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Le tutele degli investitori nell’Equity Crowdfunding

Le tutele degli investitori nell’Equity Crowdfunding

Quali sono le tutele degli investitori in una campagna di equity crowdfunding? Ce ne parla l’avvocato Marco Sandoli, partner dello studio Di Tanno Associati.

Ci siamo mai chiesti che tipo di tutele ha un investitore che decide di sottoscrivere delle quote in una campagna di equity crowdfunding? Ce ne parla l’avvocato Marco Sandoli, partner dello studio Di Tanno Associati.

Italia all’avanguardia

La prima cosa da dire è che l’Italia per una volta è all’avanguardia perché è stata il primo Paese in Europa a dotarsi di una normativa specifica sull’equity crowdfunding. Esiste quindi una normativa che si sostanzia in un regolamento di Consob (18592/2013) che disciplina in modo organico la raccolta di capitali tramite portali online, quindi tramite portali di equity crowdfunding.

Le tutele per gli investitori si dividono in due macro aree.

  • Tutele degli investitori nei rapporti con la società e con i founder
  • Tutele degli investitori nei rapporti con il portale che gestisce la raccolta

Tutele nei rapporti con la società e con i founder

Su questo tema, il principale strumento che ha l’investitore è sicuramente il diritto di co-vendita detto anche “tag along”. Per legge, per poter fare raccolta è necessario inserire nello statuto questo tipo di clausola che assicura all’investitore di minoranza, la possibilità, nel caso di trasferimento del controllo della società, di seguire e quindi di vendere alle stesse condizioni economiche a cui vende il socio di maggioranza.  Questa è una tutela fondamentale perché evita il rischio di rimanere dentro un investimento vita natural durante. Con questa tutela si ha la certezza di poter uscire alle stesse condizioni del socio di controllo.

Il diritto di co-vendita evita il rischio di rimanere dentro un investimento vita natural durante

Altre tutele che si possono prevedere nello statuto o nei patti parasociali sono:

  • Liquidation preference
  • Anti-diluition

La liquidation preference

La Liquidation preference è una clausola altrettanto importante ma che non sempre è presente. Questa clausola assicura all’investitore finanziario, quindi anche all’investitore di minoranza che sottoscrive tramite portale, il diritto a ricevere eventuali distribuzioni o eventuali proventi dell’investimento (tipicamente il corrispettivo del prezzo di vendita) in via preferenziale rispetto ai founder.

Quindi, il meccanismo prevede una distribuzione preferenziale ad esempio del corrispettivo di vendita fintanto che il socio finanziatore sia rientrato completamente dell’investimento fatto. Una volta rientrato dall’investimento, la distribuzione non è più preferenziale, quindi normalmente si passa a una distribuzione proporzionata alla quota di partecipazione.

Anche questo è uno strumento interessante perché fa in modo che chi ha sostenuto la società nella prima fase di sviluppo, venga remunerato anticipatamente proprio perché ha creduto nella società.

La clausola anti diluizione

Questa clausola prevede un meccanismo tale per cui il socio che è entrato a una certa valutazione non venga diluito nel caso di aumento di capitale a una valutazione inferiore. Queste forme di tutela normalmente si esprimono tramite clausole statutarie.

Pubblicazione del patto parasociale

Un’altra formula di tutela è rappresentata dalla pubblicazione del patto parasociale eventuale. Diciamo “eventuale” perché potrebbe anche non esserci un patto parasociale. Ma se c’è deve essere pubblicato sul sito della società e deve essere ovviamente comunicato ai soci.

Tutele nei rapporti con il Portale di raccolta

I gestori dei portali sono soggetti a vigilanza della Consob

Passiamo poi alle tutele che gli investitori hanno nei rapporti con il gestore del portale. La prima cosa che gli investitori devono sapere è che i gestori dei portali sono soggetti a vigilanza della Consob, quindi nessuno può improvvisarsi gestore. Bisogna avere dei requisiti che devono essere verificati. Una volta verificati, Consob autorizza il portale a iscriversi in un elenco che è pubblico e che quindi permette a qualunque investitore di fare dei controlli. Le indicazioni che il gestore deve rispettare sono volte tutte ad assicurare all’investitore un percorso di investimento consapevole. Tuttavia, Consob, a differenza di quanto avviene nelle IPO, non entra nel merito della documentazione che viene messa a disposizione sul portale, ma si limita a vigilare sul gestore del portale.

I documenti da pubblicare

Ecco quali sono gli elementi che tipicamente il portale deve mettere a disposizione dell’investitore per fargli prendere una scelta consapevole.

  • Il business plan che deve essere pubblicato sul portale
  • il curriculum vitae dei promotori dell’iniziativa
  • l’informativa contabile, quindi tipicamente, l’ultimo bilancio disponibile
  • Un documento informativo che ricorda un po’ il prospetto Consob relativo alle IPO, ma che in realtà contiene solo un’indicazione dei rischi specifici dell’offerta. È un documento normalmente abbastanza snello di poche pagine.

Il diritto di Ripensamento

Fondamentale poi a tutela dell’investitore è il diritto di ripensamento. Quindi, ciascun soggetto che aderisce a una campagna, ha sette giorni di tempo dal momento in cui ha sottoscritto, per ripensarci senza dover fornire nessun tipo di spiegazione e chiedere di riavere indietro i propri soldi senza nessun tipo di costo.

Ciascun soggetto che aderisce a una campagna, ha sette giorni di tempo dal momento in cui ha sottoscritto, per ripensarci senza dover fornire nessun tipo di spiegazione

Il diritto di Revoca dell’investimento

C’è poi il diritto di Revoca dell’investimento che è un evento esercitato molto più raramente perché presuppone la comparsa di fatti nuovi non esplicitati sul portale o comunque l’emersione di errori materiali rispetto alla documentazione caricata sul portale. Qualora si dovesse verificare questa eventualità e l’investitore riscontrasse che ci si trova di fronte a una di queste situazioni ha il diritto di revocare l’investimento.

Gli investitori professionali

L’ultima forma di tutela, se vogliamo, indiretta, è rappresentata dal fatto che la campagna per perfezionarsi, quindi per essere valida, necessita della sottoscrizione da parte di investitori professionali o altri soggetti qualificati che devono sottoscrivere almeno il 5% dell’intera raccolta ovvero il 3% se la raccolta riguarda una PMI con gli ultimi due bilanci revisionati. Inoltre, il portale normalmente fa una profilazione del cliente mediante un questionario al fine di verificare che l’investitore abbia compreso che sta investendo in capitale di rischio  integrale del capitale (con conseguente rischio di perdere l’intero capitale), e che si tratta di investimenti di tipo illiquido, quindi investimenti che hanno orizzonte temporale medio-lungo.

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