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Aprire una startup in Francia nel 2026

Aprire una startup in Francia nel 2026 è una scelta più accessibile di quanto molti founder italiani immaginino, ma richiede metodo. Il vantaggio principale, per un cittadino italiano, è che non serve costruire una procedura di ingresso complessa: i founder cittadini UE, SEE o svizzeri possono esercitare un’attività imprenditoriale in Francia alle stesse condizioni di un cittadino francese. Il tema vero, quindi, non è il visto, ma la struttura: forma societaria, governance, fiscalità, capitale, protezione IP, incentivi e capacità di dialogare con investitori locali.

La forma societaria più usata: SAS o SASU

Per una startup che punta a raccogliere capitali, assumere persone, assegnare strumenti di incentivazione e far entrare investitori, la forma più frequente è la SAS, Société par actions simplifiée. Se il founder è solo, si parte dalla SASU, cioè la versione unipersonale. La ragione è pratica: la SAS ha capitale liberamente determinato dagli azionisti, responsabilità limitata agli apporti e ampia flessibilità statutaria; il presidente è inquadrato come assimilé salarié, quindi rientra nel regime generale della sicurezza sociale.

La SARL può andare bene per società più tradizionali o assetti familiari, ma è meno naturale quando si prevedono round, vesting, categorie di azioni, patti parasociali e ingresso di fondi

La SARL può andare bene per società più tradizionali o assetti familiari, ma è meno naturale quando si prevedono round, vesting, categorie di azioni, patti parasociali e ingresso di fondi. La SA, invece, richiede un capitale minimo di 37.000 euro e una struttura più pesante, quindi di solito non è la prima scelta per una startup early stage.

Un elemento spesso trascurato riguarda la fiscalità della forma societaria. Di default, sia SAS che SASU sono soggette all’impôt sur les sociétés (IS). Tuttavia, quando è presente almeno un socio persona fisica che detiene almeno il 50% del capitale e la società non è stata costituita da più di 5 anni, la SAS può optare per il regime dell’impôt sur le revenu (IR) per un periodo massimo di cinque anni. Per una startup in fase early stage con perdite iniziali significative, questa opzione può essere vantaggiosa e va valutata fin dalla costituzione insieme a un commercialista francese.

I passaggi per costituire la società

La costituzione passa dal Guichet unique gestito dall’INPI, il portale attraverso cui si centralizzano le formalità di creazione, modifica e cessazione d’impresa. Prima di arrivare alla pratica online, però, conviene preparare bene il dossier: denominazione sociale, sede legale in Francia, oggetto sociale, statuto, capitale, presidente, beneficiari effettivi, eventuali direttori generali e documento d’identità dei soci e dei rappresentanti.

Per una SAS o SASU gli apporti in denaro devono essere versati almeno al 50% al momento della costituzione. Il capitale è libero, ma partire con un capitale puramente simbolico può essere poco credibile se si devono aprire rapporti bancari, assumere o negoziare con investitori. Un valore minimo consigliato nella pratica è intorno ai 15.000 euro. Dopo il deposito del capitale, si firma lo statuto, si pubblica l’annuncio legale e si invia la pratica sul Guichet unique. I tempi medi di completamento della procedura sono circa 7 giorni lavorativi.

Costi di avvio stimati

Un founder che costituisce da solo tramite piattaforma legale può aspettarsi costi contenuti, mentre chi si affida a un professionista per la redazione dello statuto spende significativamente di più. Come riferimento:

  • Redazione dello statuto: da zero (fai da te) a 200 euro (piattaforma legale) o 1.500–2.000 euro (professionista)
  • Annuncio legale di costituzione: 199 euro HT per una SAS, 142 euro HT per una SASU (Francia metropolitana, 2026)
  • Registrazione dell’attività: 37,45 euro per attività commerciali
  • Dichiarazione dei beneficiari effettivi: 21,41 euro
  • Eventuale revisore dei conferimenti (se applicabile): 500–3.000 euro

Il totale minimo per una SASU costituita in modo autonomo si aggira quindi intorno ai 200–300 euro di spese obbligatorie, a cui si sommano i costi professionali se si sceglie assistenza legale o contabile

Beneficiari effettivi, SIREN, SIRET e Kbis

Una società francese deve identificare i bénéficiaires effectifs, cioè le persone fisiche che possiedono direttamente o indirettamente più del 25% del capitale o dei diritti di voto, oppure che esercitano un controllo sulla società. È un passaggio delicato per founder italiani che usano holding, veicoli esteri o cap table già articolate: la catena di controllo deve essere leggibile.

Una volta immatricolata, la società ottiene i propri numeri identificativi, tra cui SIREN e SIRET. L’extrait Kbis prova l’immatricolazione al Registre du commerce et des sociétés ed è il documento operativo che viene spesso richiesto da banche, partner, piattaforme e investitori. Il justificatif d’immatriculation al RNE può essere scaricato tramite data.inpi.fr o Annuaire des entreprises; l’attestazione RNE è gratuita e rilasciata elettronicamente dall’INPI.

Fiscalità: imposta sulle società e IVA

La Francia applica un’aliquota ordinaria dell’impôt sur les sociétés del 25%. Le PMI con fatturato non superiore a 10 milioni di euro possono beneficiare, a determinate condizioni, dell’aliquota ridotta del 15% sulla quota di utili fino a 42.500 euro; tra le condizioni c’è il capitale interamente liberato e detenuto almeno per il 75% da persone fisiche, direttamente o indirettamente.

Per l’IVA, la franchise en base può applicarsi se il fatturato resta sotto 85.000 euro per vendita di beni, consumo sul posto e alloggio, oppure sotto 37.500 euro per le altre prestazioni di servizi. Una startup SaaS o consulenziale deve quindi monitorare con attenzione la soglia servizi, perché il superamento cambia fatturazione, pricing e gestione contabile.

Dal punto di vista della fatturazione elettronica, la Francia sta completando una riforma significativa: conviene verificare con il proprio commercialista francese le scadenze esatte aggiornate, dato che le date hanno subito revisioni nel corso del 2025. In ogni caso, per una startup fondata nel 2026 è preferibile scegliere da subito strumenti contabili compatibili con il sistema di fatturazione elettronica francese, evitando migrazioni costose in una fase successiva.

Dividendi, ritenute e convenzione Italia-Francia

Per un founder italiano che mantiene la residenza fiscale in Italia pur avendo una SAS francese, il tema della doppia imposizione è concreto e va affrontato preventivamente. In Francia i dividendi sono soggetti a una flat tax del 30% (12,8% di imposta sul reddito più 17,2% di contributi sociali), con possibilità di optare per il regime progressivo con un abbattimento del 40%. La Convenzione contro la doppia imposizione tra Italia e Francia riduce le aliquote di ritenuta alla fonte su dividendi e interessi (ad esempio al 15% o 5% a seconda delle condizioni). Si tratta di un’area dove l’assistenza di un professionista esperto in fiscalità internazionale è indispensabile: costituire una società francese non significa automaticamente spostare residenza fiscale, centro decisionale o fiscalità personale del founder.

Per un founder italiano che mantiene la residenza fiscale in Italia pur avendo una SAS francese, il tema della doppia imposizione è concreto e va affrontato preventivamente

Founder italiani e team internazionale

Per un founder italiano non serve un French Tech Visa. Il discorso cambia se nel team ci sono co-founder, manager o talenti extra-UE. In quel caso la Francia prevede percorsi come il French Tech Visa for Founders, collegato al titolo “Talent – innovative business project”, oppure altri permessi per imprenditori e investitori.

Il processo di riconoscimento per founder extra-UE

Il percorso concreto per ottenere il visto prevede alcuni passaggi specifici. Il founder deve prima essere selezionato da uno o più incubatori o acceleratori partner della French Tech attraverso il loro normale processo di selezione, oppure ottenere il supporto di due attori dell’ecosistema (organizzazioni di ricerca, laboratori, aziende). Successivamente deve richiedere il riconoscimento del carattere innovativo del proprio progetto sul portale demarches-simplifiees.fr. Se la DRIEETS IDF (Direction régionale interdépartementale de l’économie, de l’emploi, du travail et des solidarités Île-de-France) riconosce l’innovatività del progetto, emette una lettera ufficiale da allegare alla domanda di visto o permesso di soggiorno.

Tra i requisiti per i founder extra-UE rientrano un progetto innovativo, il riconoscimento da parte di un organismo pubblico e mezzi finanziari almeno pari allo SMIC annuale, indicato a 21.876,40 euro al 1° gennaio 2026. Il permesso ha durata massima di quattro anni, rinnovabile. Dal 1° maggio 2026 le tariffe per diversi permessi di soggiorno cambieranno, con un costo compreso tra 150 e 350 euro al rilascio a seconda del tipo di permesso, escluse le spese consolari.

I tempi di processing sono generalmente di 3-6 mesi. Il visto include anche i familiari a carico, che ottengono permessi di soggiorno insieme al richiedente principale.

Incentivi: JEI, CIR e strumenti per trattenere talenti

Il regime Jeune Entreprise Innovante resta uno dei dossier da valutare subito per startup deeptech, AI, biotech, hardware, climate tech o software con vera componente R&D. Nel 2026, una JEI deve essere una PMI, avere meno di 8 anni, essere realmente nuova, indipendente e sostenere spese di ricerca pari ad almeno il 20% delle spese fiscalmente deducibili; per le jeunes entreprises de croissance la soglia R&D è tra 5% e 20%.

Il Crédit d’Impôt Recherche resta un altro strumento importante: in Francia metropolitana il CIR è pari al 30% delle spese di ricerca fino a 100 milioni di euro e al 5% oltre tale soglia. Dal 2025 alcune voci non sono più ammissibili, tra cui spese legate a brevetti, veille technologique e regime jeune docteur; le spese di funzionamento sono state ridotte dal 43% al 40% delle spese di personale.

Nel 2026 entra anche la categoria delle jeunes entreprises d’innovation à impact, pensata per imprese che, oltre alle condizioni comuni JEI, sostengono spese di ricerca tra il 5% e il 20% delle spese deducibili e rispondono a criteri legati all’utilità sociale o all’economia sociale e solidale

Nel 2026 entra anche la categoria delle jeunes entreprises d’innovation à impact, pensata per imprese che, oltre alle condizioni comuni JEI, sostengono spese di ricerca tra il 5% e il 20% delle spese deducibili e rispondono a criteri legati all’utilità sociale o all’economia sociale e solidale. È un punto da verificare per startup impact, climatetech e progetti con forte componente sociale.

Per attrarre talenti, le startup francesi possono valutare i BSPCE, bons de souscription de parts de créateur d’entreprise. Sono strumenti pensati per permettere a dipendenti e dirigenti di sottoscrivere azioni a un prezzo fissato al momento dell’assegnazione; tra le condizioni, la società deve essere per azioni, non quotata o con piccola capitalizzazione, iscritta al RCS da meno di 15 anni e soggetta all’IS in Francia.

Finanziamenti pubblici: Bpifrance e France 2030

Un elemento spesso sottovalutato dai founder stranieri che si avvicinano alla Francia è la presenza di un ecosistema di finanziamenti pubblici molto strutturato. Bpifrance, la banca pubblica di investimento francese, è accessibile anche alle startup fondate da stranieri purché abbiano sede legale e operativa in Francia.

Tra gli strumenti disponibili in modo continuativo nel 2026:

  • Bourse French Tech: sussidio fino a 30.000 euro (50–70% delle spese ammissibili), destinato a finanziare le prime fasi di un progetto innovativo, dalla fattibilità al PoC.
  • BFT Émergence: fino a 90.000 euro (50–70% delle spese), pensata per la maturazione di progetti DeepTech prima dello sviluppo vero e proprio.
  • i-Lab Innovation Contest: concorso annuale con premi fino a 600.000 euro per progetti altamente innovativi, in particolare in tecnologia e ricerca.

Sul fronte più strutturale, il piano France 2030 — dotato di 54 miliardi di euro complessivi — finanzia traiettorie industriali complete, dalla R&D all’industrializzazione, con appelli a progetti aperti su filiere come AI, energia, salute, difesa e spazio. Nell’ambito del piano 2026–2030, Bpifrance ha dichiarato l’obiettivo di portare 500 startup deeptech all’anno e creare 100 unicorni francesi entro il 2030, con 10 miliardi stanziati sull’AI.

Per una startup con componente R&D significativa, la combinazione JEI + CIR + Bpifrance può ridurre sensibilmente il fabbisogno di capitale privato nelle fasi iniziali, ed è uno degli argomenti più convincenti da portare a potenziali investitori locali.

La checklist prima di partire

Prima di aprire una startup in Francia, un founder italiano dovrebbe avere chiari almeno sette elementi: forma societaria (SAS o SASU, con valutazione dell’opzione IR), sede legale, statuto e governance, struttura del cap table, banca o conto di deposito capitale, commercialista francese e strategia fiscale tra Italia e Francia. Quest’ultimo punto è spesso sottovalutato: costituire una società francese non significa automaticamente spostare residenza fiscale, centro decisionale o fiscalità personale del founder.

A questi sette elementi conviene aggiungere una riflessione su tre fronti aggiuntivi:

  • Finanziamenti pubblici: verificare l’eleggibilità a Bpifrance e JEI fin dalla costituzione, non dopo.
  • Visti per il team: se ci sono co-founder o talenti extra-UE, avviare il percorso French Tech Visa con almeno 4–6 mesi di anticipo rispetto alla data di arrivo prevista.
  • Strumenti contabili: scegliere software compatibili con la fatturazione elettronica francese fin dal primo giorno.

La Francia può essere un mercato molto interessante per una startup italiana, soprattutto se l’obiettivo è vendere in Francia, assumere talenti locali, accedere all’ecosistema French Tech o preparare round con investitori francesi. Ma va affrontata come una scelta industriale, non come una semplice formalità amministrativa. La SAS si apre rapidamente; costruire una società credibile, fiscalmente ordinata e investibile richiede invece statuti ben scritti, contabilità pulita, governance chiara e una roadmap coerente con mercato, prodotto e fundraising.

Nota informativa

Questo articolo ha finalità esclusivamente informativa. Le informazioni riportate si basano sulla normativa disponibile al momento della pubblicazione e potrebbero non essere aggiornate. Nulla di quanto scritto costituisce consulenza legale, fiscale o professionale. Prima di prendere qualsiasi decisione, rivolgiti a un professionista qualificato con competenza nel diritto francese.

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