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Costituire società online: i ritardi dell’Italia e cosa potrebbe cambiare

Il 29 marzo scorso il Consiglio di Stato ha decretato il congelamento della procedura di costituzione di una società online. Una battuta d’arresto che non sembra piacere agli imprenditori e, tra breve, potrebbe finire nel mirino dell’Unione Europea, che con direttiva 2019/1151 aveva già invitato i Paesi membri a uniformare le procedure di apertura di …

Il 29 marzo scorso il Consiglio di Stato ha decretato il congelamento della procedura di costituzione di una società online. Una battuta d’arresto che non sembra piacere agli imprenditori e, tra breve, potrebbe finire nel mirino dell’Unione Europea, che con direttiva 2019/1151 aveva già invitato i Paesi membri a uniformare le procedure di apertura di una società online entro il 1 agosto 2021, al fine di superare le evidenti diversità che sussistono tra le nazioni UE in un contesto sempre più integrato e internazionale.

Costituire una società online, a che punto siamo in Italia

La legge di delegazione europea 2019-2020, che recepisce la direttiva sopra citata, è stata già approvata in seconda lettura alla Camera. Prevede un emendamento secondo cui la costituzione di una società online deve essere stipulata, anche in presenza di un modello standard di statuto, “con atto pubblico formato mediante l’utilizzo di una piattaforma che consenta la videoconferenza e la sottoscrizione dell’atto con firma elettronica riconosciuta”.

Di qui, come suggeriva un recente approfondimento del quotidiano Il Sole 24 Ore, l’idea di creare una sorta di stanza virtuale per la stipula dell’atto, da fruirsi da parte di tutti i notai italiani. Semplice? Non proprio.

Cosa avviene negli altri Paesi europei?

È sempre lo stesso quotidiano a fare il punto su cosa accada negli altri Paesi, al fine di comprendere se vi sia o meno qualche best practice da cui prendere ispirazione.

Effettivamente, altrove diverse nazioni stanno implementando procedure di costituzione online delle imprese, recependo la direttiva comunitaria. Dalla Germania alla Spagna, passando per la Francia, gli iter costitutivi delle società online sembrano essere in buona parte diversi, ma accomunati dalla necessità di rendere più veloce ed efficiente il processo di apertura di una forma giuridica societaria tramite le nuove tecnologie digitali.

In tale ambito, forse uno dei modelli che potrebbero fungere da ispirazione per il legislatore italiano è quello spagnolo, dove il notaio è qualificato ad essere il soggetto unico presso il quale compiere tutte le formalità, in maniera non certo dissimile a quanto già avviene nel nostro Paese, ma in chiave – questa volta – esclusivamente digitale. Più difficile è probabilmente seguire l’esempio di altri Paesi che per caratteristiche giuridiche hanno una diversa organizzazione, come la Francia, dove però a occuparsi dell’apertura della società sono direttamente le cancellerie del tribunale.

La necessità di una semplificazione

Qualsiasi sia la strada intrapresa, è evidente da parte delle startup e delle associazioni rappresentative la necessità di giungere a una migliore semplificazione, con la possibilità di puntare sulla liberalizzazione dei servizi di costituzione delle società online che possa apportare benefici per tutti i soggetti interessati.

Già oggi, peraltro, esistono operatori che forniscono servizi di supporto legale, e che collaborano con gli studi notarili per agevolare ogni fase della creazione di una nuova società.

L’impressione è infatti che non basti puntare sui canali digitali per arrivare a una vera e propria semplificazione del processo di creazione di una nuova startup. Sia sufficiente rammentare, in tal senso, come solamente un terzo delle startup che sono state create nel corso degli ultimi anni è stata avviata con la procedura digitale che era stata posta in essere dal legislatore, e che è stata ora bocciata dal Consiglio di Stato.

I motivi di tale scarsa affezione sono presto detti: la procedura richiedeva infatti un iter piuttosto lungo e complesso, tanto che – scoraggiati – molti imprenditori alla fine preferivano comunque rivolgersi, a pagamento, a servizi di assistenza dedicati.

Giornalista, copywriter, esperto di finanza e marketing editoriale, collabora con alcuni dei più noti network nazionali dell'informazione

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