WMF 2026, Bologna capitale dell’innovazione: 74 stage e 400 speaker su AI e digital

Il WMF 2026 inizia a scoprire le carte con numeri che raccontano bene l’ambizione del progetto: 74 stage formativi già annunciati su oltre 90 previsti e più di 400 speaker internazionali già confermati, all’interno di una manifestazione che dal 24 al 26 giugno tornerà a BolognaFiere con un impianto sempre più centrato su intelligenza artificiale, digital marketing e innovazione. L’obiettivo è costruire un programma formativo capace di mettere in relazione visione strategica, casi applicativi e opportunità di business, parlando contemporaneamente a professionisti, imprese, startup e istituzioni.
Un’agenda sempre più estesa e verticale
La preview del programma conferma il posizionamento del WMF come piattaforma che punta a coprire in modo trasversale i grandi assi della trasformazione tecnologica. L’architettura dell’edizione 2026 si sviluppa infatti lungo decine di percorsi verticali che spaziano dall’AI alla robotica, dalla data analysis alla cybersecurity, passando per open innovation, imprenditorialità, informazione, salute, governance e impatto sociale. Il format, nelle intenzioni di Search On Media Group, resta quello di una fiera B2B internazionale, ma rafforza la componente educational come asset centrale dell’esperienza. In uno scenario in cui la competitività passa sempre più dall’upskilling e dalla capacità di leggere l’evoluzione dei mercati, la profondità del palinsesto diventa parte integrante della value proposition dell’evento.

A confermare la scala dell’operazione contribuiscono anche i numeri dell’ultima edizione: oltre 73 mila presenze da 90 Paesi nel 2025, più di 1.000 speaker e oltre 700 espositori e sponsor. Un perimetro che consente al WMF di presentarsi non solo come appuntamento fieristico, ma come hub internazionale di connessione tra ecosystem player, corporate, investitori, istituzioni e community professionali. In questo quadro, la formazione non viene trattata come un contenuto accessorio, bensì come leva di posizionamento e di attrazione internazionale.
L’AI resta il baricentro della manifestazione
Il cuore del programma 2026 sarà ancora una volta l’intelligenza artificiale, con 16 verticali già indicati dagli organizzatori. Tra i filoni annunciati compaiono AI & Business Transformation, Agentic AI, Robotics & Physical AI, AI Solutions e Machine Learning, accanto a stage dedicati al coding, al vibe coding e alla cybersecurity. La scelta editoriale è chiara: non raccontare l’AI come tema isolato, ma inserirla dentro i processi reali di trasformazione delle imprese, dei prodotti, del lavoro e dei modelli operativi. In altri termini, il WMF punta a presidiare non solo la narrativa tecnologica, ma soprattutto il livello dell’adozione concreta.
Accanto al blocco AI, il digital marketing continua a occupare uno spazio strutturale. Il programma anticipato include stage come Digital Marketing & Business Solutions, Social Media Strategies, Search & AI, Advertising, Brand Strategy, Automation & CRM, Data & Analytics, Video & Connected TV, AI Marketing e AI Commerce. È una segmentazione che riflette bene lo stato attuale del mercato: da una parte la specializzazione crescente delle discipline martech, dall’altra la necessità di ricomporle in una visione integrata che tenga insieme performance, creatività, dati e automazione. Il WMF prova così a parlare sia al professionista verticale sia al decision maker che deve tradurre strumenti e piattaforme in execution e risultati di business.
Big Tech, istituzioni e media nella stessa conversazione
Uno degli elementi più forti della preview riguarda la composizione del panel speaker. Sul palco sono attesi referenti di OpenAI, Anthropic, NVIDIA, Google, Microsoft, Dell Technologies e Intel, insieme a rappresentanti di ESA, CINECA e IIT. A questi si aggiungono figure di primo piano provenienti dal mondo della ricerca, dell’impresa, delle istituzioni e dell’informazione, da Alberto Sangiovanni Vincentelli a Michiel Scheffer, da Lucilla Sioli a Orazio Schillaci, fino a nomi come Cecilia Sala ed Enrico Mentana. È un mix che restituisce bene la cifra editoriale del WMF: costruire un’agenda in cui tecnologia, policy, industria e media non siano compartimenti separati, ma livelli di una stessa discussione.
Il programma si presenta come un percorso multidisciplinare, costruito per consentire ai partecipanti di comporre un’esperienza formativa personalizzata. Non un palinsesto lineare, dunque, ma una struttura modulare pensata per favorire contaminazione tra competenze, specializzazione verticale e networking ad alta densità informativa. In un contesto in cui eventi e conference competono anche sulla capacità di generare connessioni di valore, questa impostazione rappresenta un vantaggio competitivo rilevante.
Dalla creator economy alla space economy
La breadth del programma emerge anche dai domini complementari già annunciati. Oltre ai cluster più consolidati, il WMF 2026 aprirà spazio a fintech e digital assets, UX & UI, audio e visual production, legal tech, digital health, work & HR, edutech, journalism, tourism & travel, tech for no profit e music & art. Non manca poi un focus sulla creator economy, con la presenza dei primi creator confermati, da Slim Dogs a Jakidale, fino a Le Karma B, Pierluca Mariti, Michele Basile e Beatrice Rigillo. È un’estensione che fotografa con precisione l’evoluzione dell’innovazione contemporanea: non più solo stack tecnologico, ma impatto sui linguaggi, sui modelli culturali e sulle industrie creative.
Un altro tassello importante riguarda la co-progettazione di alcuni stage con realtà specialistiche, tra cui DEVPUNKS per Backend & Cloud, Architecta per UX & UI, Search Tech per Search & AI e Fondazione GIMBE per Digital Health. Il modello è quello di un knowledge design distribuito, in cui il valore del contenuto viene rafforzato dal coinvolgimento di subject matter expert e organizzazioni verticali. Per il pubblico professionale, questo significa maggiore densità di best practice, framework applicativi e casi concreti, cioè esattamente ciò che oggi fa la differenza tra semplice ispirazione e reale trasferimento di competenze.
Bologna si conferma snodo strategico
L’appuntamento di giugno si inserisce infine in una strategia più ampia di internazionalizzazione del brand WMF, richiamata anche attraverso il progetto Saudi Makes Future, in programma a Riyadh nel dicembre 2026. Ma è Bologna a restare il baricentro del format, con una manifestazione che beneficia del patrocinio della Commissione Europea, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna, oltre al supporto di MAECI, ICE e della stessa Regione. Il messaggio, in controluce, è chiaro: il WMF vuole consolidarsi come piattaforma italiana a vocazione globale, capace di attrarre contenuti, investimenti, relazioni e visioni dai principali ecosistemi internazionali dell’innovazione. Dal 24 al 26 giugno, la sfida sarà trasformare questa anteprima in un’esperienza all’altezza delle aspettative.





