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Giovani NEET, una sfida da 24 miliardi per l’Italia

Su Startup-News.it raccontiamo ogni giorno storie di innovazione, di startup e di giovani che provano a costruire il futuro con idee, tecnologia e impresa. È il volto più dinamico di una generazione che cerca spazio nell’economia e nella società. Eppure, accanto a queste esperienze, esiste un’altra realtà molto meno visibile.

In Europa oltre otto milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni non studiano, non lavorano e non partecipano ad attività di formazione. Sono i cosiddetti NEET, acronimo di “Not in Education, Employment or Training”. Questa condizione rappresenta una delle principali criticità per il futuro economico e sociale del continente. In Italia la situazione rimane particolarmente delicata: circa 1,4 milioni di giovani rientrano in questa categoria, pari al 15,2% della popolazione tra i 15 e i 29 anni.

In Europa oltre otto milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni non studiano, non lavorano e non partecipano ad attività di formazione

Il dato emerge dal report “NEET, giovani non invisibili: sfide e risposte per attivare le risorse del futuro”, primo rapporto annuale del progetto Dedalo promosso da Fondazione Gi Group. Il documento analizza il fenomeno dal punto di vista economico, sociale e occupazionale, evidenziando le principali criticità del sistema italiano.

Nonostante un miglioramento rispetto al passato, il problema resta significativo. Nel 2014 il tasso di NEET in Italia era pari al 26%. Nel 2024 il valore è sceso al 15,2%, ma il Paese continua a collocarsi tra quelli con i livelli più elevati in Europa.

Una categoria eterogenea di giovani

La categoria dei NEET include situazioni molto diverse tra loro. All’interno di questo gruppo si trovano giovani che hanno smesso di cercare lavoro dopo numerosi tentativi senza esito, altri che attendono opportunità formative o occupazionali coerenti con il proprio percorso, e persone che affrontano difficoltà legate alla salute o a responsabilità familiari.

La distanza dal mercato del lavoro dipende anche da un disallineamento tra competenze e richieste delle imprese

In altri casi la distanza dal mercato del lavoro dipende da un disallineamento tra competenze e richieste delle imprese. Questa varietà di condizioni rende necessario analizzare il fenomeno con strumenti più precisi, capaci di distinguere i diversi profili e bisogni presenti all’interno della popolazione NEET.

Secondo il report, politiche pubbliche efficaci richiedono interventi mirati e basati su una conoscenza più approfondita delle dinamiche che portano i giovani fuori dai percorsi di studio e lavoro.

L’impatto economico del fenomeno

La condizione di NEET produce effetti economici rilevanti sia a livello nazionale sia europeo. Le stime di Eurofound indicano che il costo medio annuo associato a ogni giovane NEET in Europa è pari a circa 14.784 euro, considerando la perdita di produzione e i costi per il sistema di welfare.

Le stime di Eurofound indicano che il costo medio annuo associato a ogni giovane NEET in Europa è pari a circa 14.784 euro

Nel complesso, la perdita economica per l’Unione Europea è stata stimata in circa 121 miliardi di euro nel 2023, una cifra pari allo 0,71% del PIL dell’UE.

In Italia l’impatto economico è ancora più significativo. Il costo medio annuo per ogni giovane fuori da istruzione e lavoro supera i 17.000 euro. La perdita complessiva per il sistema economico nazionale raggiunge circa 24,5 miliardi di euro, equivalenti all’1,22% del PIL italiano.

La perdita complessiva per il sistema economico nazionale raggiunge circa 24,5 miliardi di euro, equivalenti all’1,22% del PIL italiano

Le cause strutturali del caso italiano

Il report individua diverse criticità strutturali che contribuiscono alla diffusione del fenomeno NEET in Italia. Tra queste emerge la difficoltà della transizione tra scuola e lavoro. Molti giovani incontrano ostacoli nell’ingresso nel mercato occupazionale e nei percorsi di inserimento professionale.

Il sistema educativo risulta spesso poco allineato con le esigenze delle imprese. A questa situazione si aggiungono un mercato del lavoro caratterizzato da forti differenze territoriali e politiche attive dell’occupazione non sempre coordinate o efficaci.

Anche l’avvio di iniziative imprenditoriali da parte dei giovani incontra numerose difficoltà. La complessità burocratica, l’accesso limitato al credito e un ecosistema di supporto ancora incompleto rendono più complesso trasformare idee innovative in progetti imprenditoriali.

Il ruolo delle politiche pubbliche

Le politiche per l’inclusione giovanile rappresentano uno degli strumenti principali per ridurre il numero di NEET. Programmi europei come la Youth Guarantee hanno cercato di favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e nei percorsi di formazione. I risultati ottenuti nei diversi Paesi sono stati però disomogenei.

Nel contesto italiano emerge la necessità di rafforzare l’orientamento scolastico, migliorare i servizi per l’impiego e sviluppare percorsi di formazione più integrati con le esigenze del sistema produttivo.

Il progetto Dedalo nasce con l’obiettivo di favorire il confronto tra istituzioni, imprese e organizzazioni sociali, promuovendo analisi e strumenti utili alla progettazione di interventi più efficaci.

Un tema centrale per lo sviluppo del Paese

La presenza di un numero elevato di giovani fuori da istruzione e lavoro ha conseguenze rilevanti per la crescita economica e per la coesione sociale. Ridurre il fenomeno dei NEET significa valorizzare competenze, rafforzare la partecipazione dei giovani alla vita economica e migliorare le prospettive di sviluppo del Paese.

Le analisi contenute nel report evidenziano la necessità di politiche basate su dati e interventi mirati, in grado di favorire l’inclusione e l’attivazione delle nuove generazioni nel sistema educativo e produttivo.

Il divario di genere tra i giovani NEET

In occasione della Giornata internazionale della donna, Dedalo richiama l’attenzione su un divario di genere che, nonostante alcuni segnali di miglioramento complessivo, continua a caratterizzare in modo strutturale la condizione delle giovani in Italia. Le giovani donne risultano infatti più esposte al rischio di inattività rispetto ai coetanei uomini, con differenze che tendono ad ampliarsi nel passaggio alla vita adulta e che raggiungono livelli particolarmente marcati nelle regioni del Mezzogiorno.

Il fenomeno presenta inoltre caratteristiche specifiche. Accanto alle difficoltà di accesso al mercato del lavoro, pesa in modo significativo il ruolo delle responsabilità familiari, che spesso determinano l’uscita o la mancata permanenza nel lavoro. L’istruzione rappresenta un fattore importante di protezione, ma non riesce da sola a colmare il divario di genere.

In questo periodo dell’anno, in cui il tema dell’uguaglianza torna al centro del dibattito pubblico, questi dati evidenziano come la piena partecipazione delle giovani donne alla vita economica del Paese richieda interventi coordinati su occupazione, formazione e servizi di conciliazione. L’obiettivo è evitare che il talento femminile resti ai margini proprio nelle fasi più decisive del percorso di vita e professionale.

Business Development Manager at Dynamo, Author Manuale di Equity Crowdfunding, Angel Investor in CrossFund, Journalist, Crowdfunding Marketing Strategist, Startup-News.it founder, IED Lecturer.

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