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Superbonus, come cambierà nel 2023, previsioni e ultime notizie

Superbonus, come cambierà nel 2023, previsioni e ultime notizie

Il Superbonus subirà un profondo cambiamento. Questa è una tra le poche certezze di questa prima parte di novembre. Come cambierà nel 2023, però, non è ancora lecito saperlo. Dunque, non ci rimane che fare qualche previsione su una delle agevolazioni fiscali più importanti degli ultimi anni, condividendo le ultime notizie da Palazzo Chigi.

bancari Come cambia il Superbonus il prossimo anno e, soprattutto, si tratta di un provvedimento non equo? A chiarire che le cose saranno destinate a mutare radicalmente è il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti che, durante la recente audizione alle commissioni riunite sulla Nadef (la nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza) ha sottolineato che gli oneri del Superbonus saliranno a fine anno e che determineranno un peggioramento della previsione delle imposte dirette tra 8 e 10 miliardi di euro per ogni anno tra il 2023 e il 2026. In aggiunta a ciò, Giorgetti ha dichiarato che un simile peso potrebbe pregiudicare la realizzazione di altri interventi fiscali.

Tradotto in termini pragmatici, significa che il Superbonus è destinato a una cura dimagrante. O, per dirla con le parole dello stesso ministro, una revisione selettiva, considerato che il governo – per sua stessa ammissione – non ritiene equo destinare una massa così ingente di risorse a una limitata fetta di cittadini.

Ma allora come cambierà il Superbonus nel 2023? Scopriamolo grazie a questa guida, che si inserisce tra quelle che stiamo realizzando per seguire le novità introdotte dal Governo Meloni, come quella sulla Flat Tax 2023 e quella sul Tetto al Contante.

Nuovi termini per le comunicazioni Superbonus 110%

L’esecutivo sembra stia per cedere verso la concessione di una mini proroga della scadenza attualmente fissata allo scorso 25 novembre 2022 per la comunicazione di inizio lavori asseverata. Stando a quanto emerge nelle ultime ore, il termine che potrebbe essere spostato al 31 dicembre.

Secondo le prime stime effettuate, riaprire il termine le sole comunicazioni (e non quello per le delibere condominiali) costerebbe circa 66 milioni di euro per il triennio 2025, 2026 e 2027 o, se si preferisce, poco meno di 200 milioni complessivi. Di contro, se si decidesse di espandere il termine anche per le delibere condominiali, il costo potrebbe salire fino a 300 milioni.

Considerato che si sta veleggiando in termini di contenimento delle spese, è probabile che si possa optare per una revisione leggera dei termini, senza cioè includere le delibere ma salvando solamente le comunicazioni.

Il problema della classificazione dei debiti

Tra i principali scogli che il governo sta cercando di superare per sbloccare i crediti e consentire alle banche di usare l’1% per ogni versamento fiscale e contributivo effettuato dai clienti c’è principalmente quello legato alla classificazione Eurostat come debito pubblico.

Le strade che potrebbero essere intraprese sono principalmente due. La prima è quella di riportare in avanti all’anno successivo le quote di crediti che imprese e banche non riescono a utilizzare in compensazione per mancanza di capienza fiscale.

Il secondo percorso è invece stato tracciato da Abi e Ance: compensare automaticamente una quota dell’1% degli F24 presi in carico dalle banche per i versamenti fiscali e contributivi dei clienti con i crediti da bonus edilizi.

Ora, per entrambe le strade alternative il rischio che si possa considerare tali voci contabili come debito pubblico secondo l’Eurostat è abbastanza alta e, proprio per questo, i prossimi passi saranno effettuati con grande cautela…

Ultime notizie: Superbonus 90% o Superbonus 110%?

Tra le principali aree di manovra sembra esserci quella legata alla possibilità di tagliare l’aliquota di detrazione fiscale. Attualmente il Superbonus è al 110% ma, secondo quanto emerge dai corridoi del Ministero dell’Economia, la legge di bilancio ridurrà la percentuale al 90%.

La revisione del Superbonus 90% è stata più volte ribadita come possibile opzione da più parti del governo e, dunque, almeno per il momento sembra essere lo scenario centrale su cui possiamo ipotizzare le novità.

La revisione del Superbonus 90% è stata più volte ribadita come possibile opzione da più parti del governo

Molto dipenderà però dalla ponderazione di tale decisione con gli altri interventi fiscali. Come a dire che, in fondo, non bisognerà stupirsi nel caso in cui verrà stabilita una revisione che riduca ulteriormente l’aliquota. Oppure che la differenzi sulla base del reddito dei contribuenti.

Insomma, la possibilità di ridurre sotto il 100% l’aliquota della detrazione è una delle poche cose sicure della revisione del Superbonus. Rendendo il contribuente parte attiva nel pagamento dei lavori, il governo auspica infatti che possano essere stimolate le contrattazioni sui prezzi delle opere. Cosa che invece negli scorsi trimestri è stata quasi annullata dalla possibilità di attingere a un benefit fiscale statale in grado di coprire l’intero costo della procedura.

Proroga Superbonus per villette e unifamiliari

In un’ottica di semplificazione del quadro normativo del Superbonus, il governo potrebbe anche valutare la possibilità di rendere omogenei i termini per appartamenti condominiali e unifamiliari, almeno per i contribuenti meno agiati o per chi ha nella villetta la propria prima casa.

Anche in questo caso non ci sono decisioni già formalizzate, ma solo tante bozze sulla scrivania del Ministero dell’Economia.

Attualmente non ci sono decisioni già formalizzate ma solo tante bozze sulla scrivania del Ministero

Crediti Superbonus: il nodo della cessione

Sul fronte dei crediti Superbonus e della relativa cessione, c’è inoltre un altro problema da risolvere. Molte imprese hanno accumulato dei crediti fiscali in cassetto molto rilevanti, che non riescono più a scontare poiché i canali bancari si sono improvvisamente ristretti.

Lecito immaginare, a questo punto, un nuovo intervento sui crediti destinati a sbloccarli e a riaprire le maglie degli istituti di credito. Dalle Poste a Unicredit, passando per Intesa Sanpaolo, le scelte degli intermediari bancari sembrano essere quasi omogenee. La direzione, purtroppo, va verso una più rigida selezione dei crediti da acquistare o, in alcuni casi, di un sostanziale blocco.

Per cercare di ravvivare l’effettiva utilità del Superbonus non si potrà che partire anche da qui.

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