Startup italiane, più deal ma meno capitali

Il mercato italiano del venture capital apre il 2026 con un segnale doppio: aumenta con forza il numero delle operazioni, ma si riduce il valore complessivo investito. Nel primo trimestre sono stati chiusi 225 deal VC, più del doppio rispetto al trimestre precedente, per un controvalore complessivo di 0,4 miliardi di euro. Il dato indica una ripresa dell’attività transazionale, ma anche una maggiore prudenza sul ticket medio e sulle valutazioni, in linea con un mercato europeo ancora selettivo dopo due anni di repricing.
Il quadro arriva dall’Italy Market Snapshot Q1 2026 di PitchBook, pubblicato il 23 aprile 2026 e basato su dati aggiornati al 31 marzo. Il report fotografa un ecosistema italiano che continua a produrre deal, soprattutto nelle fasi early-stage, ma fatica ancora a trasformare questa densità di operazioni in round di grandi dimensioni, exit liquide e nuova raccolta per i fondi.
Rent2Cash guida il trimestre
Il round più rilevante del trimestre è quello di Rent2Cash, piattaforma di rental management che consente ai proprietari immobiliari di monetizzare i canoni cedendo i diritti sui flussi futuri. L’operazione, da 100 milioni di euro, è stata classificata da PitchBook come early-stage VC nel segmento Other financial services. La società intende usare i capitali per espandersi sui mercati internazionali.
Alle spalle di Rent2Cash compaiono TeaTek, con un round da 60 milioni di euro in late-stage VC, POP WASH e Subbyx, entrambe con operazioni da 25,8 milioni, e Contents, che ha raccolto 21,1 milioni in venture growth. Il mix settoriale resta eterogeneo, ma software B2B, servizi finanziari e modelli digitali scalabili continuano a pesare nelle operazioni più visibili.
La dinamica è chiara: l’Italia continua ad avere founder finanziabili, ma i round sopra i 100 milioni restano eccezioni
La dinamica è chiara: l’Italia continua ad avere founder finanziabili, ma i round sopra i 100 milioni restano eccezioni. Il mercato lavora molto sulla base della pipeline, meno sulla creazione sistematica di campioni late-stage con valutazioni europee.
AI e first-time financing tengono viva la pipeline
Un dato utile per leggere il sentiment riguarda l’intelligenza artificiale. Nel primo trimestre 2026 PitchBook registra 29 deal VC legati all’AI in Italia, per un valore complessivo di 0,2 miliardi di euro. È un segnale importante, anche se non ancora sufficiente per parlare di un vero cluster nazionale paragonabile a quelli di Londra, Parigi o Berlino.
Interessante anche il primo finanziamento VC: nel 2026, fino al 31 marzo, le operazioni first-time financing sono 46, per 0,1 miliardi di euro. Il numero resta inferiore ai picchi recenti, ma conferma che l’ecosistema continua a far emergere nuove società venture-backed. Per startup studio, acceleratori, fondi seed e corporate venture capital, questa è la parte del mercato da presidiare: meno headline, più costruzione di portafoglio.
Exit ancora deboli, pesa l’incertezza geopolitica
Il vero punto scoperto resta la liquidità in uscita. Nel primo trimestre 2026 l’attività di exit VC rimane contenuta: solo 6 operazioni, per un valore complessivo di 0,2 miliardi di euro. PitchBook collega questa debolezza alla scarsa fiducia nel mercato delle exit, aggravata dall’incertezza geopolitica e dal contesto macro.
Nel primo trimestre 2026 l’attività di exit VC rimane contenuta: solo 6 operazioni, per un valore complessivo di 0,2 miliardi di euro
Il problema non è soltanto italiano. Senza M&A vivace e senza IPO credibili, i fondi faticano a distribuire capitale agli LP, con un effetto diretto sulla nuova raccolta e sulla propensione a finanziare round successivi. In un mercato piccolo come quello italiano, questo collo di bottiglia è particolarmente visibile: quando mancano exit ricorrenti, l’intera catena del venture diventa più fragile.
Tra le exit VC-backed più rilevanti dal 2024, PitchBook segnala Officinae Bio, Everli, Switcho, Opyn e Cynny. Nessuna però cambia davvero la scala del mercato.
Fundraising VC al minimo
Il fundraising è l’altra area critica. Nel primo trimestre è stato chiuso un solo fondo VC in Italia: Poli360 II di 360 Capital, da 85 milioni di euro, focalizzato su startup deeptech early-stage e spin-off universitari. Nel complesso, la raccolta VC YTD si ferma a 0,1 miliardi di euro, contro 0,4 miliardi nel 2025 e 1,9 miliardi nel 2022.
Nel primo trimestre è stato chiuso un solo fondo VC in Italia: Poli360 II di 360 Capital, da 85 milioni di euro, focalizzato su startup deeptech early-stage e spin-off universitari
Il dato va letto con attenzione. L’Italia dispone di investitori pubblici e istituzionali molto attivi, a partire da CDP Venture Capital, primo investitore per numero di operazioni VC nel Paese tra 2021 e 2026, con 315 deal. Seguono Lazio Innova, Zest Group, Vento, LVenture Group e LIFTT. Tuttavia, l’AUM VC e la dry powder risultano in calo nell’ultimo anno, un segnale che riduce la capacità del sistema di sostenere follow-on e round growth.
Milano resta il baricentro
La geografia del capitale privato conferma il peso di Milano. Tra 2016 e 2026, il capoluogo lombardo registra 1.245 deal VC per 4,9 miliardi di euro di valore, oltre a 783 deal PE per 54 miliardi. Roma segue con 514 deal VC e 232 deal PE, mentre Torino conta 292 operazioni VC.
Nel confronto europeo, Milano è presente tra gli hub rilevanti ma resta distante dai leader. Londra domina con 17.902 deal VC e 125,3 miliardi di euro di valore VC, seguita da Parigi, Berlino, Stoccolma e altri centri con maggiore profondità finanziaria. Il divario non è solo quantitativo: riguarda densità di fondi growth, frequenza delle exit, presenza di scaleup internazionali e attrazione di capitali esteri.
Private equity più prudente, Borsa in tenuta
Fuori dal VC, il private equity italiano chiude il trimestre con 6,2 miliardi di euro di deal value e 131 operazioni. L’attività diminuisce rispetto al trimestre precedente e i fondi si orientano verso una postura più risk-off, con più add-on e meno buyout. L’operazione più significativa riguarda Alfagomma, valutata da PitchBook 844,2 milioni di euro.
Sul mercato azionario, il FTSE MIB chiude il trimestre con un rendimento YTD del -1,4%, meglio di DAX, S&P 500 e STOXX Europe 600, ma sotto il FTSE 100. Il trimestre è stato caratterizzato da un rally fino a febbraio e da una correzione a marzo, dopo l’escalation del conflitto in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi energetici.
Un ecosistema che deve passare alla fase growth
Il Q1 2026 non racconta un mercato fermo. Racconta un mercato che genera molte operazioni, ma ha ancora poca massa critica sulle fasi successive. Per le startup italiane, il nodo resta sempre lo stesso: trasformare l’attività seed ed early-stage in una pipeline di scaleup finanziabili, internazionali e appetibili per acquirenti industriali o mercati pubblici.
Il segnale positivo è la ripresa del deal count. Il segnale meno comodo è che capitali, exit e fundraising non si muovono allo stesso ritmo. Finché queste tre variabili resteranno deboli, il venture italiano continuerà a produrre molte storie interessanti, ma poche società capaci di cambiare davvero la scala del mercato.





