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Equity crowdfunding, il mercato cresce!

Equity crowdfunding, il mercato cresce!

Che il 2019 sia iniziato sotto ottimi auspici per il mercato nostrano dell’equity crowdfunding è ormai un dato di fatto. Dopo la quotazione in Borsa di CrowdFundMe, il primo portale italiano a varcare la soglia di Piazza Affari, un segnale chiaro è arrivato: il mondo del fintech e del finanziamento dal basso è stato ufficialmente legittimato a entrare nei salotti dell’alta finanza. Ma sono i numeri a parlare: durante il primo trimestre 2019 la raccolta sulle varie piattaforme è stata di 13,5 milioni di euro contro i dieci dell’ultimo trimestre 2018 (Fonte: Crowdfunding Buzz).

«CrowdFundMe ha chiuso il bilancio al 31 dicembre 2018 mettendo a segno un +109% con 24 campagne chiuse con successo e ricavi per 390 mila euro». Racconta Tommaso Baldissera Pacchetti Ceo dell’azienda. «E anche il 2019 è partito nel migliore dei modi. Con la campagna di Winelivery che si è conclusa a gennaio, abbiamo raccolto 1,2 milioni di euro da 381 investitori. Il mercato dell’equity crowdfunding è in fortissima crescita (oltre il 100%) come dimostrano gli studi. Ma ciò che ci sorprende positivamente è l’apertura del legislatore. I portali di equity crowdfunding potranno, infatti, andare a emettere mini-bonds e vi è anche una forte apertura da parte della Consob verso le cripto-attività così come mostrato nella consultazione recentemente aperta dalla Consob stessa».

Tommaso Baldissera Pacchetti, Ceo di CrowdFundMe.

Perché il crowdfunding funziona

Nel corso del 2018 sono state 30 le campagne lanciate da CrowdFundMe, contro le 17 del 2017, per un totale di 61 campagne complessive. L’incidenza percentuale del numero delle campagne concluse con successo sul numero di quelle lanciate, mostra una crescita pari al 50% nel 2016, del 74% nel 2017 e dell’80% nel 2018. Sono numeri che danno il quadro del potenziale di CrowdFundMe, ma parlano anche di un mercato generale in espansione e di uno strumento prezioso per le startup.

«Solo poco tempo fa, io e Benedetto Pirro eravamo due ragazzi che provavano a realizzare qualcosa di grande. Ci ritrovavamo a parlarne al bar dell’università, ci chiedevamo dove recuperare i fondi per partire. Oggi siamo alla guida di un’azienda quotata, ma la nostra anima da startup ci lega con un forte filo di empatia alle aziende che raccolgono fondi sulla nostra piattaforma. Noi crediamo che l’equity crowdfunding rappresenti una grande opportunità per i giovani e le PMI perché è un sistema altamente meritocratico. Se il progetto è buono, gli investitori arrivano. Se arrivano fondi si creano posti di lavoro e si contribuisce a far girare l’economia reale. Nel nostro Paese, questa è una grande rivoluzione perché per la prima volta, al centro di tutto, c’è un progetto e non importa se ti trovi a Milano, a Matera o a Frosinone. L’equity crowdfunding rappresenta una rivoluzione perché offre a tutti le stesse possibilità: è democratico e meritocratico allo stesso tempo».

Le emittenti di CrowdFundMe

Nei suoi quattro anni di vita, CrowdFundMe ha raccolto capitali per giovani società che oggi sono diventate aziende affermate. Oltre alla già citata Winelivery, ricordiamo CleanBnB che ha raccolto oltre 620mila euro e ormai riconosciuta come uno dei principali player italiani nel mercato degli affitti a breve termine o Glass To Power che in due round ha raccolto la cifra record di 2.433.750 euro, solo per citarne alcune. Una percentuale così alta di successo è dovuta a tanti fattori: la qualità della proposta, ma anche la reputazione e l’affidabilità di una piattaforma rodata e all’avanguardia che riesce a catalizzare l’interesse non solo di investitori professionali, ma anche di persone comuni che normalmente non avrebbero accesso a questo genere di investimento. «Alla base del nostro successo c’è una selezione attenta delle giovani aziende che decidiamo di supportare» spiega Tommaso Baldissera Pacchetti. «Offrire a tutti la possibilità di investire in società non quotate facendo anche informazione a riguardo è una delle nostre mission. Dai nostri dati risulta che circa il 30% dei nostri investitori retail non aveva mai investito in alcun strumento finanziario prima di conoscerci. Questo per noi è un risultato fantastico, hanno creduto nei nostri prodotti come primissimo approccio al mondo finanziario».

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