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xAI perde miliardi mentre Musk prepara la più grande IPO tech degli ultimi anni

Elon Musk continua a spingere sull’intelligenza artificiale con la stessa logica con cui ha costruito Tesla e SpaceX: spendere enormi quantità di capitale oggi per controllare un mercato domani. I documenti depositati per la quotazione di SpaceX mostrano però quanto questa strategia stia diventando costosa.

Nel 2025 xAI ha registrato perdite operative per 6,4 miliardi di dollari a fronte di 3,2 miliardi di ricavi

Nel 2025 xAI ha registrato perdite operative per 6,4 miliardi di dollari a fronte di 3,2 miliardi di ricavi. Solo un anno prima il rosso era stato di 1,56 miliardi su 2,62 miliardi di fatturato. La crescita dei ricavi esiste, ma le spese aumentano molto più rapidamente.

I filing rappresentano il primo sguardo pubblico sui conti di xAI dopo la fusione con X e SpaceX voluta da Musk all’inizio dell’anno. E raccontano una società che sta investendo a ritmi fuori scala persino per gli standard della corsa globale all’AI.

Una holding costruita attorno all’AI

La struttura creata da Musk è insolita anche per la Silicon Valley. xAI aveva già incorporato X, l’ex Twitter. A febbraio è arrivata anche l’integrazione con SpaceX. Il risultato è un gruppo che mette insieme social network, infrastruttura satellitare, lancio spaziale, data center e modelli AI.

Dietro questa operazione c’è un’idea molto precisa: controllare ogni livello della filiera tecnologica. Dati, distribuzione, hardware, energia e capacità computazionale.

Nel documento depositato presso la SEC compare una frase che chiarisce la filosofia del gruppo: “The future of AI will be determined by control of the physical stack”.

Musk punta quindi a evitare la dipendenza dai cloud provider tradizionali. OpenAI si appoggia a Microsoft, Anthropic ad Amazon e Google. xAI vuole invece possedere direttamente l’infrastruttura critica necessaria per addestrare e distribuire i modelli.

È una strategia industriale più vicina a quella di un operatore energetico o telecomunicazioni che a una software company classica.

Il costo della potenza computazionale

La parte più impressionante dei filing riguarda le spese infrastrutturali.

Gli investimenti AI sono passati da 12,7 miliardi di dollari nel 2025 a 7,7 miliardi soltanto nel primo trimestre del 2026. Su base annuale significa un run rate superiore ai 30 miliardi.

Ormai il vero collo di bottiglia dell’intelligenza artificiale non è soltanto il software. Servono GPU Nvidia in quantità enormi, networking ad alta velocità, sistemi di raffreddamento avanzati e soprattutto accesso stabile all’energia elettrica.

Secondo i documenti, i data center Colossus e Colossus II generano insieme circa 1 gigawatt di potenza computazionale. Per dare un ordine di grandezza, si tratta di consumi comparabili a quelli di una città di medie dimensioni.

SpaceX sostiene che possedere direttamente questa infrastruttura permetta di ridurre i costi di training e aumentare la velocità di sviluppo dei modelli frontier. Ma mantenere questo vantaggio richiede investimenti continui.

Ed è qui che molti investitori iniziano a guardare con attenzione ai margini operativi.

Grok cresce ma non conquista ancora tutti gli utenti

Uno dei dati più interessanti riguarda l’adozione di Grok.

A marzo 2026 gli utenti attivi mensili delle funzionalità AI erano 117 milioni. La base utenti complessiva tra X e Grok supera invece i 550 milioni di MAU.

Questo significa che soltanto una parte limitata dell’ecosistema utilizza davvero le funzioni AI in modo attivo.

Per Musk non è necessariamente un problema immediato. X resta una piattaforma con una distribuzione enorme e Grok viene integrato direttamente nel feed social, senza bisogno di acquisire utenti attraverso campagne marketing tradizionali.

La monetizzazione però resta relativamente modesta rispetto ai costi.

Nel 2025 la voce “AI solutions and infrastructure revenue” ha generato 465 milioni di dollari. Dentro questa categoria rientrano 365 milioni derivanti dagli abbonamenti X Premium e Grok, oltre a 88 milioni ottenuti dal licensing dei dati. La pubblicità ha contribuito con altri 116 milioni.

Numeri significativi per una startup AI, ma ancora piccoli rispetto alla dimensione degli investimenti infrastrutturali.

La corsa ai modelli da trilioni di parametri

SpaceX ha confermato che la prossima generazione di Grok verrà scalata a “multiple trillions of parameters”.

È una cifra enorme anche in un settore abituato all’iperbole tecnica.

Negli ultimi mesi molte aziende AI hanno iniziato a ridimensionare l’importanza del numero di parametri come indicatore assoluto di qualità. Oggi contano molto anche dataset, fine-tuning, synthetic data e capacità inferenziale.

Ma costruire modelli di questa scala richiede comunque una quantità gigantesca di potenza computazionale.

E infatti il filing lascia intendere che gli investimenti continueranno ad aumentare. Tra le destinazioni dei proventi della IPO compare esplicitamente l’espansione dell’infrastruttura AI.

Musk sembra convinto che il vantaggio competitivo futuro dipenderà soprattutto dalla disponibilità di compute. Una visione che ormai condividono quasi tutti i grandi player del settore.

I data center nello spazio

C’è poi un passaggio che sembra uscito da un concept di fantascienza, ma che nei documenti compare nero su bianco.

SpaceX prevede di iniziare il deployment dei primi satelliti per AI compute orbitale già dal 2028.

L’idea è utilizzare data center nello spazio alimentati da energia solare continua e raffreddati naturalmente dal vuoto cosmico. Secondo Musk, questo approccio potrebbe ridurre drasticamente i costi energetici rispetto ai data center terrestri.

Oggi il progetto resta teorico. Però anche Starlink, nelle sue prime fasi, veniva considerato troppo ambizioso e finanziariamente insostenibile.

La differenza è che il mercato pubblico tende a essere molto meno paziente rispetto agli investitori privati che hanno sostenuto Musk negli ultimi vent’anni.

La sfida con OpenAI e Anthropic

Mentre xAI continua a investire pesantemente, i concorrenti iniziano a spostare l’attenzione sulla redditività.

Anthropic prevede una crescita dei ricavi del 130% nel secondo trimestre del 2026 e punta al primo operating profit. OpenAI continua a crescere rapidamente nel segmento enterprise grazie alle API e agli accordi commerciali con grandi aziende.

xAI invece sembra ancora concentrata soprattutto sulla costruzione dell’infrastruttura.

È una strategia ad altissimo rischio. Ma è anche coerente con il modo in cui Musk ha costruito le sue aziende precedenti: investimenti aggressivi, forte integrazione verticale e disponibilità ad accettare anni di perdite pur di ottenere controllo tecnologico.

La differenza è che il settore AI evolve molto più rapidamente rispetto all’automotive o all’aerospazio. E mantenere il vantaggio richiede capitali sempre maggiori.

La IPO di SpaceX servirà anche a capire una cosa molto semplice: quanto a lungo il mercato sarà disposto a finanziare questa corsa al compute.

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