AI e lavoro: cosa sta davvero cambiando

Il rapporto tra AI e lavoro è tra i temi più discussi degli ultimi anni, ma la sua misurazione resta complessa. Uno studio pubblicato il 5 marzo 2026 da Maxim Massenkoff e Peter McCrory propone un nuovo approccio per valutare come i modelli di linguaggio di grandi dimensioni influenzino le professioni e le dinamiche occupazionali.
Il report introduce la metrica chiamata “observed exposure”, pensata per stimare il rischio di automazione delle professioni utilizzando sia le capacità teoriche dell’intelligenza artificiale sia i dati di utilizzo reale degli strumenti AI nel lavoro quotidiano.
Questo metodo permette di osservare con maggiore precisione la distanza tra le possibilità tecniche dell’AI e la sua effettiva applicazione nei contesti professionali.
Il divario tra capacità teorica e utilizzo reale
Una delle evidenze principali dello studio riguarda la differenza tra potenziale tecnologico e adozione concreta nel contesto di AI e lavoro.
Molte attività lavorative possono essere automatizzate in teoria con modelli linguistici avanzati, mentre nella pratica l’adozione procede con maggiore gradualità. Tra i fattori che incidono su questo processo rientrano i vincoli normativi, la necessità di supervisione umana e l’integrazione con software e processi aziendali già esistenti.
Per costruire la nuova metrica i ricercatori hanno integrato dati provenienti da tre fonti: il database O*NET, che descrive le attività associate a circa 800 professioni negli Stati Uniti; i dati di utilizzo dell’AI raccolti nell’Anthropic Economic Index; e le stime sulla capacità teorica dei modelli linguistici di accelerare specifiche attività lavorative.
L’indicatore risultante misura quanto le attività di una professione risultino contemporaneamente automatizzabili dal punto di vista tecnico e già coinvolte nell’utilizzo reale dell’intelligenza artificiale.
Le professioni più esposte all’intelligenza artificiale
L’analisi individua alcune professioni con livelli di esposizione particolarmente elevati nell’evoluzione del rapporto tra AI e lavoro.
Tra queste figurano i programmatori informatici, con una copertura stimata delle attività intorno al 75%. Seguono operatori del customer service, specialisti di data entry e analisti finanziari. Si tratta di ruoli caratterizzati da attività digitali e fortemente basate sull’elaborazione di informazioni.
Molte altre occupazioni risultano invece poco coinvolte nell’utilizzo dell’AI. Circa il 30% dei lavoratori svolge attività che compaiono raramente nei dati di utilizzo, come cuochi, meccanici motociclistici, bagnini o addetti alla ristorazione.
La differenza riflette una distinzione strutturale tra lavori che si svolgono principalmente su contenuti digitali e professioni che richiedono presenza fisica o interazione diretta con l’ambiente.

Crescita occupazionale più lenta nei lavori più esposti
Lo studio confronta il livello di esposizione all’intelligenza artificiale con le previsioni di crescita occupazionale pubblicate dal Bureau of Labor Statistics per il periodo 2024–2034, offrendo nuove indicazioni sul rapporto tra AI e lavoro.
Dai risultati emerge una correlazione moderata tra esposizione all’AI e prospettive di crescita dell’occupazione. Le professioni con maggiore copertura delle attività da parte dell’AI presentano previsioni di crescita leggermente inferiori.
L’analisi mostra che un aumento di dieci punti percentuali nell’esposizione è associato a una riduzione di circa 0,6 punti percentuali nelle previsioni di crescita occupazionale.
Il dato indica una possibile riduzione della domanda futura di alcune professioni, pur senza evidenziare effetti immediati sull’occupazione.
Il profilo dei lavoratori più esposti
Lo studio evidenzia anche alcune caratteristiche dei lavoratori impiegati nelle professioni più esposte all’intelligenza artificiale nel nuovo scenario di AI e lavoro.
Questi lavoratori presentano mediamente livelli di istruzione più elevati e salari più alti rispetto a quelli impiegati nei lavori meno esposti. Inoltre la quota di lavoratrici risulta più alta nelle professioni con maggiore esposizione.
Tra i lavoratori con maggiore esposizione la presenza di persone con titoli universitari o post laurea è significativamente superiore rispetto ai gruppi meno esposti.
Disoccupazione stabile nelle professioni più esposte
L’analisi dei dati del Current Population Survey negli Stati Uniti non evidenzia aumenti significativi della disoccupazione nelle professioni maggiormente esposte all’intelligenza artificiale, uno degli aspetti più osservati nel dibattito su AI e lavoro.
Il confronto tra lavoratori con alta esposizione e lavoratori con esposizione minima mostra andamenti simili dei tassi di disoccupazione dopo la diffusione di strumenti di AI generativa nel 2022.
L’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro appare quindi ancora limitato nei principali indicatori occupazionali.
Prime indicazioni sulle assunzioni dei giovani
Lo studio individua però un segnale che riguarda l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro nel contesto di AI e lavoro.
Tra i lavoratori tra i 22 e i 25 anni il tasso di accesso a nuove posizioni nelle professioni con maggiore esposizione all’AI è diminuito rispetto ai livelli osservati nel 2022. La riduzione stimata del tasso di ingresso nelle occupazioni più esposte è pari a circa il 14%.
Questo andamento non emerge nelle fasce di età più alte. Gli autori segnalano che il fenomeno potrebbe riflettere cambiamenti nelle strategie di assunzione delle imprese o percorsi professionali diversi per i lavoratori più giovani.
Un fenomeno da osservare nel lungo periodo
Gli autori dello studio sottolineano che i risultati attuali rappresentano una fase iniziale dell’analisi dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e del rapporto tra AI e lavoro.
La metodologia proposta permette di aggiornare l’analisi nel tempo integrando nuovi dati sull’utilizzo dell’AI e sull’evoluzione delle dinamiche occupazionali.
Secondo i ricercatori, questo approccio potrà contribuire a individuare in modo più preciso eventuali trasformazioni del mercato del lavoro man mano che l’adozione delle tecnologie di intelligenza artificiale diventerà più diffusa.





