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The Life Box: la startup Corax porta in Africa il suo prototipo per salvare i bambini ustionati

The Life Box: la startup Corax porta in Africa il suo prototipo per salvare i bambini ustionati

Dalla necessità e dalla scarsità di risorse possono nascere idee rivoluzionarie. Proprio come The Life Box, la “stanza portatile” a basso costo progettata su misura per ospitare e curare i bambini da 0 a 4 anni che soffrono di gravi lesioni da ustione nei Paesi in via di sviluppo. Il progetto è della startup Corax, nata dalla collaborazione tra ingegneri biomedici, medici e designer di prodotto. “Ogni anno si registrano oltre 10 milioni di ustionati nei paesi a medio/basso reddito, di cui più dei due terzi sono bambini molto piccoli che cadono nel fuoco” racconta Caterina Giuliani, ingegnere biomedico e founder di Corax. “Non ne avevo idea prima delle mie esperienze di volontariato in Tanzania, dove ho visto con i miei occhi quanti bambini vengono ricoverati per questo motivo.

Ogni anno oltre 6 milioni di bambini ustionati non ricevono cure adeguate a causa della mancanza di infrastrutture

La situazione attuale

Le prime due cause di morte, per i grandi ustionati, sono infezioni e ipotermia. Perché? Non ci sono le infrastrutture adeguate a curarli. Nei paesi ricchi, come il nostro, esistono stanze ospedaliere allestite per proteggere questi pazienti dalle più comuni e pericolose complicanze mediche. Dove le risorse economiche scarseggiano, come in Tanzania, spesso gli ustionati, bambini compresi, vengono ricoverati in spazi totalmente inadeguati.

Nelle aree in via di sviluppo gli ustionati, anche gravi, vengono ricoverati dove capita

È comprensibile che nei paesi più poveri si fatichi a realizzare strutture per i pazienti ustionati – commenta Barbara Tommassini, CTO di Corax. Abbiamo pensato che spostare il problema, smettere di pensare alla riqualificazione delle strutture per trovare una soluzione alternativa in un dispositivo low-cost trasportabile, potesse essere la migliore soluzione”. I ragazzi di Corax si sono ispirati all’elettrocardiografo portatile da 500 dollari del Prof. Vijay Govindarajan e al concetto di Reverse Innovation, ovvero Innovazione Inversa, che lo stesso professore ha coniato allo scopo di descrivere quelle invenzioni che coniugano tecnologia, tematiche sociali e scalabilità.

Cos’è The Life Box

The Life Box può essere definito come una grossa incubatrice che consente di ricreare lo stesso ambiente e le stesse condizioni igieniche di una camera ospedaliera occidentale per ustionati gravi. In più, è un dispositivo flessibile che può essere facilmente trasportato. “Ha tutto quello che serve: dal riscaldamento al filtraggio dell’aria con filtri HEPA. Gli stessi utilizzati nei centri grandi ustionati e nelle sale operatorie – spiega Franco Pradelli responsabile delle indagini cliniche sul dispositivo. Grazie a The Life Box si possono trasportare con maggiore sicurezza i pazienti ustionati all’interno delle ambulanze, aumentare i posti nei centri grandi ustionati (che spesso contano al massimo qualche decina di letti) e diminuire i costi necessari alla cura, che ad oggi richiede dai 1.000 ai 5.000 euro al giorno per ogni paziente. 

The Life Box ricrea in una sorta di incubatrice economica e trasportabile le condizioni di cura ideali

I prossimi passi per The Life Box

Il dispositivo sta per essere testato sul campo. Il 5 ottobre Caterina, Barbara e Franco partiranno per l’Africa assieme a un prototipo di The Life Box. Ci sono già una decina di ospedali interessati al progetto. L’idea è quella di incontrare il numero maggiore possibile di specialisti nella cura dei grandi ustionati per ottimizzare il prototipo. Per chi volesse sostenere il progetto oggi è l’ultimo giorno della campagna su GoFundMe.

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