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Pescatori di startup

Da oltre venti anni passo le vacanze nello stesso posto, in Puglia. È un luogo tranquillo, anzi tranquillissimo: niente vita notturna, poco rumore, un mare bellissimo e un lago salato che costeggio ogni giorno — la mattina, il pomeriggio e la sera, quando porto a spasso il cane. Quando frequenti un posto per così tanto tempo, finisci per conoscerne i rituali, e su quel lago ce n’è uno che si ripete identico da sempre. Cambiano le persone, spesso di settimana in settimana seguendo il ricambio dei turisti, ma il sogno è sempre lo stesso: pescare.

A volte sono famiglie con bambini, altre pescatori solitari o gruppi di amici con una meticolosa formazione su Wikipedia.

Arrivano attrezzatissimi, decisi e agguerriti con canne, esche, retini e tutto l’occorrente. A volte sono famiglie con bambini, altre pescatori solitari o gruppi di amici con una meticolosa formazione su Wikipedia. Qualcuno sta già immaginando una settimana di grigliate a base del pesce appena tirato fuori dall’acqua. C’è solo un problema, e lo dico con l’autorevolezza di chi quel lago lo osserva da circa un quarto di secolo: non ricordo praticamente di aver mai visto nessuno pescare qualcosa lì dentro che non fosse qualche minuscolo e triste cefalotto. Ho visto gente farsi foto con delle spigole in mano, il lago sullo sfondo e lo scontrino della pescheria che spuntava fuori da un sacchetto di plastica messo consapevolmente in disparte.

Ho visto gente farsi foto con delle spigole in mano, il lago sullo sfondo e lo scontrino della pescheria che spuntava fuori da un sacchetto di plastica messo consapevolmente in disparte.

Eppure in paese c’è un negozio di articoli da pesca che lavora benissimo. Vende canne, esche vive e artificiali, ami, retini e soprattutto consigli: qual è l’esca giusta per quel pesce, a che ora conviene andare, qual è il punto migliore del lago, forse persino il posto segreto che conoscono in pochi. Ho il sospetto che sia lui, alla fine, a guadagnare di più dal sogno dei pescatori. Piccolo particolare: tutti in paese sanno che il commerciante in realtà non ha mai pescato in vita sua, tranne gli aspiranti pescatori.

E poi c’è la pescheria, l’unica del paese e anche piuttosto cara, dove molti finiscono la giornata: dopo ore passate con la canna in mano senza aver preso nulla, comprano due calamari  o qualche gambero per salvare almeno la cena.

Ogni volta che assisto a questa scena, il pensiero mi va al mondo delle startup. A chi sogna di avere l’idea giusta, validarla, raccogliere capitali, crescere e magari arrivare a una exit, e intorno a sé trova un piccolo esercito di persone prontissime a spiegargli quale esca usare, dove lanciare la lenza e a che ora presentarsi sul lago. Con una differenza non trascurabile: parecchi di quelli che spiegano come si crea una startup non ne hanno mai fondata una, non hanno mai fatto una exit e forse arrivano anche loro da una meticolosa formazione su Wikipedia. Certo, non hanno mai pescato neanche un pesciolino rosso, però le canne e le esche le sanno vendere molto bene.

Parecchi di quelli che spiegano come si crea una startup non ne hanno mai fondata una, non hanno mai fatto una exit e forse arrivano anche loro da una meticolosa formazione su Wikipedia.

Qualche mattina fa, però, sul lago ho visto qualcosa di diverso. In mezzo a tutti quei pescatori c’erano una mamma e una bambina di una decina d’anni. Niente canna sofisticata, niente attrezzatura da negozio specializzato, e non mi sembravano il tipo di persone che si erano preparate su manuali e tutorial. Avevano un ramo corto, uno spago, un amo e una cozza. Ma soprattutto non stavano cercando di prendere quello che cercavano tutti gli altri: pescavano granchi blu. Accanto a loro c’era un secchiello, e il secchiello era pieno.

Due anni fa avevo scritto un articolo intitolato “Le startup spiegate a mia figlia di nove anni“. Questa volta è andata al contrario: è stata una bambina di dieci anni a spiegare qualcosa sulle startup a me.

Forse innovare è anche questo. Smettere per un momento di chiedersi quale sia l’esca migliore e guardare cosa c’è davvero nell’acqua. Non fare meglio degli altri esattamente la stessa cosa, ma accorgersi che, mentre tutti aspettano un pesce che non abbocca, sotto i loro piedi ci sono granchi che nessuno sta pescando. E iniziare da lì. Perché qualche volta il problema non è la canna, non è l’esca e non è nemmeno il pescatore. È che stiamo tutti cercando di pescare la stessa cosa.

Business Development Manager at Dynamo, Author Manuale di Equity Crowdfunding, Angel Investor in CrossFund, Journalist, Crowdfunding Marketing Strategist, Startup-News.it founder, IED Lecturer.

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