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Mini-bond, che cosa sono?

Mini-bond, che cosa sono?

I mini-bond sono delle piccole obbligazioni, ovvero dei titoli di debito. Sottoscrivendo mini-bond l’investitore non diventerà socio della PMI o della startup innovativa, ma sarà un “prestatore”, ovvero finanziatore di un capitale che otterrà in restituzione, oltre all’interesse maturato

I mini-bond, come suggerisce lo stesso nome di questo strumento finanziario, sono delle piccole obbligazioni, intendendo per tali dei titoli di debito che sono emessi e promossi da PMI nella forma di società per azioni, e destinate alla quotazione su Borsa Italiana nel segmento ExtraMOT Pro 3, dedicato all’emissione delle obbligazioni o dei titoli di debito da parte di quelle società che non sono quotate sui mercati regolamentati, con valore di emissione inferiore a 50 milioni di euro.

Divenendo creditore con un mini-bond, l’investitore entra in possesso di una vera e propria obbligazione, come quelle che potrebbero essere acquistate sul mercato primario o secondario da parte di una blue chip. Pertanto, l’investitore avrà il diritto di ottenere la restituzione del capitale, oltre a un interesse, la cui entità, i tempi e i modi di corresponsione possono variare a seconda della specifica proposta dell’emittente.

Contrariamente a quanto avviene in una campagna di equity crowdfunding in cui l’investitore acquista quote societarie, sottoscrivendo mini-bond l’investitore non diventerà socio della PMI o della startup innovativa, ma sarà un “prestatore”, ovvero finanziatore di un capitale che otterrà in restituzione, oltre all’interesse maturato

A scanso di equivoci, contrariamente a quanto avviene in una campagna di equity crowdfunding in cui l’investitore acquista quote societarie, sottoscrivendo mini-bond l’investitore non diventerà socio della PMI o della startup innovativa, ma sarà un “prestatore”, ovvero un finanziatore di un capitale che otterrà in restituzione, oltre all’interesse maturato.

Le regole dei mini-bond

Ricordiamo che la sottoscrizione dei mini-bond è sottoposta ad alcune regole piuttosto stringenti, tanto che a partecipare a queste opportunità è un più ristretto gruppo di investitori, quale quello appartenente a una delle seguenti categorie:

  • investitori che hanno un portafoglio in titoli o in denaro superiore a 250.000 euro;
  • investitori professionali che hanno fatto richiesta di tale status poiché, a loro volta, rispettano almeno due delle seguenti tre caratteristiche: a) compimento di operazioni di dimensioni significative sul mercato finanziario con una frequenza media di 10 operazioni al trimestre nei quattro trimestri precedenti; b) valore del portafoglio di strumenti finanziari del cliente, includendo anche i depositi in contante, superiore a 500.000 euro; c) lavoro presente o passato nel settore finanziario per almeno un anno in una posizione professionale che presupponga la conoscenza delle operazioni o dei servizi qui previsti;
  • investitori professionali che sono qualificati in questo modo poiché rientranti tra quelli di diritto di cui all’art. 6 comma 2-quinquies TUF. Si tratta, in brevità, di tutti quei soggetti che sono autorizzati o regolamentati per operare sui mercati finanziari, come banche, imprese di investimento, assicurazioni, fondi pensione e agenti di cambio;
  • fondazioni bancarie, incubatori di startup innovative o investitori a supporto delle PMI;
  • investitori che si impegnano a investire almeno 100.000 euro nell’offerta, dichiarando altresì di essere consapevoli dei rischi connessi all’investimento previsto;
  • investitori che effettuano l’investimento nell’ambito del servizio di gestione di portafoglio di consulenza su investimenti.

Contrariamente agli investimenti in equity crowdfunding che prevedono l’acquisizione di quote di partecipazione nella società offerente, è bene ricordare che gli investimenti nei mini-bond non sono agevolati fiscalmente.

Tratto da: Equity Crowdfunding, manuale pratico per l’investitore consapevole, di Salvatore Viola.

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