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Fallimento o successo delle startup, cosa accade dopo la campagna di raccolta?

Fallimento o successo delle startup, cosa accade dopo la campagna di raccolta?

Qual è il tasso di successo delle startup una volta chiusa positivamente la campagna di equity crowdfunding?

Qual è il tasso di successo delle startup una volta chiusa positivamente la campagna di equity crowdfunding? Secondo le principali statistiche, indipendentemente dal Paese o dal settore, la maggioranza delle startup sono destinate a fallire. Un’indagine di CB Insights relativa al 2020 parla di un tasso di fallimento per le aziende innovative compreso tra il 75 e il 90%. La ricerca di Failory che abbiamo già citato in un altro articolo dedicato proprio alle ragioni del fallimento delle startup conferma che il 90% delle imprese innovative non ce la fanno: una su dieci. Ma quali sono i dati italiani sul fallimento o successo delle startup che abbiamo a disposizione e perché le cose vanno in questo modo?

Dopo la campagna c’è un’altra campagna (se tutto va bene)

Secondo l’ultimo report sul crowdinvesting del Politecnico di Milano, nei 12 mesi precedenti all’analisi (da giugno 2021 a giugno 2022) molte startup e PMI sono tornate a chiedere capitali sulle piattaforme di equity crowdfunding. Cosa più che normale: c’è bisogno di investimenti per crescere e spesso non c’è investitore migliore di chi ha già creduto in un progetto. Alcune startup scelgono di affidarsi allo stesso operatore con cui hanno affrontato la prima campagna, altre cambiano portale.

Il destino di moltissime startup quindi, dopo una prima raccolta positiva, è quello di usare lo strumento dell’equity crowdfunding per finanziarsi ancora. Secondo il portale BackToWork meno della metà delle aziende innovative ha accesso al secondo round di finanziamenti e ogni passo successivo vede diminuire sempre più le aziende che ottengono finanziamenti ulteriori. Solo il 15% raggiunge il quarto round e appena l’1% diventa una unicorn, con quotazione pari a 1 miliardo di dollari.

Affrontare una nuova campagna di equity crowdfunding significa che la valutazione della società è cresciuta, e non di poco: deve moltiplicarsi perché tutto vada nel verso giusto. Altrimenti non sarebbe possibile ottenere altri fondi in cambio di quote.

Affrontare una nuova campagna di equity crowdfunding significa necessariamente che la valutazione della società è cresciuta

Dopo la campagna di equity crowdfunding

Tornando al report del Politecnico, tra le 930 emittenti oggetto dello studio, ci sono state delle scale-up che hanno raggiunto il goal della quotazione in borsa, parte dei progetti immobiliari sono arrivati a conclusione con liquidazione ai soci, mentre una quota di startup e PMI è stata messa in liquidazione. È inevitabile.

Se escludiamo le 42 imprese che erano in fase di raccolta per la prima volta al momento della chiusura del report (30/06/2022), delle 202 startup e PMI che hanno fallito la prima campagna 4 ci hanno riprovato, raggiungendo questa volta l’obiettivo con un diverso portale. 1 ha tentato ancora fallendo di nuovo, 43 sono state liquidate.

Invece, fra le 686 che hanno avuto successo al primo colpo, 82 hanno chiuso bene un’altra campagna, 5 erano in fase di raccolta al 30 giugno (3 con una seconda campagna, 2 con una terza), 23 sono state messe in liquidazione o sono fallite, 5 non sono riuscite a chiudere con successo la seconda campagna. Le restanti invece hanno realizzato l’exit o un aumento di capitale fuori dal crowdfunding. In particolare, 8 si sono quotate, 22 erano progetti immobiliari con restituzione di capitale e plusvalenza agli investitori, 14 sono state acquisite, 46 hanno optato per aumenti di capitale riservati. 

C’è correlazione tra successo delle startup e crowdfunding? 

Se andiamo a guardare la percentuale di aziende liquidate tra quelle che non hanno chiuso con successo la raccolta siamo al 21,3%, mentre tra quelle che hanno chiuso almeno una campagna raggiungendo gli obiettivi la percentuale di liquidazione scende al 3,3%. 

Questo potrebbe far pensare che esista una correlazione positiva tra il successo nella raccolta e la possibilità che l’impresa continui attivamente a crescere e che, dall’altra parte, ci sia un legame anche tra l’insuccesso e la liquidazione. Secondo il team di ricercatori del PoliMi, però, è più probabile che le aziende, anche quelle non efficienti, se riescono a raccogliere capitale dalla crowd, abbiano semplicemente “la benzina” per andare avanti più a lungo di quelle che non hanno raccolto fondi.

Conclusione? Non sembra possibile stabilire una correlazione tra successo delle startup e crowdfunding, anche se una raccolta chiusa positivamente è senza dubbio un ottimo segnale. Oltre a fornire i soldi necessari per crescere, la campagna di successo contribuisce a creare una relazione di fiducia con gli stakeholder e aiuta a farsi strada sul mercato e a costruire partnership profittevoli. Una startup che conquista investitori, spesso conquista anche clienti in fase di raccolta. Cliente e investitore possono perfino essere lo stesso soggetto.

Una startup che conquista investitori, spesso conquista anche clienti in fase di raccolta

Alcune startup rimangono al palo

A raccontarci qualcosa di più su fallimento e successo delle startup sono i dati presenti sui bilanci depositati presso le Camere di Commercio. Purtroppo al momento della chiusura del report mancavano ancora molti bilanci del 2021, quindi per forza di cose i ricercatori hanno dovuto accontentarsi dei dati del 2020. Per quanto riguarda i risultati operativi, il team del PoliMI ha analizzato le variazioni relative a:

  • margine operativo lordo (EBITDA)
  • utile netto

I dati per l’anno successivo a quello della campagna sono disponibili per 289 emittenti che hanno raccolto capitale sui portali autorizzati italiani dal 2014 al 2019. Sembra confermarsi una netta distinzione tra aziende che l’anno successivo alla campagna segnano ancora ricavi nulli e invece aziende che dimostrano volumi di fatturato crescenti. Se consultiamo i dati sul margine operativo lordo (EBITDA) si nota che le emittenti con marginalità positiva prima della campagna mantengono le metriche, mentre quelle con marginalità negativa tendono a peggiorare il saldo fra ricavi e costi, forse a causa della spesa in investimenti necessari per crescere.

Infine, guardando ai bilanci, il numero di aziende con margini di profitto sopra i 10.000 euro aumenta leggermente fra anno prima della campagna e anno dopo, mentre cala in modo netto il numero di quelle con profitti positivi ma inferiori a 10.000 euro, forse proprio a causa degli investimenti significativi realizzati con il capitale raccolto.

Attenzione: solo il 20% delle emittenti oggetto di analisi dal PoliMI ha chiuso il bilancio con un utile nell’esercizio successivo alla prima campagna di equity crowdfunding… Stiamo parlando di startup innovative per cui è più che normale e anche altamente probabile che ci vogliano alcuni anni per arrivare al break-even point.

Altra osservazione che potrebbe sembrare scontata ma non lo è: la campagna di crowdfunding non fa miracoli… Se il progetto non è solido, se manca un team valido o il business plan ha delle pecche importanti, un po’ di fondi difficilmente potranno risolvere problemi che sono strutturali. 

Perché le cose non vanno come dovrebbero

Fermo restando che è davvero difficile far crescere con successo una startup, anche dopo aver raccolto i fondi necessari a una prima fase di sviluppo, vediamo quali sono alcuni tra i motivi più frequenti di insuccesso dopo la campagna.

  • Composizione oppure organizzazione del team. Un team che non riesce ad andare d’accordo, sbilanciato solo su alcune competenze oppure ancora un gruppo di founder molto bravi che però non hanno tempo da dedicare all’azienda è spesso tra le cause principali del mancato successo delle startup.
  • Problemi legati al business model. Molte startup arrivano a presentarsi alla piattaforma senza aver definito bene il business model. Se in alcuni casi ciò è comprensibile, perché il mercato è di quelli altamente innovativi e mancano esempi a cui ispirarsi, in tante altre occasioni un business model troppo vago si traduce in un buco nell’acqua… Questo perché raccolti i fondi col crowdfunding e sviluppati alcuni aspetti dell’azienda non si sa in quale direzione andare. La fase di incubazione delle startup early stage, da questo punto di vista, è molto importante, perché è quello il momento in cui definire adeguatamente il business model.
  • Prodotto o servizio di scarsa qualità oppure troppo lontano dall’essere realizzabile. Capita più spesso nel caso di progetti che si rivolgono al reward crowdfunding, ma non è raro che una startup raccolga fondi (anche con la formula equity) quando ancora il suo prodotto è lontano dall’essere realizzato. Ci sono startup che si accorgono solo durante il crowdfunding che non riusciranno mai a produrre quello che hanno promesso… Oppure alcuni team presentano benissimo un prodotto (o un servizio) che poi di fatto si rivela essere di scarsa qualità.
  • Concorrenza troppo agguerrita. Un mercato privo di concorrenza è il sogno di tutti gli startupper. Ma nella maggioranza dei casi, soprattutto oggi, anche le aziende innovative hanno dei concorrenti. Se chi vende un servizio o un prodotto simile ha una “potenza di fuoco” maggiore la startup può ritrovarsi schiacciata dalla concorrenza. Questo accade, ad esempio, quando qualche grossa multinazionale decide di “mettersi di traverso” con una proposta molto simile. 
  • Scarso o scorretto investimento nel marketing. Trascurare il marketing è sempre un grave errore, perché raramente i clienti verranno a bussare spontaneamente alla nostra porta se non sanno neppure che esistiamo. Il marketing è essenziale allo sviluppo di qualsiasi progetto di business, in ogni sua fase. Anche la stessa campagna di crowdfunding ha bisogno del sostegno di professionisti competenti nel marketing per chiudersi con successo. 
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