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Regime forfetario dei minimi 2022, come funziona? Ultime novità

Regime forfetario dei minimi 2022, come funziona? Ultime novità

Complici i continui cambiamenti avvenuti in questo regime fiscale nel corso degli anni, il regime forfetario  dei minimi alimenta ancora oggi molta incertezza tra le partite IVA che vorrebbero beneficiare del suo trattamento privilegiato.

Ecco perché, in questa guida, abbiamo cercato di fare chiarezza sul regime dei minimi 2022, con tutte le anticipazioni su quanto avverrà nel prossimo anno e, per il momento, focalizzandoci sulle regole in vigore nel 2021.

Vedremo dunque come funziona il nuovo regime dei minimi e come potersene avvantaggiare.

Ultime novità Regime Forfetario / Minimi [Aggiornamento Ottobre 2021]

Stando alle ultime novità, di questi giorni, nel 2022 le partite Iva fino a 65 mila euro dovrebbero continuare a beneficiare del regime forfettario / minimi.

Si tratta, comunque, ancora di voci. Il testo della riforma fiscale di cui abbiamo recentemente parlato non parla infatti espressamente del regime agevolato, ma tutto lascia intendere che anche nel 2022 si potrà beneficiare ancora del regime forfetario, sebbene con qualche modifica che dovrebbe interessare soprattutto i coefficienti di redditività.

Per il resto, i requisiti potrebbero rimanere quelli previsti:

  • ricavi e compensi non superiori ai 65.000 euro per anno;
  • spese per importo non superiore a 20.000 euro lorde per lavori di terzi (compresi dipendenti e collaboratori).

Le aliquote potrebbero rimanere al 15% (5% per le nuove attività), mentre per chi supera i limiti si potrebbe prevedere un regime biennale di accompagnamento alla tassazione ordinaria, più soft rispetto al passaggio traumatico dal forfetario al sistema “normale”. In altri termini, il contribuente che supera tali limiti potrà rimanere all’interno del regime forfettario nei due periodi di imposta successivi a quello del superamento, a condizione che in ciascuno di tali periodi di imposta dichiari un volume d’affari incrementato di almeno il 10% rispetto a quello di ciascun anno precedente.

Conseguentemente, le aliquote dell’imposta potranno essere aumentate, per il biennio, rispettivamente, dal 15% al 20% e dal 5% al 10%.

Cos’è il regime forfetario dei minimi

Il regime dei minimi è un particolare regime fiscale agevolato per le partite IVA individuali. Spesso è stato ribattezzato (il più delle volte correttamente, qualche altra volta con un po’ di confusione) anche come regime forfettario, ma la sovrapposizione di diversi regimi agevolati ha contribuito a decretare dei dubbi sulla corretta attribuzione delle agevolazioni.

Al netto dei facili equivoci, ricordiamo per maggiore chiarezza che oggi ci troviamo dinanzi a due principali tipi di regimi agevolati:

  • il vecchio regime dei minimi con aliquota al 5%, di cui alla l. n. 244 del 2007, oggi abrogato e rimasto valido però dal 2016 fino alla sua naturale scadenza;
  • il nuovo regime dei minimi o, meglio, il nuovo regime forfettario per lavoratori autonomi con aliquota al 15% di cui alla l. n. 190 del 2014, più volte modificata.

In questo approfondimenti parleremo dunque del regime forfettario, chiamandolo altresì regime dei minimi per comodità espositiva e perché, oramai, questo termine ha finito con l’essere inglobato il tale regime fiscale.

Chi può accedere la regime dei minimi 2022

Ciò premesso, al regime dei minimi 2022 (o forfettario 2022) possono accedere tutti coloro che sono titolari di una partita IVA ed esercitano attività di impresa, arte, professione, per artigiani, commercianti, lavoratori autonomi e professionisti (anche iscritti all’albo professionale) a patto che soddisfino i seguenti requisiti.

In primo luogo, la legge prevede che possono accedere al regime agevolato i contribuenti persone fisiche che esercitano attività di impresa, arti o professioni, se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi o hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro.

Per il 2022 per il momento non sono state approvate modifiche alla disciplina. Dunque, non ci sono variazioni rispetto a quanto, per il momento, conosciamo.

Tuttavia, oltre al requisito dei ricavi non superiori a 65.000 euro, è altresì necessario che i contribuenti abbiano sostenuto spese per un ammontare complessivamente non superiore ai 20.000 euro lordi per lavoratori dipendenti o lavoro accessorio, collaboratori a progetto. In queste forme bisognerà conteggiare anche eventuali forme di remunerazione basate sugli utili da partecipazione agli associati e le spese per prestazioni di lavoro svolte dall’imprenditore o dai suoi familiari.

Clausole di esclusione dal regime dei minimi

Una delle clausole di esclusione più discusse dal regime dei minimi è quella relativa al non aver percepito, nell’anno precedente, redditi da lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente che eccedono l’importo di 30.000 euro.

Ancora, non possono accedere al regime dei minimi coloro che:

  • si avvalgono di regimi speciali IVA per l’imposta sul valore aggiunto o regimi forfettari della determinazione del reddito
  • non sono residenti, tranne quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o uno Stato aderente allo SEE, che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto
  • effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili;
  • esercitano attività di impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio di attività, a società di persone, associazioni o imprese familiari;
  • esercitano attività prevalente nei confronti del datore di lavoro con cui sono in corso rapporti di lavoro, o erano in corso nei due precedenti periodi di imposta), o nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro.

I regimi speciali IVA che escludono il regime forfettario dei minimi

Sono esclusi i lavoratori che adottano uno dei seguenti regimi speciali:

  • Agricoltura e attività connesse e pesca, art. 34 e 34-bis del DPR n. 633/72
  • Vendita sali e tabacchi, art. 74 co. 1 del DPR n. 633/72
  • Commercio dei fiammiferi, art 74 co 1 del DPR n. 633/72
  • Editoria, art. 74 co. 1 del DPR n 633/72
  • Gestione di servizi di telefonia pubblica, art 74 co 1 del DPR n 633/72
  • Rivendita documenti di trasporto pubblico, art. 74 co. 1 del DPR n 633/72
  • Intrattenimenti, giochi e altre attività, art. 74 co. 6 del DPR n. 633/72
  • Agenzie di viaggi e turismo, art. 74-ter del DPR n. 633/72
  • Agriturismo, art. 5 co. 2 della L. n 413/91
  • Vendite a domicilio, art 25-bis co 6 del DPR n. 600/73
  • Rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione, art. 36 del DL n 41/95
  • Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione, art. 40-bis del DL n. 41/95
  • Vendita di rottami o cascami, art. 74 commi 8 e 9 DPR n. 633/72

Sanzioni per errata adesione al regime dei minimi

Nel caso in cui si sia commesso un errore in fase di adesione al regime dei minimi, adottando questo regime forfettario anche in assenza dei requisiti previsti, è prevista una sanzione del 30% sull’eventuale omesso versamento dell’imposta, aumentata di un altro 10% nei casi di cui all’art. 1 d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 471.

Quante imposte si pagano con il regime forfettario dei minimi 2022?

La determinazione delle imposte con il regime dei minimi 2022 avviene seguendo questa formula:

Reddito lavoro autonomo = Ricavi o compensi riscossi nel periodo di imposta x coefficiente di redditività – contributi previdenziali pagati nell’anno oggetto di dichiarazione

Per quanto concerne il coefficiente di redditività, si tratta di una percentuale da applicare al proprio ricavo annuo, e sul quale andrà ad essere conteggiata l’imposta forfettaria.

Il coefficiente di redditività oscilla tra il 40% e l’86%, seguendo tale tabella:

  • Industrie alimentari e delle bevande 40%
  • Commercio all’ingrosso e al dettaglio 40%
  • Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande 40%
  • Commercio ambulante di altri prodotti 54%
  • Costruzioni e attività immobiliari 86%
  • Intermediari del commercio 62%
  • Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione 40%
  • Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi 78%
  • Altre attività economiche 67%.

Deduzioni regime forfetario dei minimi

Chi aderisce al regime forfetario dei minimi, in cambio, non può portare in deduzione spese e oneri. Può tuttavia dedurre i contributi previdenziali e assistenziali che sono stati versati nel periodo di imposta in ottemperanza a disposizioni di legge.

Dal reddito così determinato si devono dedurre per intero i contributi previdenziali, compresi quelli che sono corrisposti per conto dei collaboratori dell’impresa familiare che risulta essere fiscalmente e carico e quelli versati per i collaboratori non a carico ma per cui il titolare non ha esercitato il diritto di rivalsa.

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