Aprire una startup in Portogallo nel 2026
Il Portogallo è uno dei mercati europei più interessanti per un founder italiano che voglia internazionalizzarsi mantenendo costi contenuti, qualità della vita alta e piena integrazione nel mercato UE. Negli ultimi dieci anni il paese ha costruito un ecosistema startup riconoscibile a livello internazionale, con Lisbona come sede del Web Summit — una delle principali conferenze tech mondiali — e una presenza crescente di fondi, acceleratori e corporate internazionali che hanno aperto hub nella capitale e a Porto.
Per un cittadino italiano, il Portogallo ha un ulteriore vantaggio: è un paese UE, quindi si applicano la libertà di stabilimento e la libertà di circolazione senza bisogno di visti. Il tema, come negli altri paesi europei, non è l’ingresso ma la struttura: forma societaria, fiscalità, incentivi e capacità di costruire qualcosa di credibile agli occhi di investitori e banche locali.
Un elemento da tenere a mente fin dall’inizio — valido come per la Francia e la Spagna — riguarda il rischio di esterovestizione. Costituire una LDA in Portogallo non sposta automaticamente la residenza fiscale personale del founder né necessariamente la residenza fiscale societaria. Se la società è gestita concretamente dall’Italia, con decisioni prese da un amministratore residente in Italia, l’Agenzia delle Entrate può contestarne la residenza fiscale effettiva. Il tema va pianificato con un professionista esperto in fiscalità internazionale prima di procedere.
La forma societaria: LDA o Unipessoal Lda
La forma societaria più diffusa per startup e PMI in Portogallo è la Sociedade por Quotas, abbreviata come Lda (equivalente della SRL italiana). Se il founder è solo, si utilizza la variante unipersonale, chiamata Sociedade Unipessoal por Quotas. È una struttura flessibile, con responsabilità limitata al capitale sottoscritto, nessun capitale minimo obbligatorio per legge (anche se nella pratica avviare con un capitale inferiore a 1.000 euro può creare difficoltà con le banche), e governance relativamente semplice affidata a uno o più amministratori (gerentes).
La Sociedade Anónima (SA), equivalente della SPA italiana, richiede un capitale minimo di 50.000 euro, almeno cinque soci e una struttura di governance più articolata. Non è la prima scelta per una startup early stage.
Un aspetto da tenere presente riguarda l’amministratore della società: anche se non percepisce retribuzione, è obbligato per legge a iscriversi al sistema previdenziale portoghese. Questo vale anche per founder stranieri non residenti che ricoprono il ruolo di amministratore.
I passaggi per costituire la società
Il Portogallo ha semplificato notevolmente le procedure di registrazione negli ultimi anni. Il sistema Empresa na Hora consente di costituire una LDA in un solo giorno, direttamente online o presso uno degli sportelli fisici presenti in tutto il paese, a condizione di avere tutti i documenti pronti.
I passaggi principali sono: ottenere il NIF (Número de Identificação Fiscal) portoghese per tutti i soci e gli amministratori stranieri — è il codice fiscale richiesto per ogni attività economica nel paese e può essere richiesto anche da non residenti; verificare e riservare il nome societario presso il RNPC (Registo Nacional de Pessoas Colectivas); depositare il capitale sociale presso una banca portoghese; firmare l’atto costitutivo (che in Portogallo non richiede più la forma notarile obbligatoria per la maggior parte dei casi, ma può essere redatto con scrittura privata autenticata da un avvocato); registrare la società al Registro delle Imprese (Conservatória do Registo Comercial) e iscriversi all’Autorità Tributaria portoghese (Autoridade Tributária e Aduaneira, AT) per l’attribuzione del NIPC (Número de Identificação de Pessoa Coletiva), il codice fiscale societario.
La procedura standard può essere completata in pochi giorni. Il costo di registrazione parte da circa 360 euro, cui si aggiungono i costi professionali se ci si avvale di un avvocato o di un commercialista locale.
Costi di avvio stimati
| Voce | Importo indicativo |
|---|---|
| Registrazione (Empresa na Hora o tradizionale) | 360–500 € |
| NIF per fondatori stranieri | gratuito o 10–20 € |
| Indirizzo legale / ufficio virtuale (annuale) | 100–400 € |
| Assistenza legale per statuto personalizzato | 500–2.000 € |
| Commercialista locale (gestione mensile) | 150–400 €/mese |
Fiscalità: IRC, IVA e dividendi
IRC — Imposta sulle società
L’imposta sulle società in Portogallo si chiama IRC (Imposto sobre o Rendimento das Pessoas Coletivas). L’aliquota standard per le società residenti nel Portogallo continentale è del 21%. Per le PMI, si applica un’aliquota ridotta del 17% sui primi 25.000 euro di reddito imponibile, con l’aliquota standard sull’eccedenza.
Alle aliquote base si sommano addizionali locali (derrama municipal, fino al 1,5%) e una sovrattassa statale (derrama estadual) del 3% per utili superiori a 1,5 milioni di euro, del 5% oltre 7,5 milioni e del 7% oltre 35 milioni.
Per le startup con forte componente R&D, il Portogallo prevede uno strumento di incentivazione chiamato SIFIDE II (Sistema de Incentivos Fiscais em Investigação e Desenvolvimento Empresarial), che consente di dedurre dall’IRC il 32,5% delle spese di R&D qualificate nell’anno corrente, più il 50% dell’incremento rispetto alla media dei due anni precedenti. Si tratta di uno dei crediti R&D più generosi in Europa.
Le Regioni Autonome di Madeira e delle Azzorre applicano aliquote IRC sensibilmente inferiori: l’aliquota standard scende al 14,7% e quella ridotta PMI all’11,9%. Questo rende Madeira e le Azzorre strutture fiscalmente attrattive per startup con operatività internazionale o digitale, a condizione che vi sia una presenza economica reale nel territorio.
IVA
L’aliquota IVA standard in Portogallo è del 23% nel continente (18% a Madeira, 16% nelle Azzorre). Aliquote ridotte del 13% e 6% si applicano a categorie specifiche di beni e servizi. La soglia di esenzione per le piccole imprese è di 15.000 euro di fatturato annuo.
Dividendi e convenzione Italia-Portogallo
I dividendi distribuiti da una società portoghese a soci non residenti sono soggetti a una ritenuta alla fonte del 25% in via ordinaria. La Convenzione contro la doppia imposizione tra Italia e Portogallo riduce questa aliquota, generalmente al 15% (o al 10% in presenza di determinate condizioni di partecipazione). Per un founder italiano con residenza fiscale in Italia, anche in questo caso è indispensabile pianificare preventivamente la struttura di distribuzione degli utili con un professionista esperto.
Il regime IFICI (ex NHR): cosa è cambiato nel 2026
Per anni il regime NHR (Non-Habitual Resident) è stato uno degli elementi più attrattivi del Portogallo per chi si trasferiva dall’estero: offriva esenzioni fiscali sui redditi esteri e un’aliquota piatta del 20% sui redditi portoghesi da lavoro qualificato per dieci anni. Dal 1° gennaio 2025, il NHR è terminato ufficialmente ed è stato sostituito dal regime IFICI (Incentivo Fiscal à Investigação Científica e Inovação), noto anche come NHR 2.0.
Il cambiamento è sostanziale. Mentre il vecchio NHR era accessibile a una platea molto ampia — pensionati, lavoratori da remoto, investitori — l’IFICI è molto più selettivo: si rivolge specificamente a professionisti altamente qualificati nei settori della ricerca scientifica, dell’innovazione e della tecnologia. I pensionati sono espressamente esclusi. Chi aveva già ottenuto il NHR mantiene i propri benefici per l’intera durata dei dieci anni, senza subire modifiche.
Per un founder di startup innovativa che si trasferisce in Portogallo nel 2026, l’IFICI può essere un’opzione concreta. I principali benefici sono: un’aliquota piatta del 20% sui redditi di lavoro dipendente o autonomo di fonte portoghese (invece delle aliquote progressive IRS fino al 48%); esenzione dalla tassazione su quasi tutti i redditi di fonte estera (dividendi, interessi, royalties, plusvalenze), con alcune eccezioni per i paesi in lista nera; durata di 10 anni dall’anno di acquisizione della residenza fiscale.
Per accedere all’IFICI nel 2026 occorre soddisfare alcune condizioni: non essere stati residenti fiscali in Portogallo nei cinque anni precedenti la domanda; essere titolari di almeno una laurea triennale (livello EQF 6) o avere almeno tre anni di esperienza professionale certificata in un’attività idonea; lavorare in una delle professioni o settori ammissibili, che includono direttori generali e dirigenti aziendali di imprese innovative, specialisti in scienze fisiche, matematica, ingegneria e tecnologie ICT, ricercatori, progettisti industriali e professionisti sanitari in ambito R&D; il datore di lavoro o la società devono avere una reale presenza economica in Portogallo. La domanda va presentata in via ordinaria entro il 15 gennaio dell’anno successivo a quello in cui si è acquisita la residenza fiscale.
L’IFICI è uno strumento con potenziale significativo per un founder tech o deeptech che si trasferisce fisicamente in Portogallo, ma richiede una struttura di lavoro e un profilo professionale specifici. Non è accessibile a chi si trasferisce solo sulla carta.
Founder italiani e visti
Per i cittadini italiani, in quanto cittadini UE, non è richiesto alcun visto per vivere e lavorare in Portogallo. È sufficiente registrare la propria residenza presso il municipio di riferimento. Il tema si pone invece per co-founder, talenti o manager extra-UE.
Startup Visa (D2)
Il Portogallo prevede per i founder extra-UE due percorsi principali. Il visto D2 è il percorso generale per imprenditori: richiede la presentazione di un business plan dettagliato al consolato portoghese del paese di origine, la dimostrazione di fondi sufficienti e l’ottenimento di un NIF portoghese. Il D2 ha soglie flessibili e si adatta a diverse tipologie di attività imprenditoriale.
Per startup tecnologiche e innovative, il percorso specifico è lo Startup Visa, gestito dall’IAPMEI (Agência para a Competitividade e Inovação). Il programma richiede: l’iscrizione di un incubatore certificato in Portogallo come partner del progetto; un business plan con potenziale di generare un fatturato o un valore patrimoniale di almeno 325.000 euro in cinque anni; la creazione di posti di lavoro qualificati in Portogallo; un team fino a cinque persone, ciascuna delle quali deve presentare domanda individualmente. L’IAPMEI valuta le domande entro 30 giorni lavorativi dall’invio completo del dossier; gli incubatori approvati hanno 40 giorni per preparare il contratto di incubazione. Successivamente si richiede il visto D2 presso il consolato, con un’elaborazione di circa 60 giorni. Il permesso di soggiorno finale viene formalizzato presso l’AIMA (l’agenzia che ha sostituito il precedente SEF) dopo l’arrivo in Portogallo, con raccolta dei dati biometrici e un costo di circa 170 euro. Dopo cinque anni di residenza continuativa è possibile richiedere la residenza permanente o la cittadinanza portoghese, con il requisito linguistico di un livello A2 di portoghese.
Il visto nomadi digitali (D8) è un’opzione parallela per chi lavora da remoto per clienti o datori di lavoro esteri, con requisiti di reddito minimo di circa 3.480 euro al mese.
Ecosistema e dove insediarsi
Lisbona è il centro dell’ecosistema startup portoghese, con quasi il 45% delle startup attive nel paese. Ospita il Web Summit ogni anno, ha attirato hub di multinazionali come Google, Siemens e Cisco, e conta su una rete di incubatori e acceleratori tra cui Startup Lisboa, Faber e Beta-I. I costi sono aumentati significativamente negli ultimi anni, ma rimangono inferiori alle capitali dell’Europa occidentale.
Porto è il secondo polo, con una comunità tecnologica in forte crescita, costi più contenuti rispetto a Lisbona, un’università tecnica di ottimo livello e una qualità della vita molto alta. È particolarmente interessante per startup industriali, hardware e deeptech.
Madeira merita una menzione a parte per chi considera la fiscalità regionale: le aliquote IRC ridotte (14,7% standard, 11,9% PMI sui primi 25.000 euro) e l’IFICI con eventuali incentivi aggiuntivi regionali la rendono una base interessante per startup digitali con operatività internazionale. L’isola ha anche una comunità di nomadi digitali e founder molto attiva, infrastrutture digitali moderne e connessioni aeree dirette con le principali città europee.
La checklist prima di partire
Prima di aprire una startup in Portogallo, un founder italiano dovrebbe avere chiari almeno sei elementi: forma societaria (Lda unipersonale o pluripersonale), NIF per tutti i soci e amministratori, sede legale, commercialista portoghese, conto bancario e strategia fiscale tra Italia e Portogallo.
A questi si aggiungono tre valutazioni specifiche al contesto portoghese:
- IFICI: se il founder intende trasferire la propria residenza fiscale in Portogallo e lavora in un settore tech o innovativo, l’IFICI va valutato prima del trasferimento e la domanda presentata entro il 15 gennaio dell’anno successivo all’acquisizione della residenza. Non è retroattivo.
- Startup Visa per il team extra-UE: il processo IAPMEI richiede un incubatore partner e tempi di 2–4 mesi complessivi. Va avviato con largo anticipo rispetto alla data di arrivo prevista.
- SIFIDE II: per startup con spese di R&D significative, il credito d’imposta è una delle voci più rilevanti di pianificazione fiscale. Va inserito nei modelli finanziari fin dalla costituzione, non recuperato retroattivamente.
Il Portogallo è una scelta concreta per una startup italiana che punta a un mercato europeo con costi operativi competitivi, un ecosistema internazionale riconoscibile e incentivi fiscali personali interessanti per i founder che si trasferiscono fisicamente. L’obiettivo deve essere costruire qualcosa di reale nel paese: sia sul fronte societario che su quello fiscale, le autorità portoghesi verificano la sostanza economica effettiva, non la sola forma registrata.
Nota informativa
Questo articolo ha finalità esclusivamente informativa. Le informazioni riportate si basano sulla normativa disponibile al momento della pubblicazione e potrebbero non essere aggiornate. Nulla di quanto scritto costituisce consulenza legale, fiscale o professionale. Prima di prendere qualsiasi decisione, rivolgiti a un professionista qualificato con competenza nel diritto portoghese.





