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Equity Crowdfunding: le exit strategies (ovvero, come si esce dall’investimento)

Equity Crowdfunding: le exit strategies (ovvero, come si esce dall’investimento)

Nei progetti di equity crowdfunding l’investitore sceglie di stanziare una parte dei propri mezzi per diventare titolare di una quota di partecipazione nel capitale sociale della società “target”.

Come intuibile, l’obiettivo dell’investitore è quello di realizzare un ritorno economico soddisfacente entro il periodo di tempo previsto ma… cosa potrebbe accadere in futuro alla società su cui si è scelto di investire? Quali sono le exit strategies nell’equity crowdfunding?

Cos’è l’exit strategy nell’equity crowdfuding

L’exit strategy è la “strategia di uscita” dall’investimento nella società finanziata con il crowdfunding, ed è generalmente coincidente con quel momento in cui si raggiunge il proprio obiettivo o, nella peggiore delle ipotesi, quando l’attività di impresa giunge al suo termine.

È evidente che, lato impresa, una o più exit strategy debbano essere previste fin dall’inizio dell’analisi del progetto, annotate sul business plan in modo tale che l’investitore sappia fin dall’inizio quali sono i possibili scenari dinanzi ai quali potrebbe trovarsi quando sceglie di abbracciare un determinato progetto imprenditoriale.

Il fatto che si parli di più strategie di uscita, e non di una sola, non è un caso: ricordiamo infatti come le strategie siano molteplici, e che a volte non si escludono vicendevolmente, perché una potrebbe seguire l’altra, o integrarsi.

Ma quali sono le exit strategy?

In questo approfondimento ci occuperemo delle principali, portando a compimento una panoramica che:

  1. verrà approfondita in separati focus, più approfonditi, che ti permetteranno di valutarne congruamente le specifiche caratteristiche in modo ancora più accorto;
  2. esclude volontariamente i casi più nefasti, ovvero quelli del fallimento e della cessazione dell’attività, di cui ci occuperemo in un altro articolo.

>>> Leggi anche: Equity crowdfunding, 5 errori da evitare per una campagna di successo

L’acquisto da parte dei concorrenti

La prima exit strategy nell’equity crowdfunding è quella dell’acquisto della società da parte di una sua concorrente o, più generalmente, da parte di un operatore che ne riconosce le potenzialità di crescita e decide dunque di investire in essa attraverso una transazione di merger & acquisition (M&A).

Sono numerose le forme tecniche e giuridiche attraverso cui le operazioni di fusione e acquisizione possono essere compiute, ma l’ambizione agli occhi della società e dei suoi investitori è uno solo: far sì che la cessione delle quote avventa ad un valore il più elevato possibile.

Evidentemente, più il capitale societario risulta essere frazionato in un maggiore numero di investitori, e maggiore sarà la difficoltà nel trovare maggioranze adeguate per deliberare tali accordi.

L’intervento dei fondi

Un altro possibile termine evolutivo è quello che vede come protagonisti i fondi di venture capital e di private equity, che potrebbero essere interessati a rilevare le quote della compagnia (o una parte).

Di norma tali soggetti hanno l’interesse a investire in società nel momento in cui questa ha superato la propria prima fase di vita e, altrettanto di solito, non hanno grande interesse nel rimanere come titolari effettivi della società nel lunghissimo termine, mirando invece a conseguire un ulteriore sviluppo della stessa prima di perseguire la propria personale strategia di exit.

>>> Leggi anche: Equity crowdfunding: cos’è, come funziona e quali sono i vantaggi

Il buy-back

Un ulteriore possibile sviluppo è costituito dal buy-back, ovvero da quella operazione attraverso la quale i promotori originari, dopo aver conseguito un intervento mediante una campagna di equity crowdfunding, scelgono di riacquistare le quote cedute sul “mercato” con l’obiettivo di conservare un controllo e una gestione più stretta e diretta.

IPO

Nel caso in cui la società decida di perseguire un ulteriore sviluppo, tale da condurla presso il mercato regolamentato, allora è possibile che valuti un’offerta pubblica iniziale (IPO) mediante – ad esempio – l’offerta pubblica di vendita (OPV) con la quale si cedono le partecipazioni già in possesso degli azionisti. Il capitale sociale non verrà modificato (come invece avverrebbe con un’offerta pubblica di sottoscrizione, che determinerebbe un suo incremento), ma si inciderà solo sulla liquidità dei portafogli degli azionisti che venderanno, totalmente o parzialmente, le proprie quote.

Naturalmente, per quanto concerne la singola posizione dell’investitore nell’equity crowdfunding, rimane inteso che il soggetto potrà cedere la propria partecipazione ad altre persone interessate a subentrare in società al suo posto, negoziando così il valore della quota al fine di ottenere una plusvalenza.

Torneremo ad occuparci delle exit strategies nell’equity crowdfunding, ovvero delle strategie di uscita dell’equity crowdfunding, in successivi approfondimenti.

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