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Formazione su LinkedIn: le remore degli imprenditori

Formazione su LinkedIn: le remore degli imprenditori

Dopo anni di corsi sull’uso strategico di LinkedIn, mi sono fatto un’idea di quelle che sono le obiezioni – a mio modesto parere sempre meno convincenti e fondate – degli imprenditori e dei dirigenti. Le ho raccolte qui.

Non posso far scappare i buoi

Molti capitani d’impresa hanno paura di formare i propri dipendenti sull’uso di LinkedIn perché pensano che poi scapperanno. Come se LinkedIn fosse l’unico strumento per cercarsi un lavoro. Occorre spiegare loro che LinkedIn non è InfoJobs o Monster, e che i motivi principali per stare su LinkedIn dovrebbero essere altri: su tutti personal branding (e branding aziendale) e soprattutto networking.

Fuori controllo

Altri dirigenti sono scettici perché non possono controllare al 100% quello che i dipendenti faranno online, dato che il profilo LinkedIn è personale. A maggior ragione un’azienda che forma i dipendenti sull’uso dello strumento, che fornisce contenuti di qualità ma soprattutto che stila e diffonde una policy aziendale sta, prima di tutto, badando a sé. Proteggendosi addirittura: mi è capitato di vedere aziende rischiare di perdere una commessa perché il cliente, vedendo dei dipendenti del fornitore cercarsi sguaiatamente un lavoro su LinkedIn, pensavano a evidenti difficoltà (i topi abbandonano la nave che affonda!).

Ambasciator non porta…

Alcuni manager, soprattutto dell’HR (ma anche a livelli più alti), vorrebbero che i dipendenti diventassero tutti brand ambassador, ma non sanno da dove iniziare. Per questo servirebbe un piano/calendario editoriale strutturato ma soprattutto istruire i propri dipendenti su come interagire con i contenuti aziendali. Per fare un esempio, mai sentito parlare di LinkedIn Elevate?

Social selling? Impossibile vendere su LinkedIn

“Il social selling non funziona perché non vendiamo un solo pezzo con LinkedIn”: evidentemente qualcuno confonde social selling e social commerce. Che cos’è davvero il social selling? Nei miei corsi per venditori spiego che la formula magica del social selling è la seguente: posizionamento + autorevolezza + relazioni. La logica è quella dell’inbound, non certo del vetusto outbound.

Nessun social è adatto al B2B

“Si è sempre detto che Facebook e Instagram stanno al B2C come LinkedIn sta al B2B, ma è una fregnaccia”. Concordo, è una divisione ormai ampiamente superata, nessuno parla più di divisione tra B2B e B2C, ma sempre più di H2H: da umano a umano. Su LinkedIn non esistono le aziende, ma le persone che ci lavorano. Quando cerchi un’azienda, trovi e ti relazioni con un professionista. Se questo ha un pessimo profilo, farà però fare una figuraccia anche all’azienda dove è dipendente.

Le prostitute su LinkedIn

Ho lasciato per ultima la perla: “LinkedIn ormai è peggio di Facebook, ci sono persino le prostitute!”. A parte il fatto che inizialmente le prostitute c’erano veramente, LinkedIn vieta di fare profili da escort dal 2013 (vedi notizia sul Corriere).
Detto questo, è vero che con l’allargarsi della platea (ormai di 11 milioni di italiani) i profili che si trovano sono di qualsiasi tipo, qualificati e non. Un social come LinkedIn non può essere esclusivo. Certo questo aumenta il rumore, ma a maggior ragione occorre fare un ragionamento strategico soprattutto in fase di costruzione del proprio network.

Trovi molte indicazioni su come gestire LinkedIn nel modo coretto, sia dal punto di vista professionale che aziendale, in questi miei due videocorsi completamente gratuiti:

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