Anduril vola a 61 miliardi

Anduril ha chiuso un Series H da 5 miliardi di dollari a una valutazione di 61 miliardi, confermando una delle traiettorie più aggressive nel mercato globale del defense tech. Il round, annunciato mercoledì dalla società, è stato guidato da due investitori già presenti nel capitale: Thrive Capital e Andreessen Horowitz.
Il dato più rilevante non è solo la dimensione del finanziamento, ma il salto di valutazione. Meno di un anno fa Anduril aveva raccolto 2,5 miliardi di dollari a 30,5 miliardi di valutazione, in un round guidato da Founders Fund. In quell’occasione, secondo quanto riportato all’epoca, Founders Fund aveva investito 1 miliardo di dollari, il più grande assegno mai firmato dal fondo.
Con il nuovo aumento di capitale, la startup fondata nel 2017 supera gli 11 miliardi di dollari raccolti complessivamente dagli investitori. È una cifra che colloca Anduril in una categoria ristretta: aziende private capaci di attrarre capitali da big tech finance pur operando in un settore, la difesa, che fino a pochi anni fa molti fondi VC guardavano con cautela.
Ricavi a 2,2 miliardi nel 2025
Nel post con cui ha comunicato l’operazione, il CEO Brian Schimpf ha scritto che Anduril ha raddoppiato i ricavi nel 2025, arrivando a 2,2 miliardi di dollari. Il numero aiuta a spiegare perché il mercato abbia accettato una valutazione più che doppia rispetto al round precedente.
Anduril non è una software company pura. Produce sistemi autonomi, piattaforme di comando e controllo, droni, sensori e tecnologie per scenari militari complessi. Questo significa cicli commerciali più lunghi, interlocutori istituzionali, procurement pubblico e requisiti di certificazione molto diversi rispetto al SaaS tradizionale. Ma significa anche contratti potenzialmente molto grandi, soprattutto in una fase in cui Stati Uniti ed Europa stanno aumentando la spesa per capacità autonome, difesa missilistica e sistemi unmanned.
La società sta cercando di posizionarsi come alternativa più rapida e software-defined rispetto ai contractor storici della difesa. Il suo stack Lattice, usato per integrare dati e supportare decisioni operative, è uno degli asset su cui l’azienda insiste di più. Nel testo di Schimpf c’è anche un passaggio che fotografa bene il cambio di clima: “When we founded Anduril in 2017, defense was not a category that attracted significant venture investment. That has changed meaningfully over the last several years”.
Il Pentagono non vuole un solo vincitore
Il finanziamento conferma Anduril come nome dominante agli occhi dei VC, ma non significa che il Dipartimento della Difesa statunitense voglia concentrare il mercato su un solo player. Un segnale interessante arriva da Shield AI, altra società americana specializzata in droni e autonomia: il suo software è stato selezionato dall’Air Force per operare con “Fury”, il fighter jet autonomo di Anduril.
La scelta è indicativa. Invece di assegnare hardware e software a un unico fornitore, l’Air Force ha preferito una logica modulare, con componenti sviluppate da aziende diverse. Per il procurement militare è un dettaglio tecnico, ma per il mercato VC è un messaggio preciso: anche le startup più capitalizzate dovranno convivere con architetture aperte, interoperabilità e competizione continua tra vendor.
Per Anduril, tuttavia, condividere una parte del programma non sembra un problema immediato. Nelle ultime settimane la società ha annunciato diversi contratti, anche fuori dagli Stati Uniti. A maggio è stata indicata come parte di un contratto, insieme ad altri soggetti, per sviluppare un sistema difensivo spaziale “golden dome”, uno scudo antimissile pensato per proteggere il territorio continentale americano.
Contratti negli Stati Uniti e in Europa
La pipeline commerciale di Anduril si sta allargando. La società ha comunicato anche un contratto con il Ministero della Difesa olandese e un accordo con l’U.S. Army per software di battle management basato su Lattice. In questo caso la piattaforma viene usata per analizzare dati provenienti da sistemi integrati di difesa missilistica.
Il contratto olandese è rilevante perché mostra la proiezione internazionale dell’azienda. Il mercato europeo della difesa, accelerato dalla guerra in Ucraina e dalla pressione NATO sulla spesa militare, è diventato un terreno di espansione per le società americane più avanzate su autonomia, sensor fusion e command-and-control. Per una startup come Anduril, entrare nei procurement europei significa aprire linee di ricavo meno dipendenti dal solo budget USA.
C’è però una tensione strutturale: la difesa europea vuole capacità tecnologiche rapide, ma anche sovranità industriale. Per questo Anduril dovrà probabilmente muoversi con partnership locali, adattamenti regolatori e una forte attenzione alla compliance export-control. Non è il classico go-to-market da startup californiana.
Il defense tech è diventato una categoria VC
Il round di Anduril arriva in un momento in cui il defense tech è entrato stabilmente nell’agenda dei grandi fondi. A marzo Shield AI ha raccolto 1,5 miliardi di dollari in Series G a una valutazione di 12,7 miliardi. Il mese scorso Hermeus, che lavora su velivoli ipersonici unmanned, ha chiuso 350 milioni di dollari a una valutazione superiore al miliardo, con Khosla Ventures come lead investor.
Anche in Europa il settore si muove. Helsing, tra le startup più osservate nel comparto, sarebbe vicina a raccogliere 1,2 miliardi di dollari a una valutazione intorno ai 18 miliardi, con Dragoneer e Lightspeed tra gli investitori coinvolti.
Il cambio di percezione è netto. Per anni molti fondi hanno evitato la difesa per ragioni reputazionali, cicli di vendita lunghi e dipendenza da governi. Ora la combinazione tra guerra ad alta intensità, autonomia software, AI militare e rivalità geopolitiche ha riscritto il risk assessment. Anduril è il caso più visibile di questa rotazione del capitale. E con 5 miliardi freschi in cassa, la società avrà margine per assumere, acquisire tecnologie, finanziare produzione e competere su programmi che richiedono bilanci sempre più vicini a quelli dei contractor tradizionali.





