Aprire una startup in Spagna nel 2026
Aprire una startup in Spagna nel 2026 è una delle opzioni più accessibili per un founder italiano che voglia internazionalizzarsi restando in Europa. La vicinanza culturale, la lingua relativamente comprensibile, il fuso orario identico e un mercato interno di oltre 47 milioni di persone rendono la Spagna un punto di partenza credibile per chi vuole testare modelli di business in un contesto europeo competitivo.
Per un cittadino italiano — e più in generale per qualsiasi cittadino UE o SEE — non servono visti né permessi di soggiorno particolari. Il tema vero, come in Francia, non è l’ingresso ma la struttura: forma societaria, certificazione come empresa emergente, fiscalità, incentivi e capacità di dialogare con investitori e banche locali.
Un elemento ulteriore di attrattività è l’assenza di IRAP e di addizionali regionali sull’imposta societaria: in Spagna l’imposta sulle società è del 25% (15% per le nuove società), senza altre imposte aggiuntive. I contributi previdenziali sono inferiori rispetto all’Italia, e il cuneo fiscale sui salari non aumenta per stipendi superiori a 48.841,20 euro lordi annui, rendendolo tra i più bassi d’Europa.
La forma societaria più usata: SL o SLU
Per una startup che punta a raccogliere capitali, strutturare la governance e attrarre investitori, la forma più diffusa è la Sociedad de Responsabilidad Limitada (SL), equivalente della SRL italiana. Se il founder è solo, si parte dalla versione unipersonale, chiamata SLU. Se si prevede fin da subito una struttura più ampia o si vuole quotarsi in futuro, esiste anche la Sociedad Anónima (SA), che però richiede un capitale minimo di 60.000 euro e una struttura più rigida.
Dal 2023 il capitale sociale minimo per una SL è di 1 euro, anche se nella pratica un capitale troppo simbolico può creare difficoltà nell’apertura di conti bancari e nelle relazioni con investitori. I costi effettivi di costituzione includono notaio (300–600 euro), registrazione al Registro Mercantil (200–400 euro) e gestione contabile (150–300 euro al mese). L’intero processo richiede mediamente 2–4 settimane.
Un aspetto da tenere presente riguarda la posizione dell’amministratore: sebbene non sia obbligatorio essere iscritti come lavoratori autonomi per costituire una SL, dopo la costituzione può diventare obbligatorio iscriversi come autónomo societario e versare la relativa quota mensile se si detiene il 50% o più del capitale, oppure il 25% per chi ricopre ruoli di gestione o amministrazione.
I passaggi per costituire la società
Il percorso di costituzione si articola in sei fasi principali. Prima di tutto occorre ottenere il NIE (Número de Identificación de Extranjero) per soci e amministratori stranieri: è il codice fiscale richiesto per quasi tutte le transazioni economiche e legali in Spagna. Poi si procede con la prenotazione del nome societario presso il Registro Mercantil Central di Madrid, l’apertura di un conto bancario per il deposito del capitale, la firma dell’atto costitutivo davanti a un notaio, la registrazione al Registro Mercantil locale e infine l’iscrizione all’Agenzia delle Entrate spagnola (AEAT) con l’ottenimento del NIF (Número de Identificación Fiscal) definitivo.
Se uno dei soci stranieri non risiede in Spagna e non può essere presente di persona, è possibile rilasciare una procura notarile che consenta a un rappresentante di firmare l’atto costitutivo in sua vece.
Costi di avvio stimati
| Voce | Importo indicativo |
|---|---|
| Notaio per atto costitutivo | 300–600 € |
| Registrazione al Registro Mercantil | 200–400 € |
| Certificato denominazione sociale | gratuito |
| Dichiarazione dei beneficiari effettivi | inclusa nella registrazione |
| Gestione contabile mensile | 150–300 €/mese |
La Ley de Startups e la certificazione ENISA
Il tassello più rilevante per una startup innovativa in Spagna è la Ley 28/2022, nota come Ley de Startups, entrata in vigore il 22 dicembre 2022 e pienamente operativa nel 2026. La legge introduce un regime di favore — fiscale, previdenziale e immigratorio — per le imprese che ottengono il riconoscimento come empresa emergente da parte di ENISA (Empresa Nacional de Innovación), l’ente statale designato a valutare i progetti.
Per essere riconosciuta come empresa emergente, una startup deve rispettare alcuni criteri: essere una società di nuova costituzione o con meno di cinque anni di attività (estendibili a sette per i settori biotecnologico, energetico, industriale o altri strategici); non aver distribuito dividendi; non essere quotata su mercati regolamentati; avere almeno il 60% dei dipendenti con contratto di lavoro in Spagna.
Il processo di certificazione avviene interamente online tramite il portale ENISA. ENISA valuta il business plan su innovatività, scalabilità e potenziale di mercato, e rilascia la propria decisione entro 20 giorni lavorativi. È possibile presentare domanda anche prima di avere una SL costituita, anche se disporre già di una società registrata rafforza il dossier.
ENISA interpreta l’innovatività in senso ampio: rientrano l’innovazione tecnologica (AI, blockchain, biotech), l’innovazione di prodotto e l’innovazione di modello di business. Il fattore più valutato è la scalabilità e il potenziale di crescita internazionale.
Fiscalità: imposta sulle società, IVA e regime speciale
Imposta sulle società
L’aliquota standard dell’imposta sulle società (Impuesto sobre Sociedades, IS) è del 25%. Per le nuove imprese, l’aliquota è ridotta al 15% per i primi due anni in cui si registra un risultato positivo. Per le startup certificate come empresa emergente dalla Ley de Startups, l’aliquota del 15% può essere estesa fino a quattro anni.
Il pagamento dell’IS avviene tramite acconti trimestrali calcolati sul risultato dell’esercizio precedente, con dichiarazione annuale. La gestione fiscale è quasi interamente telematica.
IVA
L’aliquota generale IVA (Impuesto sobre el Valor Añadido, IVA) in Spagna è del 21%, con aliquote ridotte al 10% per alcune categorie di beni e servizi e al 4% per beni di prima necessità.
Dividendi e convenzione Italia-Spagna
I dividendi distribuiti da una società spagnola a soci non residenti sono soggetti a una ritenuta alla fonte standard del 19%. La Convenzione Italia-Spagna contro la doppia imposizione riduce questa aliquota al 5% o al 10% a seconda della quota di partecipazione del socio. Per un founder italiano che mantiene la residenza fiscale in Italia, è quindi indispensabile pianificare preventivamente la struttura di distribuzione degli utili con un professionista esperto in fiscalità internazionale.
Regime speciale per impatriati (Ley Beckham)
Uno degli strumenti più attrattivi della Spagna per chi si trasferisce dall’estero è il regime fiscale speciale per impatriati, noto come Ley Beckham. Questo regime consente a imprenditori e professionisti stranieri di tributare come non residenti durante il primo anno di arrivo e i cinque successivi, con un’aliquota fissa del 24% sulle rendite fino a 600.000 euro, in luogo delle aliquote progressive IRPF che possono arrivare al 47%. Il requisito principale è non aver avuto residenza fiscale in Spagna nei cinque anni precedenti. È un punto da valutare con attenzione per un founder italiano che intenda trasferirsi fisicamente in Spagna.
Founder italiani e team internazionale
Per un founder italiano che vuole operare dalla Spagna non serve alcun visto: la libertà di stabilimento UE lo consente direttamente. Il tema si pone invece per co-founder, talenti o manager extra-UE.
Startup Visa per founder extra-UE
La Ley de Startups ha introdotto una procedura semplificata per i founder extracomunitari che vogliono lanciare un progetto innovativo in Spagna. Dopo l’approvazione da parte di ENISA del proprio business plan, il founder presenta domanda di visto all’estero (presso il consolato) o direttamente per il permesso di soggiorno in Spagna tramite la UGE-CE (Unidad de Grandes Empresas y Colectivos Estratégicos). Il permesso ha durata iniziale di tre anni ed è rinnovabile. L’aliquota IS agevolata al 15% è applicabile per i primi quattro anni. È previsto anche il regime Beckham con IRPEF al 24% fino a 600.000 euro per il fondatore, oltre all’esenzione fiscale sulle stock option fino a 50.000 euro annui.
Visto per nomadi digitali
Per i team con persone che lavorano in remoto dall’estero per clienti o datori di lavoro stranieri, la Ley de Startups ha introdotto anche il visto per nomadi digitali. Il reddito minimo richiesto è pari al 200% dello SMI (Salario Mínimo Interprofesional), che nel 2026 corrisponde a circa 2.520 euro mensili o 30.240 euro annui. Il visto concede un permesso di soggiorno iniziale fino a un anno se richiesto al consolato, oppure di tre anni se richiesto direttamente dalla Spagna tramite la UGE-CE. È possibile beneficiare del regime Beckham, con un’aliquota fissa del 24% sui redditi fino a 600.000 euro, per il periodo dell’anno di arrivo e i cinque anni successivi, a condizione di non aver risieduto fiscalmente in Spagna nei cinque anni precedenti.
Incentivi: Ley de Startups, stock option e R&D
Oltre alle aliquote IS agevolate, la certificazione come empresa emergente sblocca altri vantaggi operativi rilevanti:
Stock option: la Ley de Startups ha rivitalizzato le stock option, aumentando la soglia di esenzione fiscale fino a 50.000 euro annui per dipendente. Questo rende le stock option uno strumento competitivo per attrarre talenti internazionali anche con budget limitati.
Contributi previdenziali: le startup certificate possono beneficiare di esenzioni parziali dai contributi nei primi anni di attività, riducendo il costo del lavoro nella fase di lancio.
Crediti R&D: la Spagna prevede deduzioni fiscali significative per le spese di ricerca e sviluppo, analoghe nel principio al Crédit d’Impôt Recherche francese. Le startup con componente R&D dovrebbero valutarle contestualmente alla certificazione ENISA.
Tarifa Plana per autonomi: per il 2026, i nuovi autonomi possono beneficiare di una quota previdenziale agevolata di circa 80 euro al mese per i primi 12 mesi, prorogabile per un secondo anno se i rendimenti netti restano al di sotto dello SMI. In alcune comunità autonome è attiva la “Cuota Cero”, che rimborsa interamente l’importo della Tarifa Plana, portando il costo previdenziale a zero per il primo anno.
Ecosistema e dove insediarsi
La Spagna non è un mercato monolitico: le principali città offrono ecosistemi startup con caratteristiche diverse. Madrid è il centro decisionale e finanziario, con la maggiore densità di fondi VC locali e internazionali e un collegamento diretto con il mercato latinoamericano. Barcellona è il polo tecnologico più internazionale, con forte presenza di talenti stranieri, acceleratori di livello europeo e una scena deeptech e healthtech consolidata. Valencia offre costi più contenuti e una qualità della vita alta, con un ecosistema in crescita. Málaga sta emergendo come hub tech del sud, con importanti investimenti infrastrutturali e una comunità internazionale in rapida espansione.
La scelta della sede ha implicazioni pratiche su costi degli uffici, accesso ai talenti, presenza di incubatori e acceleratori locali, e — in alcuni casi — su incentivi regionali specifici.
La checklist prima di partire
Prima di aprire una startup in Spagna, un founder italiano dovrebbe avere chiari almeno sette elementi: forma societaria (SL o SLU), sede legale, statuto e governance, struttura del cap table, conto bancario per il deposito del capitale, commercialista spagnolo e strategia fiscale tra Italia e Spagna.
A questi si aggiungono tre valutazioni specifiche al contesto spagnolo:
- Certificazione ENISA: verificare fin dal primo giorno se il progetto rientra nei criteri della Ley de Startups e preparare il business plan in ottica di riconoscimento come empresa emergente. I benefici fiscali e previdenziali collegati possono incidere significativamente sul piano economico dei primi anni.
- Regime Beckham: se il founder intende trasferire la residenza fiscale in Spagna, il regime speciale per impatriati va pianificato prima del trasferimento. Non è reversibile retroattivamente.
- Visti per il team extra-UE: la Startup Visa e il visto nomadi digitali hanno tempi di processing diversi e richiedono documentazione specifica. Per i profili chiave del team, conviene avviare il processo con almeno tre mesi di anticipo.
La Spagna può essere un mercato eccellente per una startup italiana, in particolare se l’obiettivo è servire clienti spagnoli o latinoamericani, attrarre talento internazionale o prepararsi a round con investitori anglosassoni già presenti nell’ecosistema iberici. Ma come in qualsiasi mercato estero, la velocità di apertura della società non va confusa con la complessità della costruzione di un business credibile, fiscalmente ordinato e investibile.
Nota informativa
Questo articolo ha finalità esclusivamente informativa. Le informazioni riportate si basano sulla normativa disponibile al momento della pubblicazione e potrebbero non essere aggiornate. Nulla di quanto scritto costituisce consulenza legale, fiscale o professionale. Prima di prendere qualsiasi decisione, rivolgiti a un professionista qualificato con competenza nel diritto spagnolo.





