L’Europa è arrivata a un punto di non ritorno. In un contesto di tensioni geopolitiche, competizione tecnologica e ridefinizione degli equilibri industriali globali, la capacità dell’Unione di restare un attore rilevante dipenderà in larga misura dalle scelte che verranno compiute nei prossimi mesi sul fronte dell’innovazione. È questo il messaggio centrale appena lanciato da InnovUp, l’associazione che rappresenta la filiera italiana dell’innovazione.
La scorsa settimana, i leader europei si sono riuniti ad Alden Biesen per un incontro informale volto a delineare la direzione strategica dell’Unione. Il confronto non si è limitato a strumenti finanziari o architetture istituzionali, ma ha riguardato il posizionamento industriale e tecnologico dell’Europa in uno scenario dominato da Stati Uniti e Cina. In gioco non c’è soltanto la crescita economica, ma la sovranità tecnologica e la capacità di presidiare filiere strategiche come intelligenza artificiale, deep tech, transizione energetica e sicurezza economica.
Il nodo della massa critica europea
Secondo InnovUp, la frammentazione resta il principale freno alla competitività del continente. I numeri del venture capital fotografano con chiarezza il divario strutturale: nel 2025 la Germania ha investito circa 6,6 miliardi di euro, la Francia 6,3 miliardi, la Spagna 2,6 miliardi e l’Italia appena 1,5 miliardi. Anche sommando gli sforzi dei principali Stati membri, l’Europa rimane distante dagli Stati Uniti, che concentrano centinaia di miliardi di dollari e oltre 700 unicorni.
La frammentazione resta il principale freno alla competitività del continente
Il punto, evidenzia l’associazione, è che nessun singolo Paese europeo dispone della scala necessaria per competere autonomamente nelle tecnologie strategiche. La competizione globale si gioca sulla capacità di mobilitare capitali pubblici e privati lungo l’intera value chain dell’innovazione: dalla ricerca di base alla crescita delle scaleup, fino all’industrializzazione e all’espansione internazionale.
Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp, è netto: “È evidente che, frammentata, l’Europa non ha la massa critica necessaria. Servono programmi europei ambiziosi, stabili e coordinati, capaci di mobilitare capitale pubblico e privato verso startup e imprese innovative lungo l’intera catena del valore comunitaria”. La richiesta è quella di un salto di qualità nell’integrazione finanziaria e industriale, superando logiche nazionali che rischiano di tradursi in una dispersione inefficiente di risorse.
Il 28° regime e il mercato unico dell’innovazione
Accanto al tema dei capitali comuni, InnovUp individua una seconda priorità strategica: la costruzione di un vero mercato unico dell’innovazione attraverso l’introduzione del cosiddetto 28° regime europeo. Oggi la frammentazione delle regole societarie, fiscali e del lavoro rappresenta uno dei principali ostacoli alla scalabilità delle startup europee, che incontrano costi di compliance elevati e barriere normative nel momento in cui cercano di espandersi oltre i confini nazionali.
La frammentazione delle regole societarie, fiscali e del lavoro rappresenta uno dei principali ostacoli alla scalabilità delle startup europee
Il modello EU Inc. mira a introdurre un quadro giuridico uniforme, superando la moltiplicazione delle normative nazionali e riducendo gli oneri amministrativi per le imprese innovative. Si tratta di un passaggio cruciale per trasformare il mercato unico in uno spazio realmente integrato per l’imprenditorialità tecnologica, favorendo cross-border scaling, attrazione di capitali e consolidamento di campioni europei.
La Commissione presenterà a marzo il dossier dedicato nell’ambito della “One Europe, One Market Roadmap”, con una scadenza fissata a dicembre 2027 per il completamento dell’integrazione. Un orizzonte temporale che introduce un elemento di accountability e urgenza, aspetti fondamentali per un ecosistema che opera con cicli di investimento e sviluppo rapidi.
Leadership politica e responsabilità italiana
InnovUP sottolinea come la visione delineata nei report di Draghi e Letta abbia già indicato la necessità di completare il mercato unico e rafforzare gli strumenti comuni per sostenere la competitività di lungo periodo. Tuttavia, affinché queste indicazioni si traducano in policy operative, è indispensabile una convergenza determinata dei principali leader europei, dal Cancelliere tedesco Friedrich Merz alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, fino al Presidente Emmanuel Macron.
Per l’Italia, la partita è duplice. Da un lato, il Paese parte da una posizione di debolezza in termini di volumi di investimento VC; dall’altro, può giocare un ruolo attivo nell’orientare l’ambizione e l’efficacia del 28° regime, contribuendo alla definizione di un framework che favorisca davvero la crescita delle imprese innovative. La responsabilità è tanto politica quanto industriale.
Ciron avverte inoltre del rischio che misure non coordinate o parziali vengano presentate come soluzioni strutturali senza incidere realmente sulle condizioni di crescita della filiera. In altri termini, il tema non è solo l’annuncio di nuovi strumenti, ma la loro coerenza sistemica e la capacità di generare impatti misurabili in termini di competitività, occupazione qualificata e leadership tecnologica.
Il tema non è solo l’annuncio di nuovi strumenti, ma la loro coerenza sistemica e la capacità di generare impatti misurabili in termini di competitività, occupazione qualificata e leadership tecnologica.
Dalla roadmap alle riforme concrete
La Roadmap attesa per l’inizio di marzo rappresenta dunque uno snodo decisivo. Dovrà tradurre gli impegni politici in riforme concrete, capaci di rafforzare l’infrastruttura industriale dell’innovazione europea. Startup, scaleup, investitori, centri di ricerca e corporate costituiscono oggi un ecosistema interconnesso che non può più essere considerato un segmento marginale, ma una leva strategica per la resilienza e la prosperità del continente.
InnovUp, che dal 2012 rappresenta e unisce la filiera italiana dell’innovazione, si propone come interlocutore attivo in questo processo, lavorando su advocacy, networking e knowledge per rafforzare l’ecosistema nazionale nel contesto europeo. La sfida, tuttavia, è continentale.
Il bivio è chiaro: o l’Europa accelera verso una vera integrazione del mercato dell’innovazione, dotandosi di capitali comuni e di un quadro normativo uniforme, oppure rischia di assistere a un progressivo indebolimento competitivo, un “lento declino” come definito dall’associazione. Nei prossimi mesi si misurerà la capacità dell’Unione di trasformare la retorica della sovranità tecnologica in una strategia industriale concreta, coerente e finanziariamente adeguata. Per l’ecosistema startup europeo, non è più una questione di opportunità, ma di sopravvivenza sistemica.





