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Fisco, la lotta all’evasione ha la priorità sulla privacy

Fisco, la lotta all’evasione ha la priorità sulla privacy

La lotta all’evasione fiscale supera ogni paletto, anche quello sul trattamento dei dati personali. Se infatti è pur vero che il provvedimento che il contenuto del d.l. 139/2021 non muta alcuni dei paradigmi fondamentali su cui si reggono i vincoli sulla privacy, è pur vero che vengono introdotte alcune ipotesi in cui, in fondo, alcuni soggetti pubblici potrebbero aggirare gli ostacoli del trattamento dei dati al fine di soddisfare i propri interessi.

Cosa cambia dopo le novità del d.l. 139/2021

Cominciamo, comunque, con il sottolineare ciò che cambia con l’intervento normativo, che prevede – in sintesi – come il trattamento dei dati personali da parte di un’amministrazione pubblica (come le Agenzie fiscali), o da parte di una società a controllo pubblico o di un organismo di diritto pubblico – sia sempre consentito se necessario per l’adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse o per l’esercizio di pubblici poteri a essa attribuiti.

Ancora, il provvedimento stabilisce che le finalità del trattamento – se non sono espressamente previste da una norma di legge o di regolamento – sono indicate dall’amministrazione, dalla società a controllo pubblico o dall’organismo di diritto pubblico, in linea con il compito svolto o con il potere esercitato.

L’interesse pubblico prevale su quello privato

Dalle righe del provvedimento (la cui natura ha evidentemente una portata molto più ampia rispetto alala disciplina della riapertura delle discoteche, a cui si rivolge prioritariamente), si riconosce dunque una priorità delle finalità dell’interesse pubblico rispetto a quelle del trattamento dei dati personali.

Il decreto legge in commento, infatti, cancella il potere del Garante sulla privacy di prescrivere delle misure e degli accorgimenti nell’interesse del soggetto riguardato dal trattamento svolto per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico, che possono rappresentare dei rischi elevati.

Ulteriormente, ogni parere dell’Autorità garante dei dati personali sulle riforme, sulle misure e sui progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, dovranno essere forniti entro 30 giorni dalla richiesta. Una volta che il termine è trascorso invano, si potrà procedere in maniera indipendentemente dall’acquisizione del parere.

La lotta all’evasione, quali strumenti in discussione

Naturalmente, non è questo l’unico strumento posto in campo dall’esecutivo nel tentativo di rendere più rigorosa la lotta all’evasione.

Come sottolineava un recente articolo sul quotidiano economico finanziario Il Sole 24 Ore, infatti, è aperto il confronto sulla fattura elettronica, per cui la norma approvata circa due anni fa mira a consentire una fruizione più estesa nel tempo (8 anni) e nella quantità di dati utili (non solamente quelli strettamente fiscali).

Durante l’ultima estate, l’Agenzia delle Entrate il Garante sulla privacy avevano aggiornato le parti sui passi compiuti per giungere a soluzioni condivise per gestire e memorizzare le fatture elettroniche, sia relativamente alle cessioni dei beni e delle prestazioni di servizi fra gli operatori economici, sia relative a operazioni effettuate nei confronti dei consumatori finali.

L’altro fronte di discussione attualmente aperto è quello dell’anonimometro, la possibilità di rendere (quasi) anonimi i dati presenti in Anagrafe tributaria per analizzare il rischio di evasione e definire i parametri su cui effettuare i controlli. Come rammenta ancora il quotidiano, al parere dell’Authority era già stato inviato uno schema di decreto ministeriale utile per disciplinare la procedura e sbloccare in questo modo la possibilità di procedere agli incroci delle informazioni.

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