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Anduril lancia l’AI Grand Prix: droni autonomi come strumento di recruiting

Quando Palmer Luckey parla di autonomia e difesa, l’entusiasmo è palpabile. Lo stesso vale per l’ultima iniziativa annunciata da Anduril: l’AI Grand Prix, una competizione di drone racing che ribalta completamente il paradigma tradizionale del settore. Non saranno i piloti umani a controllare i velivoli, ma software sviluppati dai team in gara. Una sfida ingegneristica ad alta intensità che unisce intelligenza artificiale, autonomia avanzata e selezione dei talenti.

Una gara di droni senza piloti umani

L’AI Grand Prix nasce come evento di drone racing con una caratteristica distintiva: i droni dovranno volare in completa autonomia. I partecipanti non saranno valutati sulle abilità di pilotaggio, ma sulla capacità di progettare algoritmi e sistemi di controllo in grado di far competere i droni su un tracciato reale, senza input umani in tempo reale. In altre parole, vince chi scrive il miglior software.

Palmer Luckey
Palmer Luckey (nato nel 1992 a Long Beach, California) è un imprenditore tecnologico statunitense, fondatore di Oculus VR e della società di difesa Anduril Industries. Considerato un innovatore precoce, ha influenzato due settori distinti: la realtà virtuale e la tecnologia militare basata sull’intelligenza artificiale.

Secondo Luckey, l’idea è emersa durante una discussione interna sulle strategie di recruiting, come raccontato in un’intervista a TechCrunch. L’ipotesi iniziale era sponsorizzare una gara di droni, in continuità con alcune iniziative di branding già avviate dall’azienda, come la sponsorizzazione della gara NASCAR Anduril 250. Ma il fondatore ha rapidamente bocciato l’approccio tradizionale.

Perché Anduril non poteva sponsorizzare una gara “classica”

Per Luckey, una gara di drone racing pilotata da umani sarebbe stata incoerente con la mission dell’azienda. Anduril si posiziona infatti come una delle realtà leader nello sviluppo di sistemi autonomi per la difesa, con una forte enfasi sull’eliminazione del micromanagement umano. “L’intero motivo per cui esistiamo è dimostrare che l’autonomia è finalmente arrivata a un livello tale da non richiedere un operatore umano per ogni drone”, ha spiegato.

L’intuizione: creare una competizione che metta al centro programmatori, ingegneri AI e roboticisti, misurandone le competenze in un contesto reale

Da qui l’intuizione: creare una competizione che metta al centro programmatori, ingegneri AI e roboticist, misurandone le competenze in un contesto reale, competitivo e ad alta complessità tecnica. Scoperto che un evento simile non esisteva, Anduril ha deciso di crearlo da zero.

Droni non Anduril e partnership strategiche

Un elemento interessante dell’AI Grand Prix è che i team non utilizzeranno droni prodotti da Anduril. Le piattaforme di gara saranno fornite da Neros Technologies, un’altra startup attiva nel settore defense-tech. La scelta è legata a vincoli fisici: i droni Anduril sono progettati per missioni operative e risultano troppo grandi per un circuito di drone racing indoor ad alta velocità.

L’organizzazione dell’evento vedrà inoltre la collaborazione con la Drone Champions League, uno dei campionati di drone racing più affermati a livello internazionale

L’organizzazione dell’evento vedrà inoltre la collaborazione con la Drone Champions League, uno dei campionati di drone racing più affermati a livello internazionale, e con JobsOhio, l’agenzia per lo sviluppo economico dello Stato dell’Ohio. Non a caso, la finale si terrà proprio in Ohio, dove Anduril possiede uno dei suoi principali impianti produttivi.

Premi, assunzioni e bypass del recruiting tradizionale

L’AI Grand Prix non è solo una competizione tecnologica, ma un sofisticato strumento di talent acquisition. Il montepremi complessivo arriva a 500.000 dollari, da suddividere tra i team con i punteggi più alti. Ma il vero incentivo, per molti partecipanti, sarà la possibilità di ottenere un’offerta di lavoro in Anduril o di accedere a un percorso di selezione accelerato, saltando il recruiting pipeline standard.

L’AI Grand Prix non è solo una competizione tecnologica, ma un sofisticato strumento di talent acquisition. Il montepremi complessivo arriva a 500.000 dollari

Luckey ha chiarito che non tutti i vincitori riceveranno automaticamente un’offerta: restano in vigore verifiche, colloqui e vincoli normativi, soprattutto in relazione alla sicurezza nazionale. Tuttavia, per Anduril si tratta di un modo estremamente efficiente per individuare profili con skill difficilmente valutabili attraverso colloqui tradizionali o coding challenge astratti.

Una competizione globale, con limiti geopolitici

La gara è aperta a team internazionali, con un’eccezione rilevante: la Russia. Luckey ha motivato l’esclusione con ragioni politiche e di sicurezza, sottolineando il parallelo con decisioni simili prese da eventi sportivi globali come i Mondiali di calcio. Più sfumata, invece, la posizione sulla Cina: i team cinesi possono partecipare, nonostante il Paese sia spesso indicato come il principale competitor strategico degli Stati Uniti nel campo delle armi autonome.

In caso di vittoria di un team cinese, però, un eventuale impiego in Anduril non sarebbe automatico, soprattutto se i membri risultassero legati all’apparato militare di Pechino

In caso di vittoria di un team cinese, però, un eventuale impiego in Anduril non sarebbe automatico, soprattutto se i membri risultassero legati all’apparato militare di Pechino. Le normative statunitensi in materia di export control e national security rimangono un fattore determinante.

Dal cielo al mare (e oltre): il futuro dell’AI racing

L’AI Grand Prix partirà con tre round di qualificazione a partire da aprile, per culminare nella finale di novembre. L’obiettivo dichiarato è coinvolgere almeno 50 team, con un forte interesse già manifestato da università e centri di ricerca.

Ma per Luckey questo è solo l’inizio. Se il format funzionerà, Anduril intende estendere il concetto di AI racing ad altri domini: veicoli terrestri autonomi, piattaforme subacquee e persino sistemi spaziali. Un’idea che rafforza il messaggio strategico dell’azienda: il futuro della difesa, e forse non solo della difesa, si giocherà sempre più sulla qualità del software e sull’autonomia delle macchine.

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