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GEO è la nuova SEO: così le startup stanno imparando a farsi trovare dai chatbot

C’è una nuova frontiera nel mondo del marketing digitale, e sta mettendo alla prova le regole del gioco costruite nell’era dei motori di ricerca: si chiama GEO, acronimo di generative engine optimisation. A differenza della SEO tradizionale, che punta a far salire un sito nei risultati di Google, la GEO si concentra sull’apparire nelle risposte generate dai chatbot come ChatGPT, Claude o Perplexity.ai.

Con oltre 900 milioni di utenti settimanali attivi su ChatGPT (erano 400 milioni a febbraio), secondo la società di ricerca Demandsage, il cambiamento è in atto. Sempre più persone usano i modelli linguistici generativi come prima fonte di informazione, e le startup lo sanno: ottenere una menzione da parte di un chatbot può significare visibilità immediata e nuovi clienti.

GEO: il nuovo terreno di battaglia

«La GEO è il nuovo campo di battaglia nella guerra della SEO, una corsa agli armamenti digitale», afferma Luke Costley-White, chief growth officer di DojoAI, piattaforma che supporta le aziende nel marketing automatizzato. Secondo lui, molte aziende si muovono oggi tra «paura, incertezza e hype».

Nel nuovo scenario, le aziende stanno spendendo anche migliaia di euro al mese per scoprire come “entrare” nel linguaggio dei chatbot. Alcune si affidano a esperti di “AI visibility” o a strumenti di analisi pensati per tracciare il comportamento degli LLM. Tra le startup in prima linea c’è la berlinese Peec.ai, che ha raccolto 7 milioni di euro nei suoi primi cinque mesi di vita.

Cosa significa fare GEO?

Fare GEO significa ottimizzare contenuti per le domande rivolte a un chatbot, anziché per le parole chiave cercate su Google. Mentre la SEO lavora su query come “miglior gestionale contabile”, la GEO mira a far apparire il proprio brand in risposte a prompt più discorsivi, come “qual è il miglior strumento contabile per startup?”

«Con la SEO avevi parole chiave chiare. Sapevi come le persone cercavano un servizio e costruivi una strategia. Con gli LLM, invece, è tutto meno lineare: cercano di anticipare l’intento dell’utente», spiega Pavel Shynkarenko, fondatore della piattaforma di pagamenti per freelancer Mellow.

Questo significa lavorare su una gamma più ampia di scenari d’uso, comprendendo come gli utenti descrivono i loro problemi o bisogni, anche quando non usano direttamente il nome di un servizio.

I risultati possono arrivare prima

Un vantaggio? I tempi. «Con la SEO l’impatto si vedeva dopo anni. Con la GEO lo vedo in mesi», afferma Costley-White. Shynkarenko conferma: Mellow ha acquisito 30 clienti in quattro mesi, grazie a query molto specifiche come “farshoring” o “overseas talents” che ChatGPT ha saputo interpretare come rilevanti per i loro servizi.

«Non ci avrebbero trovato su Google. Ma i chatbot, a differenza dei motori di ricerca, accompagnano l’utente passo dopo passo nel processo di risoluzione del problema, aprendo nuove porte di accesso ai nostri servizi», spiega Shynkarenko.

GEO e SEO: più simili di quanto si pensi

Nonostante il cambio di paradigma, molti esperti concordano: GEO e SEO non sono mondi separati, ma complementari. «Un sito veloce, una buona navigazione e contenuti che rispondono davvero alle domande degli utenti restano fondamentali», sottolinea Adam Sidorczuk, SEO freelance.

Ecco come Mellow ha ottenuto visibilità:

  • Ha analizzato query chiave con strumenti come Ahrefs e Semrush.

  • Ha creato contenuti editoriali curati, con riferimenti e fonti, per attrarre link da altri siti.

  • Ha potenziato la propria presenza su directory come G2, molto indicizzate e spesso citate dagli LLM.

  • Ha attivato campagne pubblicitarie mirate sui temi strategici.

  • Ha usato strumenti come Ahrefs AI monitoring tool, che analizza quali fonti vengono più citate dai chatbot.

GEO in pratica: il caso Ivee

Anche la piattaforma di recruiting Ivee ha beneficiato della GEO. Lara Kennedy, senior marketing associate, racconta che il team ha immaginato i prompt più probabili degli utenti: “che tipo di supporto esiste nel Regno Unito per le donne che rientrano al lavoro?”

«L’ideale è che la risposta del chatbot porti a un clic sul nostro sito, non che risolva tutto da solo», spiega. Il risultato? Un aumento del 120% di visitatori da ChatGPT negli ultimi tre mesi, nonostante il periodo estivo tipicamente lento.

Scrivere per l’uomo, ma con l’AI in mente

Le best practice emergenti sono chiare: contenuti chiari, strutturati e aggiornati. I chatbot apprezzano FAQ dettagliate, headline leggibili e formati a elenco o Q&A, facilmente “digeribili” da un LLM.

«I contenuti devono essere più incisivi, meglio organizzati, davvero utili. Scriviamo per le persone, ma con le macchine in mente», afferma Maia Iva, CEO di Kweet, startup che supporta le nonprofit nella comunicazione.

E come con la SEO tradizionale, i modelli AI tendono a favorire i brand con citazioni diffuse e autorevoli, sia su siti giornalistici che su piattaforme come LinkedIn, Reddit o YouTube.

L’importanza della tempestività e dell’identità

Essere presenti nel momento giusto è un vantaggio competitivo. Costley-White consiglia di intervenire nelle conversazioni digitali quando avvengono: pubblicare un blog in risposta a una breaking news, partecipare a un thread su LinkedIn o una discussione su Reddit.

Anche la chiarezza del brand è essenziale. «Le aziende devono essere cristalline su chi sono, cosa rappresentano, cosa vogliono comunicare e a chi si rivolgono. Se non lo sai tu, non lo saprà certo un modello AI», afferma Miriam Rönnau, content lead dell’agenzia tedesca Piabo.

Il futuro del marketing è ibrido

Guardando avanti, Costley-White immagina una trasformazione del ruolo del SEO manager: «Verrà automatizzato. Al suo posto emergerà il content editor, un curatore di contenuti capace di definire la voce del brand, scegliere i dibattiti a cui partecipare e produrre contenuti che interessano le persone e siano facilmente leggibili dall’intelligenza artificiale».

Per le startup, il messaggio è chiaro: non basta più essere trovabili, bisogna essere rilevanti — anche per una macchina.

Fonte: Sifted

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