
L’era dei chatbot conversazionali potrebbe aver appena ricevuto il suo epitaffio. Peter Steinberger, creatore di OpenClaw — l’agente AI open source che nell’ultimo mese ha catalizzato l’attenzione della community developer globale sollevando al contempo forti preoccupazioni tra i team di enterprise security — ha annunciato nel weekend il suo ingresso in OpenAI per “portare gli agenti a tutti”.
Il progetto OpenClaw transiterà verso una fondazione indipendente, ma OpenAI ne è già sponsor e potrebbe influenzarne la direzione strategica. L’operazione rappresenta, di fatto, la scommessa più aggressiva finora compiuta da OpenAI sull’idea che il futuro dell’intelligenza artificiale non sia più legato a ciò che i modelli possono dire, bensì a ciò che possono fare: navigare, cliccare, eseguire codice, interagire con applicazioni e completare task complessi in autonomia.
Il futuro dell’intelligenza artificiale non è più legato a ciò che i modelli possono dire, bensì a ciò che possono fare: navigare, cliccare, eseguire codice, interagire con applicazioni e completare task complessi in autonomia.
Per i CIO e gli IT leader impegnati a definire la propria AI strategy, il segnale è chiaro: il baricentro dell’industria si sta spostando dalle conversational UI verso autonomous agents capaci di operare come veri e propri digital workers.
Da playground project a target strategico
La traiettoria di OpenClaw verso OpenAI è tutt’altro che convenzionale. Il progetto nasce nel 2025 con il nome “ClawdBot”, un riferimento esplicito a Claude, il modello di Anthropic su cui inizialmente si appoggiava. Rilasciato nel novembre 2025, era stato concepito da Steinberger — sviluppatore con 13 anni di esperienza imprenditoriale — come un “playground project” per esplorare il paradigma agentico.
A differenza di precedenti tentativi come AutoGPT, OpenClaw ha integrato in modo organico capability che fino ad allora erano frammentate: tool access, sandboxed code execution, persistent memory, skill modulari e integrazione nativa con piattaforme di messaggistica come Telegram, WhatsApp e Discord. Non un semplice LLM wrapper, ma un sistema capace di orchestrare azioni end-to-end sull’intero ambiente PC.
OpenClaw vanta l’integrazione nativa con piattaforme di messaggistica come Telegram, WhatsApp e Discord
Tra dicembre 2025 e gennaio-febbraio 2026, l’adozione ha registrato una crescita “hockey stick” tra i cosiddetti vibe coders e gli sviluppatori attratti dalla capacità dell’agente di operare autonomamente su più applicazioni, gestire conversazioni e pubblicare contenuti senza intervento umano diretto.
Nel suo blog post di annuncio, Steinberger ha dichiarato che il progetto avrebbe potuto trasformarsi in “una grande azienda”, ma che la sua ambizione è diversa: costruire “un agente che possa usare anche mia madre”. Un obiettivo che, a suo dire, richiede accesso a frontier models e a capacità di ricerca che solo un big lab può garantire. Sam Altman ha confermato l’ingresso sottolineando che Steinberger guiderà la nuova generazione di personal agents in OpenAI.
L’occasione mancata di Anthropic
L’acquisizione solleva interrogativi rilevanti per Anthropic. OpenClaw era nato sull’ecosistema Claude e il naming stesso — ClawdBot — ne era una dichiarazione di intenti. Tuttavia, invece di capitalizzare sulla community emergente, Anthropic avrebbe inviato a Steinberger una cease-and-desist letter, imponendo in pochi giorni il cambio di nome e la rimozione di qualsiasi associazione con Claude, minacciando azioni legali e impedendo perfino il redirect dei vecchi domini.
Le preoccupazioni di sicurezza non erano infondate: molte prime implementazioni di OpenClaw operavano con privilegi root e senza adeguate salvaguardie su macchine non protette. Tuttavia, l’approccio legale ha di fatto spinto il progetto agentico più virale degli ultimi mesi verso il principale competitor.
In un contesto in cui la developer advocacy e il community building sono leve strategiche, la vicenda evidenzia quanto sia delicato il trade-off tra risk mitigation e ecosystem growth.
Il punto di vista di LangChain: “Catching lightning in a bottle”
Harrison Chase, co-founder e CEO di LangChain, ha offerto una lettura lucida del fenomeno. Paragonando OpenClaw ai momenti di breakout di ChatGPT e AutoGPT, Chase ha evidenziato come il successo in questo spazio dipenda spesso più dal timing e dal momentum che dalla superiorità tecnica pura.
Secondo Chase, ciò che ha distinto OpenClaw è stata la sua natura “unhinged”, termine usato in senso quasi affettuoso. LangChain, ha rivelato, ha vietato ai propri dipendenti di installarlo sui laptop aziendali per motivi di sicurezza. Ma proprio questa audacia — l’assenza di guardrail tipici dei lab — ha generato il fascino e la viralità.
“OpenAI non può rilasciare qualcosa di simile”, ha osservato Chase. “Ma è proprio questo che rende OpenClaw OpenClaw”. La crescita è stata alimentata da una strategia semplice ma efficace: build in public, shipping continuo e distribuzione attraverso X verso una community AI altamente concentrata.
Dal punto di vista architetturale, Chase ha offerto un insight cruciale: i coding agents sono di fatto general-purpose agents, perché la capacità di generare ed eseguire codice sotto il cofano consente un’estensione funzionale potenzialmente illimitata. L’interfaccia resta in natural language, ma il vero motore è il code generation layer.
Tre i takeaway che stanno influenzando la roadmap di LangChain: natural language come primary interface, memory persistente come enabler per la costruzione incrementale di workflow senza consapevolezza esplicita dell’utente, e code execution come engine dell’agency general-purpose.
Implicazioni per la strategia AI enterprise
Per i decision maker enterprise, l’operazione cristallizza trend già evidenti nel 2025-2026.
Primo: la competizione nel segmento agentico sta accelerando e consolidandosi. Meta ha recentemente acquisito Manus AI e Limitless AI, rafforzando la propria posizione nel campo dei full agent systems e dei wearable context-aware integrati con LLM.
Secondo: il gap tra sperimentazione open source e deployability enterprise rimane significativo. La potenza di OpenClaw derivava proprio dall’assenza di vincoli che sarebbero inaccettabili in ambienti corporate regolamentati. La corsa alla “safe enterprise version of OpenClaw” è ora la sfida centrale per ogni vendor.
Terzo: le interfacce AI più disruptive potrebbero non nascere direttamente nei lab. Così come le killer app mobile non sono state create da Apple o Google, le esperienze agentiche più trasformative potrebbero emergere da builder indipendenti disposti a esplorare territori che le big tech non possono permettersi.
Open source sotto osservazione
La community open source guarda con cautela. Steinberger ha promesso il passaggio a una foundation structure e Altman ha ribadito che il progetto resterà open source. Tuttavia, la storia recente di OpenAI e il dibattito legale legato alla transizione da nonprofit a for-profit alimentano scetticismo.
Il punto di svolta, comunque, è evidente: l’industria sta spostando definitivamente il focus da ciò che l’AI può dire a ciò che può fare. Che OpenClaw diventi la base della futura agent platform di OpenAI o un footnote storico come AutoGPT dipenderà dalla capacità di preservare quell’energia sperimentale e boundary-pushing che ne ha decretato il successo.
Come ha scritto Steinberger nel suo annuncio: “The claw is the law.”





