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Colossal Biosciences punta a 30 miliardi

Colossal Biosciences sarebbe in trattativa per raccogliere nuovi capitali a una valutazione compresa tra 20 e 30 miliardi di dollari. A riportarlo è Axios, che non ha indicato né il potenziale lead investor né l’ammontare complessivo del round.

La notizia arriva circa sedici mesi dopo l’annuncio con cui la startup statunitense aveva reso pubblico il tentativo di “resuscitare” il dire wolf attraverso materiale genetico recuperato da fossili. Il progetto aveva attirato grande attenzione e alimentato un confronto scientifico ed etico sulla possibilità di riportare in vita specie estinte.

Al di là della controversia, Colossal ha continuato a sviluppare tecnologie di ingegneria genetica, biologia computazionale e conservazione. Il nuovo fundraising, qualora si chiudesse nella fascia indicata, raddoppierebbe o triplicherebbe la valutazione di 10,2 miliardi di dollari attribuita alla società durante la precedente fase di crescita.

Una startup che ha iniziato a generare ricavi

Secondo quanto riportato da Axios, Colossal avrebbe iniziato a produrre ricavi nel corso dell’ultimo anno. Il dato è rilevante per una società deep tech fondata cinque anni fa e impegnata in programmi scientifici caratterizzati da tempi lunghi, elevati costi di ricerca e risultati difficili da monetizzare nell’immediato.

Il cofondatore e amministratore delegato Ben Lamm aveva spiegato a TechCrunch che il modello di business della società si basa su tre possibili fonti di ricavo. Una parte delle entrate può derivare dall’applicazione delle tecnologie sviluppate per la conservazione delle specie e la gestione della biodiversità.

Colossal ha già proposto queste soluzioni a soggetti istituzionali, tra cui il governo degli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi hanno investito recentemente 60 milioni di dollari nella società, secondo Wired.

Gli spin-off ampliano il perimetro industriale

La crescita di Colossal non dipende esclusivamente dai progetti di de-estinzione. La startup ha infatti trasformato alcune delle proprie competenze scientifiche e tecnologiche in società indipendenti, creando finora tre spin-off.

Breaking lavora su tecnologie destinate alla decomposizione della plastica. Form Bio ha sviluppato una piattaforma di biologia computazionale e ha raccolto 30 milioni di dollari. Astromech utilizza sistemi di intelligenza artificiale e modelli predittivi applicati alla biologia e alle scienze della vita.

A marzo Astromech è stata valutata 2 miliardi di dollari. La cifra mostra come gli asset tecnologici nati all’interno di Colossal possano acquisire un valore autonomo anche al di fuori dei programmi dedicati agli animali estinti.

Gli spin-off permettono inoltre alla società di separare applicazioni, team e strategie commerciali, creando aziende specializzate in mercati più facilmente accessibili rispetto alla de-estinzione.

Dal mammut all’antilope bluebuck

Colossal opera da una sede di circa 55.000 piedi quadrati a Dallas e continua ad ampliare l’elenco delle specie incluse nei propri programmi. Alla fine di aprile ha aggiunto l’antilope bluebuck come sesto obiettivo scientifico.

Il portafoglio comprende anche animali estinti diventati centrali nella comunicazione della startup, come il mammut lanoso e il dodo. La strategia dichiarata punta a sviluppare tecnologie genetiche che possano essere utilizzate sia per tentare di ricreare caratteristiche biologiche di specie scomparse sia per proteggere popolazioni ancora esistenti.

A fine giugno, il ramo non profit Colossal Foundation ha avviato una collaborazione con l’Università della Tasmania. L’obiettivo è sostenere la protezione dei diavoli della Tasmania da una forma contagiosa di tumore facciale che minaccia la sopravvivenza della specie.

Il progetto mostra il legame tra ricerca sulla de-estinzione e conservazione. Strumenti di sequenziamento, editing genetico e riproduzione assistita possono infatti trovare applicazioni nella tutela di animali ancora presenti in natura.

La tecnologia dell’utero artificiale

Tra gli asset potenzialmente destinati a diventare nuove società figura anche la tecnologia per l’utero artificiale animale. Lamm aveva anticipato l’intenzione di trasferire questo progetto in uno spin-off dedicato.

La piattaforma potrebbe avere applicazioni anche nel settore della fertilità umana, pur trovandosi ancora in una fase di sviluppo. In un’intervista pubblicata a maggio da Rolling Stone, Lamm ha dichiarato che la tecnologia dovrebbe essere pronta nel corso del prossimo anno.

Un’eventuale società indipendente consentirebbe a Colossal di attrarre investimenti specifici e competenze regolatorie adatte a un settore distinto dalla conservazione animale. Le applicazioni mediche richiederebbero comunque percorsi di sperimentazione, validazione e autorizzazione differenti rispetto a quelli seguiti dai programmi zoologici.

La prospettiva dei crediti di biodiversità

Nel lungo periodo, Colossal considera anche la possibilità di generare ricavi attraverso i crediti di biodiversità. Si tratta di strumenti di mercato concettualmente simili ai carbon credit, ma collegati alla protezione o al ripristino degli ecosistemi e delle specie.

Secondo Lamm, una reintroduzione efficace di animali estinti nei loro habitat originari potrebbe produrre benefici ambientali misurabili e, in futuro, monetizzabili attraverso questi meccanismi.

L’ipotesi dipende però dalla capacità di dimostrare risultati scientifici, ambientali e gestionali concreti. Riportare una specie in un ecosistema non significa soltanto generare un animale geneticamente simile a quello scomparso. Occorre valutarne la salute, la capacità riproduttiva, l’adattamento e l’impatto sugli habitat.

Il capitale torna a guardare il deep tech

Il nuovo round di Colossal si inserisce in una fase di forte interesse verso settori deep tech come longevity, energia alternativa, biotecnologie e intelligenza artificiale applicata alle scienze della vita.

Per gli investitori, il valore della società non sembra dipendere unicamente dall’eventuale ritorno del mammut, del dodo o del dire wolf. Il vero asset è l’insieme di tecnologie, dati, proprietà intellettuale e competenze che Colossal sta convertendo in partnership, servizi e nuove imprese.

Una valutazione tra 20 e 30 miliardi di dollari renderebbe la startup uno dei casi più rilevanti nel biotech privato. Prima servirà però la chiusura del round e la conferma delle condizioni finanziarie, che al momento non sono state rese pubbliche.

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