Hollywood contro Seedance 2.0: escalation legale sull’AI video di ByteDance

Hollywood alza il livello dello scontro contro ByteDance dopo il lancio di Seedance 2.0, nuovo modello text-to-video che in pochi giorni è finito al centro di accuse di violazione massiva del copyright. Secondo le principali organizzazioni dell’industria cinematografica statunitense, la piattaforma avrebbe consentito la generazione di contenuti audiovisivi che riproducono volti di attori e personaggi coperti da proprietà intellettuale senza adeguate salvaguardie legali.
ByteDance, gruppo cinese che ha recentemente finalizzato un accordo per la cessione delle operazioni statunitensi di TikTok mantenendo una partecipazione nella nuova joint venture, ha reso disponibile Seedance 2.0 agli utenti cinesi dell’app Jianying, con un rollout globale previsto tramite CapCut. Il modello consente la creazione di video della durata massima di 15 secondi a partire da un semplice prompt testuale, posizionandosi nello stesso segmento competitivo di soluzioni come Sora di OpenAI.
Generative AI e mancanza di guardrail
Come già accaduto con altri modelli text-to-video, Seedance 2.0 è stato criticato per l’apparente assenza di guardrail robusti in materia di utilizzo dell’immagine di persone reali e di contenuti protetti da copyright. Il tema non riguarda solo la generazione di deepfake, ma anche la creazione di opere derivate che richiamano in modo diretto franchise cinematografici e personaggi iconici.
Un caso emblematico è stato la diffusione su X di un breve video generato tramite Seedance 2.0 che mostrava Tom Cruise impegnato in un combattimento con Brad Pitt. L’utente che ha pubblicato il contenuto ha dichiarato di averlo realizzato con “a 2 line prompt”, evidenziando il livello di accessibilità e immediatezza del modello.
This was a 2 line prompt in seedance 2. If the hollywood is cooked guys are right maybe the hollywood is cooked guys are cooked too idk. pic.twitter.com/dNTyLUIwAV
— Ruairi Robinson (@RuairiRobinson) February 11, 2026
A reagire pubblicamente è stato Rhett Reese, sceneggiatore di Deadpool, che ha commentato: “Odio dirlo. Probabilmente per noi è finita.” Una frase che sintetizza il timore crescente tra gli autori rispetto all’impatto strutturale della generative AI sul lavoro creativo e sulla protezione delle IP.
La presa di posizione della Motion Picture Association
La risposta istituzionale è arrivata rapidamente. La Motion Picture Association, attraverso il CEO Charles Rivkin, ha chiesto a ByteDance di cessare immediatamente le attività ritenute in violazione.
“In un solo giorno, il servizio cinese di intelligenza artificiale Seedance 2.0 ha fatto uso non autorizzato di opere statunitensi protette da copyright su scala massiccia. Lanciando un servizio che opera senza misure di salvaguardia significative contro le violazioni, ByteDance sta ignorando una normativa sul copyright ben consolidata che tutela i diritti dei creatori e sostiene milioni di posti di lavoro americani”, ha dichiarato Rivkin.
La MPA sottolinea come il copyright rappresenti l’architrave economico dell’industria audiovisiva statunitense e come l’assenza di sistemi di compliance preventiva – tra cui content filtering, watermarking e tracciabilità – esponga il settore a rischi sistemici.
Il fronte compatto di sindacati e studios
Anche l’Human Artistry Campaign, iniziativa sostenuta da sindacati e associazioni di categoria di Hollywood, ha definito Seedance 2.0 “un attacco contro ogni creatore nel mondo”, spostando il dibattito dal piano strettamente legale a quello etico e professionale.
La posizione di SAG-AFTRA rafforza ulteriormente il fronte comune tra interpreti e major: il sindacato ha dichiarato di essere “al fianco degli studios nel condannare la palese violazione resa possibile dal nuovo modello di video AI di ByteDance, Seedance 2.0”. Il tema del digital likeness e dell’utilizzo non autorizzato dell’immagine degli attori è stato al centro di recenti tensioni contrattuali nel settore, rendendo la questione ancora più sensibile.
Disney invia una cease-and-desist letter
La reazione non si è limitata alle dichiarazioni pubbliche. Disney ha inviato a ByteDance una lettera di diffida accusando l’azienda di aver compiuto “un vero e proprio assalto lampo virtuale” alla propria proprietà intellettuale.
Secondo quanto riportato, tra i contenuti generati tramite Seedance 2.0 figurerebbero personaggi come Spider-Man, Darth Vader e Grogu. Nella comunicazione legale, Disney sostiene che ByteDance stia “dirottando i personaggi Disney riproducendoli, distribuendoli e creando opere derivate che li includono”.
È significativo che Disney non abbia adottato una posizione aprioristicamente contraria all’intelligenza artificiale. La società ha infatti siglato un accordo di licensing triennale con OpenAI, pur avendo inviato in passato una diffida a Google per problematiche analoghe. Il punto, dunque, non è l’AI in sé, ma l’assenza di un framework contrattuale e di compliance che tuteli le IP.
Anche Paramount passa all’azione
Secondo quanto riportato da Variety, anche Paramount ha inviato una cease-and-desist letter a ByteDance. Nella comunicazione si afferma che “gran parte dei contenuti che le piattaforme Seed producono contiene rappresentazioni vivide dei celebri e iconici franchise e personaggi di Paramount” e che tali contenuti risultano “spesso indistinguibili, sia visivamente sia dal punto di vista sonoro” dalle opere ufficiali dello studio.
Il riferimento all’indistinguibilità è particolarmente rilevante sotto il profilo giuridico, poiché richiama il rischio di confusione per il pubblico e la possibile erosione del valore del marchio.
Implicazioni per l’ecosistema startup AI
Il caso Seedance 2.0 apre un nuovo fronte nella dialettica tra innovazione e tutela della proprietà intellettuale. Per le startup che operano nel segmento generative AI, il messaggio è chiaro: la rapidità di sviluppo e il time-to-market non possono prescindere da un’architettura di compliance by design, dall’implementazione di sistemi di rights management e da meccanismi di controllo ex ante sui contenuti generati.
ByteDance non ha ancora rilasciato commenti ufficiali in merito alle accuse. Tuttavia, la convergenza tra studios, sindacati e associazioni di categoria suggerisce che il contenzioso potrebbe evolvere rapidamente in un confronto legale strutturato, con implicazioni rilevanti per l’intero mercato del text-to-video e per la sostenibilità dei modelli di business basati su AI generativa.





