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Incentivi per chi investe in startup e PMI: cosa c’è da sapere

Incentivi per chi investe in startup e PMI: cosa c’è da sapere

È stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo che chiarisce e disciplina le modalità di accesso agli incentivi fiscali per chi investe in startup e PMI innovative. Incentivi validi sia per le persone fisiche sia per le società.

Non si tratta di una novità: a maggio dichiarazioni ufficiali da parte del Governo avevano confermato che il decreto attuativo era stato firmato da tutti i ministeri competenti. Ma fa piacere che sia finalmente una realtà a tutti gli effetti, dato che le aziende innovative lo attendevano da circa 3 anni. La promessa di incentivi, infatti, era stata prevista con la Legge di Bilancio, già per gli investimenti fatti nel 2017. Senza decreto attuativo, però, le società e gli investitori non potevano fruirne.

Il provvedimento previsto dal Decreto potenzia gli incentivi fiscali per gli investimenti in capitale di rischio nelle startup innovative. Prevede un’aliquota unica del 30% ed elimina le aliquote precedentemente in vigore, comprese tra il 19 e il 27%. Inoltre, estende gli incentivi a persone fisiche e giuridiche che intendano investire nelle Piccole e Medie Imprese innovative. Si tratta di un provvedimento importante: perché in Italia aumenta il numero delle startup, ma queste imprese innovative fanno fatica a crescere fino a raggiungere la fase di scale-up.

“L’aliquota unica prevista per gli incentivi a persone e aziende che investano in startup innovative è pari al 30%”

Cosa prevedono gli incentivi

Gli incentivi fiscali agli investimenti in startup e PMI innovative consistono:

  • per le persone fisiche, in una detrazione dall’imposta sul reddito (Irpef) pari al 30% dell’ammontare investito, per un conferimento massimo di 1 milione di euro;
  • per le società di capitali in una deduzione dall’ammontare imponibile ai fini Ires, sempre pari al 30% dell’investimento, con una soglia fissata a 1,8 milioni di euro.

Verranno agevolati gli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio 2017 diretti verso startup e PMI innovative, regolarmente iscritte nella sezione speciale dedicata del Registro delle imprese.

Quali sono le PMI incluse nel provvedimento

Chiariamo una cosa: vengono considerate PMI innovative, come da definizione dell’Unione Europea, tutte le società di capitali con meno di 250 addetti e un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro. La PMI deve inoltre rispettare almeno due dei tre requisiti che seguono.

  • La PMI è titolare di un software registrato o di una privativa industriale.
  • Ha sostenuto spese in ricerca e sviluppo per una quota pari ad almeno il 3% del costo della produzione o del valore della produzione (considerando la cifra maggiore).
  • La sua forza lavoro annovera almeno 1/3 di laureati magistrali o 1/5 di dottori di ricerca, dottoranti o ricercatori.

È importante anche fare un altro chiarimento. Le modalità di fruizione dell’incentivo sono diverse per le PMI innovative e le startup. Questo per garantire la piena conformità alle direttive europee in materia di aiuti di Stato.

“Ci sono delle differenze tra le startup e le PMI ammissibili per l’incentivo”

In particolare, vengono considerati in modo diverso gli investimenti in Piccole e Medie Imprese attive sul mercato già da oltre 7 o 10 anni. Le PMI innovative, dopo il periodo di sette anni dalla loro prima vendita commerciale, sono considerate ammissibili solo se ancora in fase di espansione o nelle fasi iniziali di crescita. Vediamo esattamente cosa significa.

  • Fino a dieci anni dalla loro prima vendita commerciale, se sono in grado di attestare, attraverso una valutazione eseguita da un esperto esterno, di non aver ancora dimostrato a pieno le loro capacità potenziali di redditività.
  • Senza limiti di tempo se effettuano un investimento in capitale di rischio in base a un business plan che riguardi un prodotto nuovo. Oppure un mercato geografico diverso, superiore del 50 per cento rispetto al fatturato medio annuo dei precedenti cinque anni (in linea con l’art. 21, paragrafo 5, lettera c), del regolamento (UE) n. 651/2014).

Chi resta fuori

In linea di massima, l’accesso alle agevolazioni è escluso in una serie limitata di casi.

  • Per investimenti effettuati tramite organismi di investimento collettivo del risparmio e società a partecipazione pubblica (in maniera diretta o indiretta).
  • Per investimenti in startup innovative o PMI innovative in difficoltà o in imprese che hanno ricevuto aiuti di Stato illeciti non ancora integralmente recuperati.
  • Alle imprese del settore della costruzione navale e dei settori del carbone e dell’acciaio.
  • Nel caso di investimenti in startup innovative, PMI innovative, incubatori certificati, organismi di investimento collettivo del risparmio e altre società di capitali che a loro volta investano prevalentemente in startup innovative o PMI innovative.

Per approfondire, la cosa migliore da fare è consultare un commercialista che conosca l’argomento e leggere in maniera accurata sia il Decreto attuativo sia il documento interno della Commissione Europea sugli aiuti di Stato.

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