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Chiusura partita IVA d’ufficio, cosa devi sapere

Chiusura partita IVA d’ufficio, cosa devi sapere

Come funziona la chiusura della partita IVA d’ufficio, quando può essere decisa dall’Agenzia delle Entrate e quando no. Ecco tutte le ultime novità in materia.

Chiusura della partita IVA d’ufficio: con le novità della Legge di Bilancio 2023, l’Agenzia delle Entrate si è ritagliata più poteri in merito a questa questione. Anche – ma non solo – al fine di scongiurare il fenomeno delle partite IVA apri e chiudi, assieme a quelle che non forniscono segni tangibili di vita, o sono sospettate di essere uno strumento di frode.

Difatti, in virtù delle disposizioni contenute nell’art. 1 comma 148 della manovra, le Entrate possono provvedere alla cessazione d’ufficio delle partite IVA in una lunga serie di ipotesi di rischiosità fiscale. Ma quali sono? Chi deve temere che la propria partita IVA possa essere chiusa d’ufficio dal Fisco?

Quando l’Agenzia può imporre la chiusura partita IVA d’ufficio?

In primo luogo, ricordiamo come già prima dell’avvento delle disposizioni della Legge di Bilancio 2023 l’Agenzia delle Entrate potesse chiudere la partita IVA in diverse occasioni.

Tra le principali ragioni possiamo rammentare quella meglio specificata dal provvedimento direttoriale del 12 giugno 2017, secondo cui il Fisco può effettivamente procedere alla chiusura d’ufficio della partita IVA per quei soggetti che effettuano operazioni intracomunitarie in frode all’imposta sul valore aggiunto.

Un altro provvedimento direttoriale è quello dello scorso 3 dicembre 2019, che ha individuato i criteri e le modalità di chiusura delle partite IVA inattive, intendendosi per tali quelle che risultano non avere esercitato alcuna attività di impresa, artistica o professionale, nelle tre annualità precedenti.

Ebbene, a queste (e altre) ipotesi, il legislatore ha aggiunto ulteriori condizioni che prevedono la chiusura della partita IVA d’ufficio, integrando così il quadro normativo in vigore con ulteriori possibilità. Non solo: le misure introdotte dalla Legge di Bilancio operano anche in maniera preventiva, al fine di bloccare sul nascere l’apertura di posizioni IVA ritenute a particolare rischio.

Le misure introdotte operano anche in maniera preventiva, per bloccare l’apertura di posizioni IVA ritenute a rischio

Le partite IVA apri e chiudi

In particolare, la Legge di Bilancio stabilisce che in caso di cessazione d’ufficio della partita IVA, la stessa possa essere nuovamente richiesta dallo stesso soggetto come imprenditore individuale, lavoratore autonomo o rappresentante legale di società, associazione o ente, con o senza personalità giuridica, costituiti successivamente al provvedimento della cessazione della partita IVA. Ma solo previo rilascio di una polizza fideiussoria o di una fideiussione bancaria per la durata 3 anni dalla data del rilascio e per un importo non inferiore a 50.000 euro.

Si tratta di una disposizione che, intuibilmente, mira a creare un impegno gravoso nei confronti del contribuente, scoraggiando quegli atteggiamenti fraudolenti che creano una sorta di porta girevole nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

Gli indicatori di rischio

Di fianco a questo fenomeno non raro, spesso strumento per aggirare altre disposizioni di legge, il legislatore ha introdotto alcuni indicatori di rischio sulla base dei quali possono scattare controlli mirati e, in ultima istanza, chiusura d’ufficio delle partite IVA.

Gli indicatori sono piuttosto eterogenei e in fase di definizione (ne parleremo una volta che saranno indicati i dettagli, con provvedimento delle Entrate). Alcuni di essi fanno però riferimento al soggetto titolare della posizione IVA, sia in proprio che come amministratore di enti e di società. Altri si riferiscono invece alla tipologia e alla modalità di svolgimento delle attività. Altri ancora alle incongruenze e alle omissioni riscontrate nell’adempimento degli obblighi fiscali, così come al coinvolgimento della partita IVA, sia in maniera diretta che in maniera indiretta, in fenomeni di evasione o di frode.

Sarà sufficiente per scongiurare i fenomeni fraudolenti che il legislatore sta cercando di arginare?

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