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EIT Manufacturing va in liquidazione

EIT Manufacturing, la community europea nata per sostenere l’innovazione nel manifatturiero, ha avviato la liquidazione. La decisione, formalizzata il 19 marzo, apre un problema immediato per più di 200 aziende che aspettano fondi già assegnati o promessi. Secondo quanto riportato da Sifted, circa la metà dei soggetti coinvolti è composta da PMI e startup. Per molte di loro non si tratta di un ritardo amministrativo qualunque: quei contributi servivano a finanziare sviluppo prodotto, assunzioni e go-to-market.

L’organizzazione era stata lanciata nel 2019 con il compito di accompagnare la trasformazione digitale della base industriale europea. Nel tempo ha erogato grant anche da circa 500mila euro a startup del settore manufacturing, diventando uno degli snodi più visibili del sostegno UE all’innovazione industriale. Oggi, però, quel modello si è inceppato.

Il congelamento dei fondi e l’indagine OLAF

La crisi non nasce nelle ultime settimane. Il punto di rottura arriva nel 2024, quando i finanziamenti a EIT Manufacturing vengono congelati dopo l’apertura di un’indagine da parte dell’European Anti-Fraud Office, OLAF, sulle attività svolte tra il 2020 e il 2022.

L’EIT ha dichiarato a Sifted che l’indagine dell’OLAF ha rilevato “gravi irregolarità e violazioni degli obblighi”. EIT Manufacturing, dal canto suo, ha sostenuto che il perimetro dell’indagine riguardava la gestione della documentazione legata agli investimenti, non un uso improprio dei fondi. È una distinzione importante, perché sposta il tema dal possibile impatto finanziario diretto a un problema di compliance, governance e processi interni. Ma nella pratica l’effetto è stato lo stesso: stop alle risorse e paralisi operativa.

La partita si è complicata ulteriormente nei mesi successivi. A ottobre dello scorso anno, dopo l’introduzione di nuove strutture di governance, EIT aveva annunciato l’allocazione di 163 milioni di euro a EIT Manufacturing. Quel passaggio sembrava indicare una riapertura. Invece a febbraio l’organizzazione è stata informata di una nuova verifica su un ulteriore caso di presunta cattiva gestione.

Secondo un portavoce dell’EIT, questo secondo episodio avrebbe mostrato che le irregolarità andavano oltre quanto emerso nella prima fase. La CEO Caroline Viarouge, però, ha dato una lettura diversa: anche questo nuovo elemento, ha spiegato a Sifted, riguarderebbe ancora il periodo 2020-2022, quindi una fase già sottoposta a verifica.

La linea difensiva del management

Viarouge insiste su un punto preciso: l’organizzazione di oggi non è quella finita sotto osservazione. La manager sostiene che EIT Manufacturing abbia ormai una nuova leadership, un nuovo supervisory board e un management in larga parte rinnovato. In sostanza, la tesi è che l’ente abbia già corretto la propria struttura di controllo e che le criticità contestate appartengano a una fase precedente.

Questo argomento, però, non è bastato a sbloccare la situazione. EIT Manufacturing non riceve fondi dall’EIT dal giugno 2024. Quando è diventato chiaro che i 163 milioni annunciati non sarebbero arrivati, la liquidazione è diventata l’unica uscita possibile. Viarouge ha detto che l’organizzazione era in crisis management da oltre un anno e che aveva già segnalato la propria fragilità anche a livello politico, dentro le istituzioni europee.

Il passaggio è rilevante perché mostra quanto il problema non sia esploso all’improvviso. Il deterioramento è stato graduale: taglio dei costi, attesa dei fondi, tentativi di tenere in piedi la struttura e, infine, l’impossibilità di continuare.

Oltre 200 aziende ferme in attesa

Il punto più delicato resta l’impatto sui beneficiari. Secondo Viarouge, più di 200 aziende aspettano ancora i grant promessi da EIT Manufacturing. In molti casi si parla di realtà giovani, capital intensive e con margini di manovra limitati. Per una startup o una PMI innovativa, un contributo pubblico che salta o slitta di mesi può cambiare completamente il piano industriale.

La CEO ha sostenuto che debba essere l’EIT, in quanto grant authority, a intervenire per pagare le imprese coinvolte. L’istituto europeo ha risposto spiegando di aver chiesto a EIT Manufacturing di fornire informazioni dettagliate sul numero dei soggetti colpiti e ha aggiunto che collaborerà con il liquidatore per il rimborso dei costi eleggibili dei beneficiari.

È una posizione che lascia aperto uno spiraglio, ma non scioglie il nodo principale: tempi, criteri e copertura effettiva dei pagamenti restano incerti. E per chi deve chiudere un round, rispettare milestone tecniche o pagare fornitori, l’incertezza pesa quasi quanto il mancato trasferimento.

Il prestito mancato e il rapporto con l’EIT

Nelle settimane precedenti alla liquidazione, EIT Manufacturing ha provato anche a ottenere un prestito bancario ponte. Secondo Viarouge, l’operazione era subordinata a una lettera dell’EIT, che però non è stata concessa. L’EIT ha motivato il rifiuto sostenendo che l’organizzazione non avesse ancora soddisfatto i requisiti necessari per ottenere nuovi fondi. Tra i punti citati ci sono il rafforzamento del control environment, l’efficienza delle procedure interne e i progressi nella gestione dei contenziosi in corso, in linea con il principio di sound financial management. In questo quadro, per l’istituto non c’erano le condizioni per firmare una lettera utile a sostenere una richiesta di credito.

Qui si vede la frattura vera tra le due parti. Da un lato EIT Manufacturing sostiene di aver già cambiato pelle e di essere stata lasciata senza strumenti per superare la crisi. Dall’altro EIT ribadisce che le condizioni minime di affidabilità e controllo non erano ancora state ripristinate.

Un caso isolato o un limite del modello

La vicenda ha anche un risvolto politico. Viarouge sostiene che il caso metta in evidenza una debolezza di fondo nell’assetto delle Knowledge and Innovation Communities, le KIC dell’EIT. Secondo la manager, queste strutture operano in un quadro troppo fragile, con regole complesse e una governance che andrebbe resa più stabile, trasparente e semplice.

Il tema arriva in un momento sensibile. Lo scorso ottobre l’EIT ha ricevuto 1 miliardo di euro per finanziare le organizzazioni della rete. Allo stesso tempo, nella proposta di bilancio UE per il periodo 2028-2034 non compaiono fondi esplicitamente destinati all’EIT. La bozza assegna invece 38 miliardi di euro allo European Innovation Council e agli “innovation ecosystems”, una formula che alcuni leggono come possibile contenitore futuro anche per le KIC.

L’EIT respinge però l’idea di un problema sistemico. La posizione ufficiale è che quello di EIT Manufacturing sia un caso specifico e che non metta a rischio le operazioni né la stabilità finanziaria delle altre comunità.

Il segnale per startup e PMI europee

Al di là del confronto tra ente coordinatore e management uscente, il messaggio che arriva all’ecosistema non è rassicurante. Quando una struttura pubblica pensata per accompagnare la crescita industriale europea si ferma, l’effetto non resta confinato nei board o negli uffici legali. Arriva subito alle imprese che avevano fatto affidamento su quei fondi.

Per startup e PMI il danno non è solo economico. È anche un problema di fiducia nel funzionamento degli strumenti europei di sostegno all’innovazione. E questa fiducia, per chi opera in settori lunghi, capital intensive e regolati come il manufacturing avanzato, vale quasi quanto il capitale.

Fonte: Sifted

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