Bandi e concorsi

Contributi de minimis: cosa sono, come funzionano e quali sono i nuovi limiti

Quando una startup o una PMI partecipa a un bando pubblico per ottenere contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati o incentivi fiscali, può incontrare l’espressione “regime de minimis”. Si tratta di una disciplina europea che consente agli Stati membri di concedere aiuti economici di importo limitato alle imprese senza dover ricorrere alla procedura ordinaria di notifica preventiva alla Commissione europea. Il sistema è stato modificato dal Regolamento (UE) 2023/2831, che ha aumentato da 200.000 a 300.000 euro il massimale generale degli aiuti concedibili a un’impresa unica nell’arco di tre anni. La modifica interessa direttamente startup, PMI e altre realtà imprenditoriali che utilizzano strumenti di finanza agevolata per sostenere investimenti, innovazione e sviluppo. Conoscere il funzionamento del regime de minimis è necessario per verificare l’accesso ai bandi, calcolare correttamente gli aiuti già concessi ed evitare il superamento delle soglie previste dalla normativa europea.

Cosa sono i contributi de minimis?

I contributi de minimis sono aiuti pubblici di importo limitato che, rispettando determinate condizioni, vengono considerati privi di effetti significativi sulla concorrenza e sugli scambi tra gli Stati membri dell’Unione europea. L’espressione deriva dal principio latino “de minimis non curat praetor”, secondo cui l’ordinamento non si occupa delle questioni di minima rilevanza. Nel sistema europeo degli aiuti di Stato, questo principio consente alle amministrazioni pubbliche di concedere determinate agevolazioni senza sottoporle alla procedura di notifica preventiva prevista dall’articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Gli aiuti de minimis possono assumere forme differenti, tra cui contributi a fondo perduto, agevolazioni fiscali, contributive, finanziamenti a condizioni favorevoli e garanzie pubbliche. Il regime de minimis non identifica quindi uno specifico finanziamento, ma un insieme di regole applicabili a diverse misure di sostegno alle imprese. Ogni agevolazione conserva i propri requisiti di accesso, le proprie modalità di richiesta e le eventuali limitazioni settoriali.

Come funziona il regime de minimis?

Il funzionamento del regime de minimis si basa su un limite massimo di aiuti concedibili a un’impresa unica nell’arco di un determinato periodo. Quando un’amministrazione pubblica intende concedere un incentivo in questo regime, deve verificare che l’importo del nuovo beneficio, sommato agli altri aiuti de minimis rilevanti già concessi, non superi il massimale stabilito dal regolamento applicabile. La verifica deve tenere conto degli aiuti ottenuti attraverso differenti amministrazioni e programmi, anche quando riguardano finalità diverse. Una società potrebbe, per esempio, aver beneficiato di un contributo regionale per la digitalizzazione, di un’agevolazione nazionale per l’assunzione di personale e di un finanziamento pubblico destinato a investimenti tecnologici. Se tutte queste misure sono state concesse in regime de minimis, i relativi importi rilevanti devono essere considerati ai fini del calcolo del plafond disponibile. Non tutti i contributi pubblici, però, rientrano automaticamente nel regime de minimis. Alcune agevolazioni sono disciplinate da regolamenti di esenzione per categoria, regimi autorizzati dalla Commissione europea o altre disposizioni specifiche.

Qual è il limite massimo dei contributi de minimis?

Il Regolamento (UE) 2023/2831, applicabile dal 1° gennaio 2024, ha aumentato il limite generale degli aiuti de minimis a 300.000 euro per impresa unica nell’arco di tre anni. Il precedente Regolamento (UE) 1407/2013 prevedeva un massimale ordinario di 200.000 euro, oggi superato per le nuove concessioni soggette alla disciplina generale. La soglia di 300.000 euro si applica indipendentemente dalla forma dell’aiuto e dalla sua finalità, purché siano rispettate tutte le condizioni del regolamento. Il limite non rappresenta un contributo garantito alle imprese, ma l’importo massimo complessivo di aiuti che può essere concesso nel periodo considerato. L’accesso ai singoli incentivi dipende infatti dalle risorse disponibili, dai requisiti dei bandi e dalle procedure previste dalle amministrazioni concedenti. Il Regolamento 2023/2831 si applica fino al 31 dicembre 2030, salvo successive modifiche o proroghe.

Come si calcolano i tre anni del de minimis?

Una delle modifiche introdotte dalla nuova disciplina riguarda il periodo utilizzato per verificare il rispetto del massimale. Il precedente sistema faceva riferimento all’esercizio finanziario in corso e ai due esercizi finanziari precedenti. Il Regolamento (UE) 2023/2831 prevede invece un periodo mobile di tre anni. Questo significa che, prima della concessione di un nuovo aiuto, occorre considerare gli aiuti de minimis già concessi nei tre anni precedenti, calcolati rispetto alla data della nuova concessione. Per esempio, se un’impresa richiede un’agevolazione il 15 novembre 2026, la verifica deve considerare le concessioni rilevanti a partire dal 15 novembre 2023, secondo le regole applicabili al singolo regime. Il calcolo deve essere aggiornato ogni volta che viene concesso un nuovo beneficio. Non è quindi sufficiente verificare gli importi ricevuti negli ultimi tre bilanci approvati, perché il periodo di riferimento non coincide necessariamente con gli esercizi contabili della società.

Quando un aiuto de minimis si considera concesso?

La data rilevante ai fini del calcolo non coincide necessariamente con quella in cui l’impresa riceve materialmente il denaro. L’articolo 3 del Regolamento (UE) 2023/2831 stabilisce che un aiuto de minimis si considera concesso nel momento in cui all’impresa viene attribuito, secondo il regime giuridico nazionale applicabile, il diritto a riceverlo. La data della successiva erogazione non modifica questo principio. Se un’amministrazione concede formalmente un contributo e lo paga dopo alcuni mesi, ai fini del de minimis rileva la data in cui è sorto il diritto all’agevolazione. Nei finanziamenti agevolati e nelle garanzie, inoltre, l’importo da considerare non coincide necessariamente con il valore nominale del finanziamento o della garanzia, ma con il relativo equivalente sovvenzione lordo (ESL), calcolato secondo le regole applicabili. Questa distinzione è particolarmente importante quando una startup utilizza contemporaneamente contributi a fondo perduto, prestiti agevolati e strumenti di garanzia pubblica.

Che cosa significa impresa unica nel regime de minimis?

Il massimale de minimis non si applica necessariamente alla singola società considerata isolatamente. Il regolamento utilizza il concetto di impresa unica, che comprende anche altre imprese legate attraverso determinati rapporti di controllo. In particolare, vengono considerate parte della stessa impresa unica le società tra le quali esistono relazioni quali il possesso della maggioranza dei diritti di voto, il diritto di nominare o revocare la maggioranza degli amministratori, l’esercizio di un’influenza dominante in virtù di un contratto o di una disposizione statutaria e il controllo della maggioranza dei diritti di voto attraverso accordi con altri soci. Rientrano nel perimetro anche le imprese collegate indirettamente attraverso altre società. La verifica deve quindi essere effettuata sull’intero insieme delle imprese che soddisfano le condizioni previste dal regolamento, tenendo conto del perimetro territoriale rilevante. Questo significa che due società controllate dallo stesso gruppo possono dover condividere il medesimo plafond de minimis, anche se dispongono di personalità giuridica, bilanci e codici fiscali differenti.

Quali sono i limiti de minimis per agricoltura, pesca e altri settori?

Il massimale generale di 300.000 euro non si applica indistintamente a tutte le attività economiche. Alcuni settori sono disciplinati da regolamenti specifici, che prevedono soglie e condizioni differenti. Per la produzione primaria di prodotti agricoli, il Regolamento (UE) 2024/3118 ha modificato la disciplina precedente, aumentando a 50.000 euro il massimale degli aiuti de minimis concedibili a un’impresa unica nell’arco di tre anni. Per la produzione primaria nei settori della pesca e dell’acquacoltura, la normativa prevede un limite che può arrivare a 40.000 euro nel periodo di riferimento, alle condizioni stabilite dal Regolamento (UE) 717/2014, come modificato dal Regolamento (UE) 2023/2391. Per le imprese che forniscono servizi di interesse economico generale (SIEG), il Regolamento (UE) 2023/2832 stabilisce invece un massimale di 750.000 euro nell’arco di tre anni. Anche la disciplina relativa al trasporto merci su strada è cambiata: il precedente limite specifico di 100.000 euro è stato eliminato e, per gli aiuti rientranti nel regime generale, si applica il massimale di 300.000 euro. La presenza di attività in settori differenti richiede una verifica delle disposizioni sul cumulo e, quando previsto, una separazione delle attività o una distinzione dei costi.

Quali imprese possono ricevere aiuti de minimis?

Il regime de minimis può essere utilizzato da imprese di dimensioni differenti, comprese startup innovative, PMI, grandi imprese e altre organizzazioni che esercitano un’attività economica, purché rispettino le condizioni previste dalla normativa e dal singolo bando. Il Regolamento (UE) 2023/2831 non limita l’applicazione alle sole piccole e medie imprese. Restano però esclusi dal regime generale alcuni settori e tipologie di aiuto, come quelli destinati alla produzione primaria di prodotti agricoli e della pesca e dell’acquacoltura, soggetti a discipline specifiche. Non possono inoltre essere concessi in questo regime gli aiuti direttamente collegati alle quantità esportate, alla costituzione e gestione di reti distributive all’estero o ad altre spese correnti connesse all’esportazione, né quelli subordinati all’impiego di prodotti nazionali rispetto a prodotti importati. Per le imprese attive in più settori possono trovare applicazione regole che consentono di utilizzare il regime generale per le attività ammissibili, purché sia garantita la separazione richiesta dalla normativa.

Come verificare gli aiuti de minimis già ricevuti?

Prima di partecipare a un bando pubblico è opportuno controllare gli aiuti già concessi all’impresa e alle eventuali società che fanno parte della stessa impresa unica. In Italia il principale strumento di verifica è il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato (RNA), gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il Registro raccoglie informazioni sulle misure di aiuto e sulle singole concessioni, comprese quelle in regime de minimis, e consente alle amministrazioni di verificare il rispetto delle condizioni previste dalla normativa europea. Attraverso la sezione pubblica del Registro è possibile effettuare ricerche sulle agevolazioni concesse a una determinata impresa, utilizzando i dati identificativi disponibili. Per una corretta verifica occorre controllare la data di concessione, il regolamento applicato, l’importo dell’aiuto e l’eventuale presenza di operazioni di revoca o variazione. È inoltre necessario considerare gli altri soggetti che rientrano nella definizione di impresa unica. Le informazioni presenti nel Registro rappresentano il riferimento operativo per i controlli, ma l’impresa deve comunque verificare la correttezza dei dati e rispettare gli eventuali obblighi dichiarativi previsti dalla misura richiesta.

Come funziona il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato?

Il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato è stato istituito per garantire il monitoraggio delle agevolazioni pubbliche e prevenire il superamento dei massimali previsti dai regolamenti europei. Attraverso il sistema, le amministrazioni concedenti registrano gli aiuti e acquisiscono i codici identificativi necessari ai provvedimenti di concessione. Il Registro consente anche di verificare le informazioni relative alle agevolazioni già attribuite ai beneficiari e di effettuare controlli sul cumulo degli aiuti. Dal 1° gennaio 2026 il Regolamento (UE) 2023/2831 prevede che gli Stati membri assicurino l’inserimento delle informazioni relative agli aiuti de minimis in un registro centrale nazionale o europeo. In Italia il sistema di monitoraggio era già operativo attraverso il RNA, al quale si affiancano gli strumenti di registrazione previsti per settori specifici, come quelli agricolo e della pesca. Per le imprese, la consultazione preventiva delle informazioni disponibili consente di valutare il plafond residuo prima di presentare nuove domande di agevolazione.

Come si calcola il plafond de minimis disponibile?

Per determinare il plafond residuo occorre individuare il massimale applicabile e sottrarre gli aiuti de minimis rilevanti già concessi nel periodo di tre anni. Un’impresa che rientra nel regime generale e ha ottenuto 80.000 euro di aiuti de minimis nel primo periodo considerato e altri 120.000 euro successivamente, per esempio, avrà utilizzato complessivamente 200.000 euro del massimale di 300.000 euro. Se entrambe le concessioni rientrano nel periodo mobile di riferimento e non vi sono altri aiuti da considerare, il plafond residuo sarà pari a 100.000 euro. L’impresa potrà quindi ricevere un ulteriore aiuto de minimis generale entro tale importo, a condizione di rispettare i requisiti della misura e le altre disposizioni applicabili. Il calcolo deve però comprendere anche gli aiuti attribuiti alle società che fanno parte della stessa impresa unica. Per questo, prima di presentare una nuova domanda, è necessario verificare l’intero perimetro societario e gli importi effettivamente rilevanti ai fini del regime.

Cosa succede se si supera il limite de minimis?

Il superamento del massimale previsto dal regolamento può impedire la concessione del nuovo aiuto in regime de minimis. Se l’importo richiesto determina il superamento della soglia applicabile, il beneficio non può essere concesso integralmente sulla base di quel regime. Un eventuale ridimensionamento dell’agevolazione deve essere consentito dalle disposizioni che disciplinano la misura e dalle procedure di concessione. Non è quindi corretto presumere che un’amministrazione possa sempre concedere automaticamente soltanto la parte residua del plafond. Se un aiuto viene attribuito in violazione delle condizioni previste, possono emergere conseguenze amministrative e obblighi di recupero secondo la disciplina applicabile. Per le imprese che partecipano frequentemente a bandi pubblici, il monitoraggio del plafond dovrebbe essere integrato nella gestione della finanza agevolata, soprattutto quando più domande vengono presentate contemporaneamente a enti differenti.

Gli aiuti de minimis sono cumulabili con altri contributi?

Gli aiuti de minimis possono essere cumulati con altre agevolazioni pubbliche, ma devono essere rispettate le regole previste dai regolamenti europei e dalle singole misure. Gli aiuti concessi ai sensi del Regolamento (UE) 2023/2831 possono essere cumulati con altri aiuti de minimis entro il massimale pertinente e secondo le disposizioni applicabili ai diversi regimi. Il cumulo con agevolazioni concesse ai sensi di regolamenti di esenzione per categoria o di decisioni della Commissione europea è possibile alle condizioni previste dalla normativa. Quando gli aiuti riguardano gli stessi costi ammissibili, occorre verificare che la somma delle agevolazioni non superi l’intensità massima di aiuto o l’importo massimo applicabile alla specifica operazione. Gli aiuti de minimis che non sono concessi per costi ammissibili specifici, o non sono imputabili a tali costi, possono essere cumulati secondo le condizioni previste dal regolamento. Per una startup che utilizza contemporaneamente contributi regionali, incentivi nazionali e strumenti europei, la verifica delle regole di cumulo è quindi altrettanto importante quanto il controllo del plafond de minimis.

Quali agevolazioni per startup e PMI rientrano nel regime de minimis?

Il regime de minimis viene utilizzato per numerose misure di sostegno alle imprese, ma l’inquadramento dipende sempre dalla normativa che disciplina il singolo incentivo. Possono rientrarvi contributi destinati alla digitalizzazione, all’innovazione, alla formazione del personale, all’internazionalizzazione e ad alcuni programmi di sviluppo imprenditoriale. Anche determinate agevolazioni fiscali e contributive possono essere concesse nell’ambito di questo regime. Un esempio riguarda gli incentivi fiscali per gli investimenti nel capitale delle startup innovative, per i quali il Ministero delle Imprese e del Made in Italy prevede uno specifico regime de minimis con condizioni dedicate. La verifica deve essere effettuata considerando il beneficiario dell’aiuto e le regole della misura, perché la presenza di un investitore terzo non esclude che l’agevolazione possa incidere sul plafond della startup destinataria dell’investimento. Per conoscere il regime applicabile a un incentivo è necessario consultare il bando, il decreto attuativo o la documentazione ufficiale dell’amministrazione concedente.

Come richiedere un contributo in regime de minimis?

Per richiedere un’agevolazione in regime de minimis occorre seguire la procedura prevista dal bando o dalla misura di riferimento. La domanda può richiedere informazioni relative all’impresa, alla sua struttura proprietaria, agli investimenti programmati, alla situazione economico-finanziaria e agli aiuti pubblici già concessi. L’amministrazione può inoltre richiedere dichiarazioni relative all’impresa unica e al rispetto dei massimali previsti. Le modalità di presentazione variano da un incentivo all’altro e possono prevedere piattaforme telematiche, graduatorie, procedure a sportello o finestre temporali prestabilite. Il rispetto del plafond non garantisce da solo l’ammissione al beneficio: occorre soddisfare anche tutti i requisiti tecnici, amministrativi, economici e settoriali previsti. Dopo la concessione, l’impresa deve rispettare gli eventuali obblighi di rendicontazione, conservazione documentale e mantenimento degli investimenti. Per evitare errori, è opportuno costruire un prospetto aggiornato degli aiuti concessi, riportando per ciascuna misura la data, l’importo rilevante, il regolamento applicato e l’amministrazione concedente.

Perché il regime de minimis è importante per startup e PMI?

Per le startup e le PMI, il regime de minimis consente di accedere a numerose misure pubbliche attraverso procedure che non richiedono la notifica individuale alla Commissione europea. La possibilità di ottenere contributi, agevolazioni fiscali e finanziamenti a condizioni favorevoli può sostenere investimenti tecnologici, progetti di sviluppo e iniziative di crescita. Il sistema richiede però un controllo puntuale degli aiuti concessi nel tempo, soprattutto quando un’impresa partecipa a più bandi o appartiene a un gruppo societario. Il passaggio al massimale generale di 300.000 euro e l’introduzione del periodo mobile di tre anni hanno modificato sensibilmente le modalità di calcolo rispetto alla disciplina precedente. Per una corretta pianificazione finanziaria è quindi necessario distinguere tra aiuti soggetti al regime de minimis e agevolazioni disciplinate da altri strumenti europei, verificando anche le eventuali limitazioni sul cumulo.

Conclusioni

I contributi de minimis sono uno degli strumenti utilizzati dalla normativa europea per consentire la concessione di aiuti pubblici di importo limitato alle imprese. Il Regolamento (UE) 2023/2831 ha fissato il massimale generale a 300.000 euro nell’arco di tre anni, introducendo un criterio di calcolo basato su un periodo mobile e mantenendo il riferimento all’impresa unica. Per alcuni settori, tra cui agricoltura, pesca e servizi di interesse economico generale, continuano ad applicarsi discipline specifiche con soglie differenti. Prima di richiedere un nuovo incentivo, startup e PMI devono verificare gli aiuti già concessi, il plafond disponibile e le condizioni di cumulo previste dal bando. Il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato costituisce il principale riferimento per effettuare questi controlli e conoscere le agevolazioni registrate a favore delle imprese.

Giornalista, copywriter, esperto di finanza e marketing editoriale, collabora con alcuni dei più noti network nazionali dell'informazione

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