze per livello di inquadramento
L’analisi per categoria di inquadramento evidenzia una marcata segmentazione del mercato del lavoro italiano. La retribuzione base annua lorda (RBA) media dei Dirigenti è pari a 121.627 euro, che salgono a 142.510 euro considerando la retribuzione totale annua (RTA), comprensiva della componente variabile effettivamente percepita. Per i Quadri, la RBA media si attesta a 65.268 euro, con una RTA di 70.507 euro. Gli Impiegati registrano una RBA media di 36.373 euro e una RTA di 37.971 euro, mentre per gli Operai i valori scendono rispettivamente a 29.560 euro e 30.275 euro.
| Categoria di Inquadramento | RBA | RTA |
| Dirigenti | 121.627 € | 142.510 € |
| Quadri | 65.268 € | 70.507 € |
| Impiegati | 36.373 € | 37.971 € |
| Operai | 29.560 € | 30.275 € |
Dettaglio delle retribuzioni base e totale annue medie per inquadramento (la RTA è composta dalla RBA, ossia la retribuzione fissa annua lorda, sommata al variabile effettivamente percepito).
Sul fronte della retribuzione variabile di breve periodo, i sistemi di incentivazione mostrano una forte progressività. I Direttori possono contare su target compresi tra il 20% e il 35% della RBA, gli altri Dirigenti tra il 18% e il 25%, i Quadri tra il 14% e il 18% e gli Impiegati tra il 6% e il 10%. Il premio di risultato, invece, rimane stabile: il valore annuo medio è pari a 1.608 euro, in linea con quello dello scorso anno.
Dimensione aziendale: la grande impresa continua a pagare di più
Uno dei fattori più rilevanti che incidono sulle retribuzioni è la dimensione dell’azienda. Per tutti gli inquadramenti, al crescere delle dimensioni organizzative aumenta la retribuzione media. Il differenziale è particolarmente evidente per i Dirigenti, che nelle grandi aziende registrano uno scostamento positivo dell’8,5% rispetto alla media nazionale. Anche per gli Operai la grande impresa garantisce un vantaggio retributivo (+3,3%), mentre sono le piccole aziende a mostrare gli scostamenti negativi più marcati, soprattutto per Impiegati e Operai, entrambi a -9,0% rispetto alla media.
Dal 2021 a oggi un lavoratore italiano ha perso in media circa 430 euro lordi l’anno, nonostante la ripresa dei salari nominali.
Questo dato conferma come le economie di scala, la maggiore strutturazione dei sistemi di Total Reward e una più ampia diffusione di politiche di incentivazione incidano in modo significativo sulla capacità retributiva delle imprese di maggiori dimensioni.
Geografia delle retribuzioni: il divario Nord-Sud resta ampio
La collocazione territoriale dell’azienda continua a rappresentare un driver fondamentale delle politiche salariali. Il Nord Ovest si conferma l’area con le retribuzioni più elevate, in particolare per i Dirigenti, che registrano uno scostamento positivo del 7,9% rispetto alla media nazionale. Fanno eccezione gli Operai, per i quali il Nord Est mostra il differenziale positivo più alto (+4,7%).
| Inquadramento | Media RBA (€) generale | Variazione rispetto alle media della RBA lavoratori sulla base dell’area territoriale | |||||||
| Nord Ovest | Nord Est | Centro | Sud | ||||||
| RBA (€) | Delta % | RBA (€) | Delta % | RBA (€) | Delta % | RBA (€) | Delta % | ||
| Dirigenti | 121.627 € | 131.244 € | 7,9% | 123.069 € | 1,2% | 115.194 € | -5,3% | 110.835 € | -8,9% |
| Quadri | 65.268 € | 68.816 € | 5,4% | 66.633 € | 2,1% | 65.313 € | 0,1% | 59.353 € | -9,1% |
| Impiegati | 36.373 € | 37.942 € | 4,3% | 37.250 € | 2,4% | 35.768 € | -1,7% | 33.827 € | -7,0% |
| Operai | 29.560 € | 30.843 € | 4,3% | 30.954 € | 4,7% | 29.383 € | -0,6% | 27.236 € | -7,9% |
Anche la collocazione geografica dell’azienda incide, pur con percentuali differenti, per i vari inquadramenti. Il Nord Ovest si conferma l’area con le retribuzioni più alte, con l’unica eccezione degli Operai che vedono uno scostamento positivo maggiore nel Nord Est (+4,7% vs dato medio). Lo scostamento negativo più significativo è quello dei Quadri nel Sud (-9,1%), mentre quello positivo riguarda i Dirigenti nel Nord Ovest (+7,9%).
Il Sud resta l’area più penalizzata, soprattutto per i Quadri, che segnano uno scostamento negativo del 9,1%. Anche Impiegati e Operai presentano valori significativamente inferiori alla media nazionale, evidenziando come il dualismo territoriale continui a caratterizzare il mercato del lavoro italiano.
Settori: la Finanza traina, i Servizi restano indietro
Dal punto di vista settoriale, l’indagine non riserva particolari sorprese. Il comparto Finanza si conferma il più remunerativo, soprattutto per i Dirigenti, con uno scostamento positivo del 14,4% rispetto alla media. Seguono Commercio e Industria, mentre i Servizi mostrano una penalizzazione significativa, con un -8,7% per i Dirigenti e un -7,3% per i Quadri.
La grande impresa e il settore Finanza trainano le retribuzioni, mentre il divario territoriale e settoriale continua a pesare sul mercato del lavoro.
Per gli Impiegati, i livelli retributivi più elevati si riscontrano in Finanza e Industria, mentre Commercio e Servizi restano sotto la media. Nel caso degli Operai, è l’Industria a garantire le retribuzioni più alte, mentre il Commercio si posiziona in coda.
| Inquadramento | Media RBA (€) generale | Variazione rispetto alle media della RBA lavoratori sulla base del settore | |||||||
| Commercio | Industria | Servizi | Finanza | ||||||
| RBA (€) | Delta % | RBA (€) | Delta % | RBA (€) | Delta % | RBA (€) | Delta % | ||
| Dirigenti | 121.627 € | 125.556 € | 3,2% | 123.385 € | 1,4% | 111.094 € | -8,7% | 139.200 € | 14,4% |
| Quadri | 65.268 € | 68.872 € | 5,5% | 67.354 € | 3,2% | 60.500 € | -7,3% | 65.249 € | 0,0% |
| Impiegati | 36.373 € | 33.505 € | -7,9% | 38.608 € | 6,1% | 33.687 € | -7,4% | 40.245 € | 10,6% |
| Operai | 29.560 € | 27.391 € | -7,3% | 30.137 € | 2,0% | nd | nd | nd | nd |
Tabella riassuntiva della variazione rispetto alla media RBA sulla base del settore.
Inflazione e salari reali: il recupero è solo parziale
Nonostante il superamento dell’inflazione negli ultimi due anni, l’analisi storica mostra come il potere d’acquisto non sia ancora tornato ai livelli pre-crisi. I dati evidenziano che solo a partire dal 2024 si osserva un differenziale positivo tra crescita retributiva e inflazione. Tuttavia, considerando l’intero periodo dal 2021, un lavoratore italiano ha perso in media circa 430 euro lordi l’anno rispetto alla media nazionale.
Come sottolinea Miriam Quarti, Responsabile area Reward & Engagement di ODM Consulting, il rallentamento dell’inflazione non ha comportato una riduzione dei prezzi, ma piuttosto una loro stabilizzazione su livelli più elevati. In questo contesto, la crescita delle retribuzioni, pur positiva in termini nominali, fatica ancora a tradursi in un reale recupero del potere d’acquisto, rendendo le politiche di compensation e welfare aziendale sempre più centrali nelle strategie HR delle imprese italiane.





