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Equity crowdfunding: tutte le novità di Consob

Equity crowdfunding: tutte le novità di Consob

Come da attese, la Consob ha ampliato ufficialmente le fonti di finanziamento per startup e Pmi innovative. Con la delibera numero 21110 del 10 ottobre, la Commissione nazionale per le Società e la Borsa approva le modifiche al Regolamento che recepiscono le norme (l’articolo 100-ter) inserite nel testo unico della finanza dalla Legge di Bilancio 2019.

I portali di crowdfunding potranno offrire sia titoli di capitale (ovvero quote e azioni) sia obbligazioni e altri titoli di debito, come i minibond. Non solo agli investitori istituzionali ma anche a quelli retail, benché con alcune limitazioni. Inoltre, le piattaforme di equity crowdfunding potranno raccogliere capitali per quelle società straniere con sede nei paesi dell’Unione Europea che abbiano regolamenti compatibili con quello italiano. Ecco le novità nel dettaglio.

I minibond debuttano sulle piattaforme di crowdfunding

Ora che le piattaforme web di equity crowdfunding possono emettere minibond e obbligazioni, si allarga significativamente il bacino di utenza degli investitori che potranno accedervi. I minibond sono delle obbligazioni studiate per le società non quotate in borsa, proprio come le PMI innovative e le startup a caccia di finanziamenti sui portali online. Si tratta di un potente strumento di finanziamento alternativo ai canali di credito tradizionale, sempre più difficili da avvicinare. Attraverso i minibond queste aziende possono reperire fondi dagli investitori, aprendosi al mercato dei capitali e offrendo in cambio titoli di credito. Il vantaggio principale dei minibond è che sono facili da emettere e meno costosi di altre soluzioni. E possono essere utilizzati per accrescere la struttura aziendale, aprirsi a nuovi mercati, anticipare il denaro necessario a grandi ordini e commesse.

Dal punto di vista degli investitori, i mini-bond sono vantaggiosi perché il loro tasso di interesse viene riconosciuto tramite cedola periodica (annuale), caratteristica che fa percepire un maggiore senso di sicurezza per quanto riguarda il ritorno sul denaro elargito.

I minibond sono un potente strumento di credito alternativo ai canali tradizionali che ora potrà essere gestito online

L’importo massimo previsto per ogni emissione è stato fissato a 8 milioni di euro. Quali sono le categorie di investitori che potranno sottoscrivere le obbligazioni attraverso i portali di crowdfunding? Oltre ai soggetti professionali e istituzionali (come fondazioni bancarie o incubatori di start up) la Consob ha indicato altri 3 grandi gruppi:

  • investitori che detengono un portafoglio finanziario di almeno 250 mila euro, compresi contanti e depositi di denaro;
  • soggetti che si impegnino a investire un minimo di 100 mila euro per singola sottoscrizione;
  • intermediari finanziari (consulenti) e investitori specializzati nei servizi di gestione dei portafogli.

Quest’ultimo gruppo è quello che consente anche agli investitori retail, i risparmiatori “comuni” che amano far fruttare quanto hanno accantonato, di accedere allo strumento dei minibond. Con una limitazione: la necessità di affidarsi a un consulente professionale.

Ad oggi non esiste uno strumento di finanza alternativa che consenta di mobilitare volumi analoghi a quelli dei minibond guardando al mercato delle PMI e delle startup innovative

Quello dei minibond è un mercato particolarmente interessante. Secondo i dati dell’ultimo report pubblicato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano (Febbraio 2019) i minibond hanno dato la possibilità a 260 PMI italiane di raccogliere oltre 4,6 miliardi di euro, senza contare tutte le emissioni (magari di piccola dimensione) collocate da grandi imprese non quotate. Come leggiamo nel report “al momento non esistono in Italia altre leve di finanza alternativa che riescano a mobilitare volumi analoghi, su un numero consistente di aziende di piccola-media dimensione”.

Le nuove bacheche per lo scambio di quote

Al centro del dibattito sui limiti dell’equity crowdfunding c’è sempre stata l’impossibilità di offrire, sulle piattaforme, l’opzione di compravendita delle quote. L’assenza di mercati secondari è stato sicuramente un freno allo sviluppo dell’equity crowdfunding come strumento di investimento. Ora, questo limite è stato superato grazie al nuovo regolamento Consob, che dà ai portali la possibilità di creare bacheche per vendere le quote acquistate, promuovendo così la monetizzazione degli asset in tempi brevi. Non si tratta, però, di uno strumento di speculazione, quanto piuttosto di un sistema per rendere liquido un mercato altrimenti “bloccato”. Per la pubblicazione delle bacheche le piattaforme dovranno seguire le rigide normative tracciate dalla Consob.

L’apertura al mercato europeo

I portali di equity crowdfunding potranno decidere di raccogliere capitali non solo per le società italiane ma anche per aziende UE. Il requisito fondamentale è che abbiano sede in uno dei paesi membri dell’Unione Europea. Una novità interessante per gli investitori, che vedranno moltiplicarsi le opportunità di scelta. Ma potenzialmente preoccupante per startup e PMI, che dovranno spartirsi l’attenzione delle piattaforme in un’arena più ampia e concorrenziale. Va sottolineato, però, che potranno essere accettate solo le società che operano in Paesi che abbiano un regolamento compatibile con quello italiano, postilla che restringe il campo.

Promozione professionale dell’equity crowdfunding

Infine, il regolamento Consob introduce un’ultima novità potenzialmente rivoluzionaria. Consente alle società di promozione e intermediazione finanziaria di offrire prodotti di investimento che includano l’equity crowdfunding. Un’opportunità preziosa per i portali, che potranno contare su un tam tam professionale, che permetterà di far conoscere l’equity crowdfunding a molte più persone. In più, questa innovazione è utile anche agli investitori, che avranno nuove opportunità per differenziare gli investimenti.

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