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Meta, accordo da 17,1 miliardi sui minori

Meta ha raggiunto un accordo da circa 17,1 miliardi di dollari con 47 Stati americani, il District of Columbia e diversi territori degli Stati Uniti per chiudere una parte consistente delle cause legate alla sicurezza dei minori sulle sue piattaforme. La trattativa è durata mesi, ma il negoziato ha cambiato passo nelle ultime settimane, quando la società ha iniziato ad accumulare sconfitte in tribunale e il rischio di nuovi processi è diventato più concreto. Secondo la ricostruzione del New York Times, il 6 agosto C.J. Mahoney, chief legal officer di Meta, si è recato a Nashville per incontrare gli avvocati di circa una dozzina di Stati. Mancavano sei giorni all’inizio di un processo federale in California. Sul tavolo c’era una proposta approvata personalmente da Mark Zuckerberg: fino a 19 miliardi di dollari e una serie di modifiche a Instagram e Facebook per aumentare le protezioni degli utenti adolescenti. La cifra finale si è fermata a circa 17,1 miliardi.

Le sconfitte in tribunale hanno cambiato il negoziato

Per anni Meta ha potuto difendersi dalle cause sulla sicurezza online facendo leva soprattutto sulla Section 230 del Communications Decency Act e sul Primo Emendamento. La Section 230 protegge in molti casi le piattaforme dalla responsabilità per ciò che pubblicano gli utenti. Le nuove cause, però, hanno spostato il terreno dello scontro. I ricorrenti non hanno concentrato le accuse soltanto sui contenuti. Hanno contestato il modo in cui i social sono progettati, sostenendo che funzioni come l’infinite scroll e altri sistemi pensati per aumentare l’engagement possano favorire un utilizzo compulsivo. Questa impostazione ha permesso ad alcuni procedimenti di essere trattati come controversie legate alla product liability e alla tutela dei consumatori. A gennaio una giovane donna identificata come K.G.M. ha testimoniato in un processo contro Meta, Snap, TikTok e YouTube, sostenendo che alcune caratteristiche delle piattaforme avessero contribuito ai suoi problemi di ansia e depressione.

La giudice Carolyn B. Kuhl aveva già respinto il tentativo delle aziende di fermare il procedimento invocando la Section 230, stabilendo che il caso riguardava la responsabilità di prodotto e non la libertà di espressione. Durante quel processo Zuckerberg ha testimoniato davanti a una giuria sulle politiche di Meta relative ai minori. Poco dopo, nel giro di due giorni a marzo, Meta ha perso sia quel procedimento sia una causa separata avviata dal New Mexico.

Il rischio era una causa da circa 200 miliardi

Durante l’estate la pressione è aumentata. California, Colorado, Kentucky e New Jersey si stavano preparando a portare Meta davanti alla U.S. District Court for the Northern District of California, a Oakland. Gli Stati chiedevano circa 200 miliardi di dollari in sanzioni, oltre a modifiche al funzionamento delle piattaforme. Meta ha tentato ancora una volta di fermare le cause ricorrendo alla Section 230. Il 10 agosto il Ninth Circuit si è pronunciato contro la società. La decisione ha rafforzato la posizione degli attorney general e ha accelerato il negoziato. Da quel momento, secondo le fonti citate dal New York Times, le parti hanno iniziato a trattare ogni giorno, sia a Nashville sia in videoconferenza. Il denaro non era l’unico punto di discussione. Gli Stati volevano interventi concreti su Instagram e Facebook, una richiesta sulla quale Meta aveva mostrato inizialmente maggiore resistenza.

Cosa cambia per gli utenti adolescenti

L’accordo introduce diversi limiti per gli account dei teenager. Meta ha accettato misure contro lo scrolling senza fine e un limite giornaliero di due ore per l’uso di Instagram e Facebook da parte degli utenti più giovani. Sono previste anche restrizioni tra mezzanotte e le sei del mattino e il silenziamento delle notifiche durante l’orario scolastico, dalle 8 alle 15. Una parte dell’intesa dipende anche dalle mosse delle altre piattaforme. Meta ha proposto condizioni economiche e limiti più estesi nel caso in cui concorrenti come TikTok e YouTube accettino controlli analoghi. La posizione della società è che regole comuni eviterebbero di imporre vincoli soltanto a un operatore.

Quasi tutti gli Stati hanno firmato

Nelle fasi finali Colorado e Tennessee hanno presentato l’accordo agli altri attorney general, fissando come scadenza per la firma il martedì alle 18. Nel frattempo, il processo federale a Oakland era già partito. Adam Mosseri, responsabile di Instagram, aveva testimoniato e una nuova deposizione di Zuckerberg sembrava vicina. Alla scadenza hanno firmato tutti gli Stati coinvolti tranne Texas, Florida e New Mexico. Il Texas ha poi concluso con Meta un accordo separato da circa un miliardo di dollari, con misure per gli utenti più giovani simili a quelle previste dall’intesa multilaterale. Il New Mexico, invece, aveva già ottenuto una decisione favorevole nel proprio procedimento.

Per Meta le cause non finiscono qui

Il maxi accordo riduce una parte importante del rischio legale legato alle iniziative degli Stati, ma Meta ha ancora davanti migliaia di cause presentate da adolescenti, famiglie e distretti scolastici. Un nuovo processo per danni personali è previsto in California a ottobre. Per il settore tech, la parte più interessante dell’accordo riguarda il terreno giuridico sul quale si stanno muovendo le cause. Le piattaforme hanno costruito per anni una parte delle proprie difese sulla distinzione tra responsabilità per i contenuti e responsabilità dell’azienda. I procedimenti più recenti stanno insistendo invece sul design dei prodotti, sugli algoritmi e sulle funzioni che determinano quanto e come gli utenti restano all’interno delle app. Meta ha scelto di chiudere il confronto con gran parte degli Stati prima che altri processi arrivassero fino in fondo. Ora resta da vedere quanto le nuove regole cambieranno l’esperienza degli utenti adolescenti e se TikTok, YouTube e gli altri social saranno spinti ad adottare vincoli simili.

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