Waymo accelera sui robotaxi: il Texas cresce del 49% in tre settimane
La nuova frontiera dei robotaxi americani passa dal Texas e viaggia a bordo di un minivan costruito in Cina. È qui che Waymo sta imprimendo una delle accelerazioni più significative alla propria espansione: in appena tre settimane, la flotta registrata nello Stato è cresciuta del 49%, raggiungendo 1.102 veicoli autonomi al 24 settembre. Un salto che racconta come la guida senza conducente stia entrando in una fase sempre più industriale, nella quale disponibilità delle vetture, capacità produttiva e costi diventano decisivi quanto il software.
I dati, riportati da TechCrunch sulla base delle registrazioni statali e del Texas Autonomous Vehicle Fleet Tracker, mostrano anche una crescita meno distribuita di quanto suggerisca la mappa del servizio. Waymo raggiunge più città, ma concentra ancora gran parte dei propri mezzi in pochi mercati.
Quindici città, ma l’80% dei veicoli è in due Stati
Nel settembre 2024 Waymo operava commercialmente soltanto a Phoenix, Los Angeles e San Francisco. Due anni dopo, le città statunitensi servite sono diventate 15, mentre le corse a pagamento hanno raggiunto una media di 500.000 a settimana. La società, nata dal progetto di guida autonoma di Google e tuttora controllata da Alphabet, dispone di circa 4.000 robotaxi. Approssimativamente l’80% si trova però tra California e Texas. Gli altri 800 veicoli sono distribuiti negli ulteriori mercati, compresi Arizona e Florida.
La centralità della California riflette la storia dell’azienda: sede nella Silicon Valley, anni di sperimentazione sul territorio e un pubblico ricettivo verso le nuove tecnologie. Il Texas rappresenta invece il fronte sul quale l’espansione sta acquistando maggiore velocità. Questa concentrazione suggerisce una strategia che affianca all’ingresso in nuove città il rafforzamento della presenza nei mercati già aperti. Per un servizio di trasporto, infatti, la dimensione della flotta disponibile conta quanto l’estensione geografica dell’offerta.
Il Texas accelera dopo un’estate stabile
L’ingresso commerciale di Waymo ad Austin risale al marzo 2025, attraverso la collaborazione con Uber, che permette agli utenti di prenotare i robotaxi dalla propria app. Successivamente il servizio è arrivato anche a Dallas, Houston e San Antonio. Durante l’estate, la flotta texana era aumentata gradualmente: circa 600 veicoli a giugno, poco più di 700 alla fine di agosto. A settembre il ritmo è cambiato, soprattutto grazie all’arrivo dei nuovi minivan Ojai, che rappresentano ormai circa un terzo dei mezzi Waymo registrati nello Stato.
Il dato sulle registrazioni fotografa l’aumento dei veicoli presenti, senza indicare quanti siano contemporaneamente impegnati nel servizio. Resta però un segnale concreto dell’investimento sul mercato texano e del ruolo assegnato alla nuova piattaforma nella prossima fase di crescita.
Ojai, il minivan progettato per aumentare i volumi
Finora l’immagine dei robotaxi Waymo è stata legata soprattutto ai SUV elettrici bianchi Jaguar I-Pace. Ojai introduce una nuova base industriale: il veicolo deriva dallo Zeekr RT, prodotto dal marchio del gruppo cinese Geely. Il minivan utilizza la piattaforma SEA-M, sviluppata per applicazioni come robotaxi e veicoli destinati alle consegne. Le vetture vengono spedite negli Stati Uniti senza la tecnologia cinese per le auto connesse e successivamente trasferite nello stabilimento Waymo in Arizona, dove ricevono il sistema di guida autonoma dell’azienda.
A bordo trovano posto la sesta generazione della tecnologia Waymo, interni pensati per un utilizzo intensivo e un’interfaccia passeggeri aggiornata. È prevista anche l’integrazione di Gemini, l’intelligenza artificiale di Google, come assistente durante il viaggio. L’obiettivo industriale è sostenere un servizio su scala maggiore, con un veicolo progettato per affrontare l’uso ripetuto e quotidiano tipico del trasporto passeggeri. La capacità di contenere i costi diventa quindi parte integrante della strategia di espansione.
I dazi complicano la corsa alla redditività
Proprio sui costi emerge una delle principali contraddizioni del progetto. Ojai dovrebbe contribuire a rendere economicamente più efficiente il servizio e ad avvicinare Waymo alla redditività. La produzione cinese espone però ogni veicolo importato al peso dei dazi statunitensi, riducendo i benefici attesi.
Per il momento, l’azienda sembra intenzionata a proseguire. Secondo il rapporto di settembre della società di ricerca MoffettNathanson, citato da TechCrunch, Waymo sarebbe sulla traiettoria per importare 5.100 Ojai entro la fine del 2026. La stima si basa sull’analisi dei documenti di spedizione: riguarda quindi gli arrivi previsti, non il numero di robotaxi già operativi. Il Texas sarà uno degli sbocchi di questa crescita. Anche la Florida, dove Waymo opera in tre città, e mercati più recenti come Las Vegas potrebbero ricevere nuovi veicoli.
Per il settore della mobilità autonoma, la partita si sposta così dalla dimostrazione tecnologica alla sostenibilità industriale. Aumentare le corse è essenziale; trasformarle in un’attività redditizia richiede anche vetture disponibili, processi efficienti e costi compatibili con un servizio di massa.





