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Il mercato italiano dell’equity crowdfunding cresce, ma può fare di meglio

Il mercato italiano dell’equity crowdfunding cresce, ma può fare di meglio

Nel primo semestre del 2019 il mercato italiano dell’equity crowdfunding registra un solido + 89% rispetto al primo semestre del 2018, per un totale di 26,9 milioni di euro raccolti. Questa forma di finanziamento alternativa, che sfrutta la Rete e le piattaforme online abilitate per consentire alle aziende di ottenere fondi, prospettando agli interessati una remunerazione del capitale, piace sempre di più agli investitori e agli imprenditori italiani. Resta però ampio il divario tra il nostro e altri Paesi europei, dove i servizi di equity crowdfunding sono attivi da un tempo più lungo.

Poco male: se è vero che la situazione italiana è paragonabile a quella del Regno Unito 6 anni fa o di Francia e Germania 3 anni fa, seguire le orme di chi ci ha preceduto sarebbe già un ottimo successo. E le speranze che le cose vadano  in questa direzione non sembrano mancare, leggendo i dati presentati dall’ultimo report pubblicato lo scorso luglio dall’Osservatorio CrowdInvesting della School of Management del Politecnico di Milano.

I dati dell’equity crowdfunding italiano

Nel 2018, coerentemente con le previsioni divulgate dal nostro Osservatorio, c’è stato un record di raccolta per quanto riguarda l’equity crowdfunding: i valori rispetto al 2017 sono triplicati– ha sottolineato Giancarlo Giudici, Direttore scientifico dell’Osservatorio CrowdInvesting. La raccolta equity complessiva degli ultimi 12 mesi ammonta a 49 milioni di euro. L’industria, quindi, continuerà a crescere, presumibilmente a doppia cifra”. Un fenomeno prevedibile, visto l’andamento del mercato. A giugno 2019 l’equity crowdfunding ha superato, in Italia, la soglia degli 82 milioni di euro totali, considerando tutte le campagne realizzate dal 2014. Il secondo trimestre del 2019, quindi, non ha fatto che confermare l’inizio positivo registrato nel primo trimestre.

35 piattaforme di Equity Crowdfunding autorizzate a raccogliere fondi in Italia, per un totale di 401 campagne concluse.

Le piattaforme che operano nel mercato italiano dell’equity crowdfunding attualmente autorizzate e censite dall’Osservatorio sul CrowdInvesting sono 35, ma non tutte sono attive. Nel database dei ricercatori del politecnico trovano posto 401 campagne, di cui la maggior parte ha raccolto capitale. Le  emittenti sono 369 (alcune hanno realizzato più campagne nel corso degli anni) e ben 6191 investitori, per lo più unici, con rare eccezioni di investitori seriali. La maggior parte sono soggetti italiani.

La percentuale di successo si attesta mediamente su un incoraggiante 75%. Per quanto riguarda la distribuzione delle offerte si rafforza la tendenza a proporre e assegnare quote non votanti per chi contribuisce sotto una certa soglia e quote votanti per coloro che investono in modo più consistente.

Il 75% delle campagne ha successo. Tre quarti delle aziende scelgono di proporre due tipologie di quote.

Una modalità che generalmente incontra il favore degli investitori non professionisti, i quali non sono interessati a diventare parte attiva delle società ma più semplicemente a differenziare i propri investimenti.

Cosa c’è dietro ai numeri?

Tra le leve che hanno dato una scossa al mercato dell’equity crowdfunding e che con buona probabilità continueranno a influenzare il suo sviluppo nell’immediato, c’è l’aumento dal 30 al 40% delle detrazioni e delle deduzioni fiscali per le startup e le PMI innovative. Attualmente questo “trattamento di favore” è stato stabilito per il solo 2019, ma potrebbe venire mantenuto nei prossimi anni. La novità fiscale sembra aver contribuito alla registrazione di un incremento dell’investimento equity medio negli ultimi 12 mesi. Secondo il report, un quarto degli investimenti totali ha un importo piuttosto basso, che non supera i 500 euro, ma il 30% è composto da contributi tra i mille e i cinquemila euro.

Boom di campagne milionarie

I target medio e mediano di raccolta per i progetti del mercato italiano di equity crowdfunding (escludendo quelli immobiliari) sono pari rispettivamente a 191.956 euro e 100.000 euro. Questo perché la maggior parte delle campagne hanno un obiettivo che si attesta sotto i centomila euro, mentre poche altre si prefiggono di arrivare ben oltre. A sostenere il settore, però, sono proprio le campagne più ricche. “Il mercato è andato bene negli ultimi 12 mesi ma non benissimo, secondo me. Ci si aspettava una crescita più esplosiva– ha commentato Giudici. Quello che ha trainato il mercato sono stati i portali di equity crowdfunding legati al real estate che hanno target molto elevati e quindi raccolgono tanto denaro con poche operazioni ma soprattutto le campagne milionarie che hanno totalizzato più di un milione di euro.

Fenomeno che negli ultimi mesi è stato significativo: nel campione dell’Osservatorio si contano 16 campagne che hanno raccolto più di un milione di euro di cui 13 negli ultimi 12 mesi.

Negli ultimi 12 mesi ben 13 campagne hanno raccolto oltre 1 milione di euro.

I dati sottolineano poi che, nonostante il mercato italiano dell’equity crowdfunding sia a regime anche per le piccole e medie imprese che non siano startup innovative, la maggioranza delle emittenti è comunque rappresentata da startup. Circa i tre quarti del totale.

Le piattaforme da vicino

I portali autorizzati cominciamo a essere molti, ma nel computo delle 35 piattaforme ce ne sono alcune non più attive. Altre sono in fase di avvio. L’Osservatorio considera attivi i portali che hanno pubblicato almeno una campagna negli ultimi 12 mesi.

Ne esistono di generalisti come di specializzati: nel real estate piuttosto che nello sport o nel mercato dell’energia. Anche i modelli di business cominciano a differenziarsi. La maggioranza delle piattaforme sono “trasparenti” e mettono a disposizione di chiunque le informazioni sulle campagne, senza prevedere fee o selezione. Ma alcune richiedono l’iscrizione e il pagamento di una quota annuale per accedere ai dati (ClubDealOnline) o per avere informazioni aggiuntive e approfondite (Doorway). Un principio di funzionamento che sembra orientato a scremare gli interessati, rivolgendosi esclusivamente a business angels e investitori professionisti.

Su 35 piattaforme 3 dominano il mercato. Quella che ha finalizzato e raccolto più capitale è Mamacrowd che al 30 giugno sfiorava i 22 milioni di euro. Seguita da CrowdFundMe: molto vicina ai 15 milioni, può vantare il maggior numero di campagne pubblicate, un alto tasso di successo e ottimi guadagni per i suoi investitori. Al terzo posto c’è Walliance, dedicata al comparto immobiliare, con i suoi 11,1 milioni. In media ogni campagna riceve il sostegno di 85,6 investitori.

Le piattaforme che hanno raccolto di più nei primi 6 mesi del 2019 sono Mamacrowd e CrowdFundMe.

Cosa aspettarsi nel prossimo futuro

È in atto una consultazione che porterà a una revisione del regolamento della Commissione Nazionale per le società e la Borsa (Consob), che tra le altre cose consentirà alle piattaforme specializzate in equity crowdfunding di pubblicare bacheche web per la compravendita delle quote collocate, favorendo la nascita di un mercato secondario degli investimenti nell’equity. Le piattaforme di equity crowdfunding avranno anche l’opportunità di collocare titoli di debito, seppure con alcune limitazioni, novità le cui modalità sono ancora in fase di discussione presso Consob.

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COMMENTS

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    Giampiero 2 mesi

    nessuno parla del destino di chi investe in queste campagne;
    per le startup innovative non si può avere distribuzione (eventuale) di utili prima dei 5 anni;
    la speranza è che le società vengano acquisite o che vengano quotate in borsa, con la possibilità quindi di rivendere le quote;
    manca un “mercato” dove scambiare le quote;
    in definitiva parliamo di soldi che, quando va bene, sono sequestrati per un po’ di anni

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