Digital Product Passport: la nostra guida per le aziende

Il Digital Product Passport (DPP), o passaporto digitale di prodotto, è una carta d’identità digitale del prodotto: raccoglie in modo standardizzato le informazioni su materiali, componenti, sostenibilità e circolarità, rendendole accessibili a imprese, consumatori, riparatori, riciclatori e autorità di controllo. Attenzione, però, a non confonderlo con un semplice QR code: quest’ultimo può essere certamente il punto di accesso al DPP, ma il passaporto è l’insieme di dati, identificativi, regole di accesso e responsabilità che sta dietro a quel codice.
Lo strumento nasce all’interno del Regolamento europeo ESPR sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, e i suoi requisiti (cosa deve essere pubblicato, in che formato, con quali soglie) sono definiti categoria per categoria attraverso atti delegati specifici. Non tutte le aziende sono dunque chiamate a intervenire con gli stessi tempi e gli stessi obblighi.
“Il punto che vedo più spesso sottovalutato dalle imprese è che il DPP non è un progetto IT a sé stante, ma un esercizio di governance del dato che coinvolge acquisti, qualità e fornitori insieme” – afferma Luigi Marino, CEO di Creact srl, la società che ha sviluppato DPP Hub, la piattaforma per creare, gestire e pubblicare il Passaporto Digitale di Prodotto.
Come funziona il DPP Registry europeo?
Dal 20 luglio 2026 è operativo il DPP Registry, il registro centrale europeo. È prima di tutto importante comprendere cosa contiene davvero: non si trova l’intero passaporto, ma gli identificativi, dati di registrazione e metadati di alto livello. I dati dettagliati restano invece archiviati in modo decentralizzato, sotto la responsabilità diretta degli operatori economici, che possono gestirli direttamente oppure appoggiarsi a un fornitore di servizi esterno.
Prima di poter registrare i passaporti, inoltre, l’organizzazione deve superare una fase di verifica. Il meccanismo, in sintesi, permette alle autorità di risalire rapidamente al passaporto associato a un prodotto, senza però centralizzare tutta l’informazione in un unico database europeo.
Quali dati può contenere un passaporto?
L’ampiezza dei dati da riportare nel passaporto dipende dalla categoria di prodotto. È tuttavia possibile individuare un insieme tipico di informazioni, che comprende:
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identità del prodotto, modello, lotto o unità;
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fabbricante e operatori economici responsabili lungo la filiera;
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composizione e provenienza dei materiali;
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eventuali sostanze rilevanti o preoccupanti;
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durata attesa, riparabilità e disponibilità dei ricambi;
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istruzioni di manutenzione e smontaggio;
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contenuto riciclato e possibilità di riciclo a fine vita;
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prestazioni ambientali richieste dalla norma di prodotto applicabile;
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documenti e dichiarazioni di conformità.
“Sono dati che in buona parte le aziende hanno già a disposizione. Sono però di norma sparsi tra ERP, sistemi qualità e fogli Excel dei fornitori, aprendo così le porte al vero lavoro, spesso molto complesso, che è quello di metterli in ordine e prepararli per il nuovo formato” – prosegue ancora Marino.
Le difficoltà operative da mettere in conto
Le difficoltà operative non sono però finite qui. L’impegno principale non è infatti tecnico in senso stretto (come la generazione di un codice tradizionale o un QR code, attività oggi molto semplici), quanto garantire l’affidabilità e la tracciabilità dei dati lungo tutta la filiera, spesso frammentata tra fornitori diversi, con formati incompatibili e senza identificativi comuni.
In particolare, tra le questioni operative più frequentemente citate come un potenziale ostacolo figurano:
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assegnare un proprietario chiaro a ciascun dato;
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collegare tra loro ERP, PLM, sistemi qualità e database dei fornitori;
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stabilire frequenza e responsabilità degli aggiornamenti;
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gestire livelli di accesso differenziati per informazioni riservate;
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garantire la persistenza dei dati anche dopo la vendita del prodotto;
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verificare l’interoperabilità tra sistemi e identificativi.
“Proprio per rispondere a queste difficoltà abbiamo creato DPP Hub, disponibile su passaportoprodotto.eu, un sistema che accompagna l’azienda dalla creazione del prodotto fino alla pubblicazione del DPP, separando in modo netto la preparazione dei dati, il controllo interno e la versione resa disponibile all’esterno – ci dice Marino – Il processo è guidato in cinque passaggi: si parte creando il prodotto (identità, categoria, immagini, informazioni di base), si assegna il template DPP adatto alla categoria, si compilano i dati tecnici, i documenti e gli eventuali collegamenti ai passaporti dei componenti, si rivede e approva la versione da pubblicare verificandone la completezza, e infine si pubblica generando QR code, pagina pubblica, file JSON ed Evidence Pack”.
Un elemento centrale del sistema così creato è che il DPP non è pensato come una scheda isolata. Il passaporto di un prodotto finito può infatti collegarsi ai passaporti dei suoi componenti (ad esempio la batteria o la scheda elettronica) senza duplicarne dati e documenti: ogni componente mantiene dunque un proprio identificativo, le proprie revisioni e la propria documentazione, mentre il prodotto finito conserva una vista chiara della composizione e rende navigabile la catena di fornitura direttamente dal passaporto.
“Lo stesso DPP, inoltre, mostra contenuti diversi a seconda di chi lo consulta: il pubblico generico vede il manuale d’uso e le informazioni essenziali su materiali, cura e fine vita; il riparatore accede alla documentazione tecnica, alle procedure di manutenzione e agli schemi necessari all’intervento; autorità e profili interni possono consultare certificazioni, evidenze e documenti di conformità riservati. L’URL pubblico resta semplice da consultare, mentre i contenuti protetti vengono mostrati solo dopo un accesso autorizzato – precisa Marino – L’accesso al sistema è pensato per essere immediato: la registrazione autonoma crea automaticamente lo spazio aziendale, il primo utente diventa amministratore e viene portato subito alla dashboard per configurare prodotti, template e passaporti – con un piano gratuito che include fino a 5 prodotti e configurazioni personalizzate disponibili per volumi maggiori”.
Accesso dei riparatori e condivisione del passaporto
Il tema dell’accesso differenziato torna spesso quando si parla di riparazione. Il riparatore non deve consultare l’intero fascicolo del prodotto, ma solo le informazioni funzionali all’intervento: procedure di manutenzione, schemi tecnici ed elenco dei ricambi disponibili. Rendere questo accesso ordinato, invece di far girare PDF e documentazione via email, è uno degli aspetti che le aziende con una rete di assistenza strutturata iniziano a considerare per prime nella costruzione del passaporto.
Ogni DPP pubblicato dispone inoltre di un URL persistente e di un QR code scaricabile: un identificativo stabile che resta associato al prodotto nel tempo, indipendentemente da eventuali cambi di piattaforma o fornitore. La pagina pubblica è pensata per essere responsive, così da poter essere consultata da smartphone, tablet o desktop, e i dati possono essere esposti anche in un formato leggibile dalle macchine, utile a chi deve integrarli nei propri sistemi.
Il modulo dedicato alla filiera del riciclo
Per i prodotti che lo richiedono, DPP Hub può essere esteso con un modulo opzionale dedicato alla filiera del riciclo, da attivare in base al progetto e al settore. Il modulo collega al prodotto finale e al relativo DPP gli ingressi di rifiuto, gli eventi di lavorazione, i bilanci di massa, i lotti riciclati, i test di qualità, il Material Passport e le spedizioni: informazioni che, a differenza del DPP base, seguono il materiale anche a monte della sua trasformazione in componente o prodotto finito.
“È un modulo pensato per chi deve dimostrare, lotto per lotto, la provenienza e la qualità del materiale riciclato che finisce in un nuovo prodotto – spiega Marino – Resta comunque un’estensione: la piattaforma funziona perfettamente anche senza attivarla, per le aziende che devono pubblicare un DPP senza gestire anche la parte di riciclo”.
Il collegamento con l’etichettatura energetica
C’è poi un’altra questione su cui è bene soffermarsi, ed è l’evidenza che il tema del DPP non viaggia isolato. A fine agosto 2026 la Commissione europea ha infatti aperto la consultazione pubblica sulla proposta COM(2026) 565, che punta a semplificare gli obblighi di etichettatura energetica (pneumatici ed elettrodomestici) valorizzando maggiormente la banca dati EPREL. Il testo introduce, tra le altre cose, primi collegamenti tra EPREL e il futuro registro del DPP: un segnale che le diverse infrastrutture digitali di prodotto europee sono destinate a convergere nel tempo, anche se per ora restano percorsi normativi distinti.
La consultazione resta aperta fino al 15 ottobre 2026 ed è un’occasione per le aziende di far pesare le proprie osservazioni prima che il negoziato tra le istituzioni entri nel vivo.
Come prepararsi alle novità?
Un approccio ragionevole parte da una linea pilota su una gamma di prodotti limitata: mappare i dati già disponibili, individuare i gap informativi e collegare il lavoro al sistema di tracciabilità di filiera già esistente in azienda, invece di costruire un archivio parallelo scollegato dai processi correnti.
Va tenuto presente che il DPP, di per sé, non rende un prodotto più sostenibile. Rende invece più verificabili le sue caratteristiche e i flussi informativi che lo riguardano. La qualità del risultato dipende dalla standardizzazione dei dati, dalla puntualità degli aggiornamenti e dai controlli messi in campo lungo la filiera.





