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Chi finanzia le startup?

Chi finanzia le startup?

La principale caratteristica che si richiede ai soci finanziatori di una startup è la pazienza: per avere un ritorno su un investimento produttivo ci possono volere anni. Ma una delle caratteristiche più interessanti in questo periodo è il fatto che le partecipazioni in società che hanno successo possono rendere molto di più dei semplici investimenti finanziari in un periodo di tassi bassi. Dunque a finanziarti, se il tuo progetto è buono, possono essere non solo parenti e amici, ma anche figure professionali di finanziatori diversi dalle banche. Se il progetto è valido può ingolosire investitori di alto livello, desiderosi di far rendere al meglio il loro denaro. Sono almeno di quattro tipi gli investitori istituzionali a cui una società può rivolgersi. Eccoli:

Incubatori, business angel

Sono società (spesso di matrice universitaria) che finanziano la fase iniziale di progetti d’azienda innovativi. Alcuni di questi possono anche aiutare le aziende nascenti a organizzare operazioni di crowdfunding ovvero la richiesta di denaro al pubblico indistinto (dagli amici ai vicini di casa passando per i potenziali clienti) oggi molto di moda su internet.

Venture capitalist

Prendono in mano le startup dove le lasciano gli incubatori e i business angel e ne finanziano la trasformazione in impresa capace di stare sul mercato.

Operatori (fondi) di private debt

Finanziano i progetti di sviluppo delle medie aziende attraverso l’emissione di obbligazioni (i cosiddetti minibond), o altre forme di sostegno alla crescita (prestiti mezzanini, altre forme obbligazionarie, finanziamenti diretti). I fondi di private debt con focus sull’Italia hanno raccolto 141 milioni di euro nei primi sei mesi del 2018 e ben 1,9 miliardi da inizio 2013, cioé da quanto si è aperto il mercato nel nostro paese. Il calcolo è di AIFI e Deloitte.

Operatori (fondi) di private equity

Sono operatori specializzati che acquistano quote di aziende private per aiutarne la crescita con l’obiettivo di:

  • favorirne la crescita da piccola a medio grande (expansion);
  • sistemare i conti di un’azienda per favorirne l’acquisto da parte di un’altra più grande o comunque più vogliosa di crescere (buy and build);
  • favorire il passaggio di mano di un’azienda, per esempio in caso di successione (buyout, family buyout quando un’azienda famigliare viene rilevata da un solo ramo o da un solo membro della famiglia, o management buyout quando sono i dirigenti dell’azienda a rilevarla dalla vecchia proprietà).

Per almeno 15 anni il mestiere principale degli operatori di Private Equity in Italia è stato quello di favorire i passaggi di mano. Ma da qualche anno il numero di interventi per aiutare la crescita delle imprese si è moltiplicato. C’è poi la possibilità di accedere a fondi pubblici agevolati per l’imprenditoria, a cominciare da quelli regionali (che trovi sui siti delle singole regioni o su quelli specializzati nei finanziamenti alle PMI) fino a quelli europei.

Per saperne di più:

http://ec.europa.eu/small-business/finance/index_it.htm https://opencoesione.gov.it/it/

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